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domenica 11 febbraio 2024

Music, Subculture & of course Football

Articolo di Damiano F. 


Connubio è quella parola che, spesso, viene usata per star a significare un'unione di più cose tutte insieme. Cose che, unite tra di loro, possono dar vita ad un qualcosa di unico, raro, particolare, indimenticabile e per, alcuni, identificativo.

L'Inghilterra, da sempre, è una nazione in continua evoluzione ed in continuo cambio di vesti. Storicamente parlando è stato, probabilmente, uno degli epicentri per lo sviluppo di determinate tendenze, culture sociali ed identitarie. Erroneamente, talvolta, pensando all'Inghilterra si pensa che sia stata sempre e solo Londra la portavoce di vari sviluppi in ambito socio-culturale.

Eppure le cose non stanno proprio così.

Andiamo con ordine, di cosa si parlerà in questo mio scritto? Il Regno Unito non è sempre stato, solamente, un faro che ha illuminato la sola strada legata al calcio, con le sue tradizioni, le sue storie, i suoi anedotti ricolmi di un fascino senza tempo. Nella terra d'Albione, tra gli anni 50 fino ai primi 2000, vi è stata una vera e propria rivoluzione (parola presa in prestito) di strada e giovanile che ha dato il là a nuove tendenze sia musicali che attitudinali.

La storia che verrà raccontata questa volta dista, circa, 150 km da Londra. Ci troviamo nelle West Midlands (nord-ovest rispetto la capitale inglese) più precisamente nella città di Coventry. Una città del nord dal tipico clima oceanico con estati fresche ed inverni, più o meno, tiepidi. 

Coventry è, rispetto alle vicine Birmingham e Leicester, una città di gran lunga più antica ed è stata, per tanto tempo, uno degli epicentri per la lavorazione di tessuti divenendo, nel periodo medievale, una delle più importanti città a livello economico. Durante la seconda guerra mondiale insieme a Londra ed Hull fu una delle città più duramente colpite dagli attacchi portati avanti dalla Germania nazista. 

Nel secondo dopoguerra molte furono le difficoltà ed altrettanti gli strascichi lasciati dal conflitto. La ripresa economica locale non fu per nulla semplice ma, con il tempo, la città riuscirà, pian piano, a risollevarsi grazie anche al boom delle aziende automobilistiche che aprirono, da quelle parti, negli anni 70.

Alla fine degli anni 50 vi fu un grande esodo, dalle ex colonie britanniche, in particolare dalla Giamaica, di diversi migranti di colore i quali cercavano miglior fortuna nella "terra promessa" chiamata Inghilterra. Insieme a Londra, la città di Coventry, fu una di quelle che più di tutte subì questa "invasione". Ma con il senno di poi, questa "invasione", porterà tanta ma tanta notorietà alla città delle Midlands ed una forte ventata di novità soprattutto tra la gioventù cresciuta tra gli anni 60, 70 ed 80.

Quelli erano anni di forte rabbia sociale e di forte contrasti tra quella generazione appena uscita dalla seconda guerra mondiale e quella nata subito dopo. I giovani dell'epoca erano rabbiosi, rancorosi e non vedevano di buon occhio l'avvenire. I ragazzi della cosiddetta working class britannica erano alla ricerca continua di nuove sfide, tendenze e stili. C'era quella voglia matta di cambiare tutto. 

Eppure quella novità arrivò proprio dall'immigrazione. Non a caso con i flussi migratori, dalla Giamaica, venne importato uno stile musicale che per i ragazzi bianchi della classe operaia inglese fu una vera e proprio ventata d'aria fresca. Reggae, Rocksteady e, soprattutto, lo Ska furono delle vibrazioni totalmente nuove a livello musicale che crearono una miscelazione tra i giovanotti bianchi e neri di quei tempi. Ma non fu solo la musica a fare da padrone. Infatti i giovani inglesi rimasero molto affascinati dal dress-code di molti coetanei dalla pelle scura. Fu grazie a loro che, in Inghilterra, fecero il loro esordio i cosiddetti "rudeboys". Questi erano dei ragazzi di colore con una stile molto "dandy" (per così dire) e molto curato. Giacca, cravatta, scarpa lucida, bretelle, pantalone stretto. Tutto ciò venne assimilato dai kids britannici i quali, soprattutto, la sera dopo le fatiche del lavoro giornaliero andavano al club a ballare a ritmi musicali sopracitati qualche rigo sopra. 

Un aspetto "smart" ma con un attitudine molto "riottosa". Si perchè sia il classico rudeboy giamaicano che il rudeboy versione british avevano in comune anche il fatto di far bisboccia, casino e perchè no...menare un pò le mani. Dopotutto si trattava di due stili provenienti dalle difficoltà della strada. Una strada che congiungeva Kingston e Londra...anzi Coventry.

