mercoledì 26 agosto 2026

Appartenenza, Solidarietà, Comunità.

Un titolo così già dovrebbe dare, da solo, quelle linee guida sulla direzione che questo articolo seguirà. Nel Regno Unito l’appartenenza al proprio club ed ai suoi colori sociali è praticamente tutto. Ma, forse, dire “tutto” potrebbe risultare, perfino, riduttivo. Io preferisco, se ai nostri lettori va bene, avvicendare il termine “appartenenza” con “essenza”. Abbiam tirato fuori addirittura una rima baciata, giusto per avere una piacevole “musicalità grammaticale”. Viviamo un calcio moderno dove, ormai da tempo, le grandi società tendono sempre più a prendere le distanze dalle comunità locali. Troppo interessate al profitto od al risultato in tempi brevi. I tifosi fedelissimi che sempre ci sono stati, soprattutto nei momenti più burrascosi, diventano sempre di più la marginalità venendo, spesso, sostituiti da tifosi-clienti da ogni angolo del globo. Ok, lo so cosa state pensando: “che cosa hanno a che fare il senso di appartenenza con il senso di abbandono?”…semplicemente che il tifoso che viene messo in disparte tende a riorganizzarsi e a creare il suo senso di appartenenza od una comunità ex novo, nel nostro caso, calcistica. Sono ormai diverse oggi le realtà, nelle categorie inferiori della piramide calcistica inglese, che vivono il club come un vero e proprio Community Football Club. Con il seguente articolo andremo a parlare di una giovane realtà londinese che esiste dal 2018 creata dai tifosi, per i tifosi: il Clapton Community Football Club. Il Clapton CFC nacque, come già detto, nel 2018 per il volere di un gruppo di tifosi (Ultras Clapton) del più antico Clapton FC (1877). I motivi della scissione e della creazione di una nuova realtà erano dovuti al malcontento venutosi a creare per via della mala gestione, da parte della presidenza dell'epoca, accusata di decisioni verticistiche, di marginalizzazione dei soci ma, soprattutto, dell’aumento dei prezzi dei biglietti. Questa scissione ha portato, nel giro di qualche anno, ad una situazione in cui il Clapton CFC è arrivato ad avere più sostenitori al seguito rispetto alla “rimanenza” del Clapton FC. Ebbene, come visto, il senso di appartenenza, talvolta, porta a gesti estremi che conducono, ogni tanto, anche a qualcosa di magico, di puro, di reale ed oserei aggiungere di geniale. Si, geniale, perché se è vero che il calcio appartiene ai tifosi, è giusto che siano loro l’epicentro di tutto questo spettacolo che, ricordiamolo, affonda le sue radici nel proletariato e, da sempre, viene etichettato come lo sport del popolo. Quindi come vi può essere un magnate visionario che porta aumento di capitali in un club, vi può essere genitalità nel riportare il calcio alle sue origini primordiali. Analizzando il caso del Clapton CFC si nota come molti suoi sostenitori siano, sicuramente, “local” perlopiù residenti nel quartiere Forest Gate e Newham nell’est di Londra ma, al tempo stesso, vi è un massiccio seguito anche da parte di tanti tifosi di club più famosi e blasonati disillusi, ormai, da un calcio moderno sempre più distante dalle dinamiche legate ai tifosi viscerali, storici e alle comunità annesse ai club. Questo giovane club ha radici ben radicate in una visione sociale totalmente inclusiva ed aperta a tutti. I tifosi sono, come già anticipato, a tutti gli effetti la forza propulsiva e finanziaria del club stesso visto che si basa, il tutto, sull’azionariato popolare. Oltre ai risultati sul campo (il club milita nella Essex Senior Football League, livello nove della piramide calcistica inglese) il club è totalmente impegnato h24 e sette giorni su sette nel sociale e per la collettività. L’inclusività è il pilastro morale sul quale, tutta la struttura societaria, si regge. Spesso vengono organizzati banchetti, feste e raccolte fondi (anche durante le partite sugli spalti) per aiutare le realtà più fragili ed emarginate, sia che si tratti di emarginazione razziale o che si tratti di emarginazione a sfondo sessista, nessuno resta indietro in questa comunità calcistica. La concezione democratica del club prevede che ad ogni socio sia concessa l’opportunità di esprimere la propria opinione. Un socio può votare sulle questioni discusse durante le assemblee generali oppure su singoli argomenti. Per esempiopotremmo parlare di spese ingenti non previste nel bilancioannuale od anche la semplice scelta della nuova divisa da gara. La sua struttura, cosiddetta, piatta fa si che non esista alcunagerarchia. Ogni socio può entrare a far parte dei vari comitati responsabili delle proprie decisioni gestendoautonomamente il proprio budget appartenente al singolo comitato. In merito a questi “comitati gestionali” vi è quello Organizzativo Generale dove vi orbitano, attorno, tutti gli altri vari comitati come, ad esempio, quello incaricato del Matchday, quello per le Giovanili, quello per il Women Team, quello per il Men Team, quelli dedicati a Marketing, Finanze e Merchandising, quello per il Welfare fino ad arrivare al Comitato per l’Uguaglianza, Diversità ed Inclusione (Equality, Diversity & Inclusion Committee). Quest’ultimo si impegna nel suo obiettivo di dare vita ad un ambiente accogliente per tutti dove vigono l'uguaglianza e l'inclusione. Ovviamente, la tematica dell'integrazione di questi principi, deve essere responsabilità di tutti i comitati, i volontari e i soci del club. A supervisionare che ciò avvenga vi è, appunto, il Comitato Organizzativo Generale. E dello stadio? Ne vogliamo parlare? Come ben sappiamo gli stadi (anche un umile impianto sportivo) sono l’emblema, in senso strutturale della parola, di quello che possiamo considerare“Casa”. Il Clapton CFC gioca le sue gare interne presso l’Old Spotted Dog Ground. Questo impianto vanta una “medaglia sportiva” tutta sua. Questa struttura rimane, ad oggi, il più antico stadio di calcio “senior” di Londra. È stato, dal 1888, la casa del più antico Clapton FC ma all’inizio della stagione 2019-20, a causa dell’impossibilità da parte del club di pagare l’affitto di locazione, la società fu costretta, dopo 140 anni, ad abbandonare la struttura come proprio “home ground”. Tempestivamente il giovane Community Club di Clapton (Clapton CFC) si precipitò per avere il nuovo contratto di locazione del terreno e venne, così, consentito al nuovo club gestito dai tifosi di giocarci. Il 24 luglio 2020 avverrà, poi, la vera impresa. Il Clapton CFC divenne il nuovo proprietario, a tutti gli effetti, dell’impianto e, ad oggi, l’Old Spotted Dog Ground ha un Trust dedicato per la salvaguardia della storia, la tutela e la messa sempre in sicurezza dell’impianto. In conclusione cos’altro aggiungere? Non entro nel merito dei risultati sportivi visto che, comunque, parliamo di un giovane community club che milita nell’umilissima Essex Senior FootballLeague, la nona fascia della piramide della Football Association. Ma la storia di oggi non mirava affatto a raccontare grandi gesta sportive, gloriosi trofei alzati, rocambolesche finali giocate. Nulla di tutto ciò. C’è qualcosa, di tanto in tanto, di più importante di queste cose appena citate. Il senso di appartenenza, la voglia di ribellione verso un sistema calcio lontano, ormai, sempre più anni luce dai tifosi, la volontà di mettere anima e corpo in un qualcosa che faccia bene per la propria, anche se piccola, comunità locale, una disciplinata volontà nel prendere posizioni nette riguardo alcune tematiche sociali molto attuali nella nostra quotidianità quali, per esempio, inclusività, antirazzismo e democrazia. Sicuramente, a volte, il fatto di creare un club del tutto nuovo in segno “di protesta” verso quello che si è sempre tifato fin da bambini può far storcere il naso a qualcuno. Sul cosiddetto Re-funding, anche io, ancora tendo ad avere qualche dubbio in quanto (questa è solo la MIA opinione) l’amore e la passione per determinati colori sociali ti accompagnano fin dalla nascita nonostante le varie sfaccettature che possono esservi nella storia di un club. La mia rimarrà più una visione di rivoluzione di coscienza all’interno dello stesso tessuto di una società, anche ultracentenaria, dove la centralità sia tutta orientata verso i tifosi mediante magari, per esempio, i cosiddetti Trust e dove il tifoso stesso possa diventare, a tutti gli effetti, un socio prendendo parte alle decisioni anche di carattere strategico. Forse è un sogno fin troppo romantico, nonostante in alcuni paesi (Germania) sia già in atto, ma senza ombra di dubbio trovo rispettabile anche la propensione a creare un qualcosa di nuovo originato dai tifosi per i tifosi cercando di mandare un messaggio importante non solo di “contro” (calcio moderno) ma anche e soprattutto “per” (le comunità, i tifosi disillusi, gli ultimi ed i più fragili).

 Appartenenza, Solidarietà, Comunità. 
DAMIANO