Coventry, come spiegato poc'anzi, fu un vero e proprio fulcro di questa miscelazione. Nulla aveva da invidiare a Londra in tal senso. Le prime sottoculture nacquero, infatti, nelle Midlands oltre che, ovviamente, nella capitale. I Rudeboys giamaicani in "salsa britannica" furono, forse, gli Skinheads della prima ondata nata a fine anni 60. I cosiddetti "originals".  Anche i Mods, nati anni prima degli Skin, senza dubbio hanno subito una forte influenza, soprattutto, a carattere musicale.

La città di Coventry negli anni 70/80 divenne la città il simbolo con cui combattere la piaga del razzismo che, comunque sia, in quegli anni attanagliava tutto il Regno Unito. Spesso, ai concerti Ska o Reggae, personalità vicine a movimenti notoriamente ed estremamente destrorsi, i quali avevano avuto l'astuzia di "accalappiare" molti giovani sbandati vicini al mondo sottoculturale, tendevano a rovinare i concerti o a fare volantinaggi di dubbio gusto circa l'apertura mentale verso nuove realtà entiche. Ciò comportava, talvolta, violente risse tra giovani di vedute differenti.

Non sempre ciò accadeva ai concerti Reggae o Ska, forse più nella scena, che sorse verso la fine degli anni 70, chiamata Oi!...una scena nata, a sua volta, da una costola del già noto, in quegli anni, Punk. Questa dilagante piaga fu utile, molto spesso, alla stampa per dare vita ad articoli, il più delle volte, fantasiosi dove si tendeva ad etichettare i giovani legati ad una sottocultura, piuttosto che un'altra. "Violenti e razzisti senza cervello" questi i termini. Il "folk devil" per eccellenza, per gli "addetti stampa" erano un pò tutti: Skinheads, Mods, Rockers, Punk. Tutti colpevoli insomma, intercambiabili in base all' articolo da "sfornare".

Per combattere questi stereotipi, a Coventry, iniziò una vera e propria battaglia sociale e, molto spesso, le frecce da usare per questo arco erano date proprio dalla musica. Musica popolare, meticcia, urbana, sintomo di angoscia e sofferenza, ma anche di un desiderio collettivo di gioia, rivalsa e rabbia gridata a gran voce. Una musica che desse voce a tutti, agli ultimi reietti della società giovanile britannica post-coloniale e multiculturale.

Band arcinote come The Specials, Madness, The Selecters, Bad Manners, The Beat furono i portabandiera i questa svolta suonata al ritmo dello Ska "Black-British Version". Questi gruppi sopracitati erano le "top band" del genere musicale nato a fine anni 70, a Coventry, famoso come 2Tone Ska. 

Ad onor di cronaca va detto che solo i The Specials, veri pionieri del movimento, erano proprio di Coventry. Questa musicalità prevedeva una miscelazione tra il classico Ska alimentato con un poco di New Wave, Pop e Punk. Da lì a poco nascerà anche la label chiamata 2Tone Records ideata da Jerry Dammers già membro dei The Specials.

L'obiettivo era semplice: abbattere tensioni sociali e divisioni razziali nell'Inghilterra neo-liberista dell'era Margharet Thatcher. Molti giovani erano attratti da questa scena che andava mano a mano crescendo. Una scena sottoculturale che accomunava tutti: mods, rudeboys, skinheads, bianchi, neri...tutti insieme appassionatamente!

Ma in tutto ciò...il calcio? Il club noto della città di Coventry è il Coventry City. Un club che non ha mai avuto i grandi riflettori puntati. Nel suo palmarés può vantare, solamente, una Coppa d'Inghilterra ma ha, da sempre, un grande seguito soprattutto nella regione delle West Midlands. Le sue storiche arcirivali sono, da sempre, Aston Villa e Leicester City. Rivalità dovute alla "supremazia territoriale" vista la stessa locazione geografica.




Il club ha sempre fatto grandi campagne contro ogni forma di razzismo soprattutto negli ultimi anni e, proprio recentemente, ha creato un CONNUBIO (ecco che torna la prima parola dell'articolo) che unisce calcio, sottocultura e musica per una nobile battaglia qual'è quella contro il razzismo. Nel 2019, a quarant'anni dalla nascita della 2Tone, il Coventry City creò una bellissima collaborazione con la label in onore di essa. La terza maglia, infatti, venne fatta completamente a scacchi bianconeri. La stessa armocromia che rappresenta da più di quarant'anni il genere Ska. Bianchi e neri insieme (le band più influenti della scena erano formate da membri inglesi e giamaicani). Ma non è tutto, su queste maglie da gara andate completamente a ruba, vi era rappresentato, ovviamente, anche il mitico Walt Jabsco, rudeboy in abito nero, camicia bianca, cravatta nera, cappello stile "pork pie", calzini bianchi e mocassini neri simbolo di questo movimento/label.





Il 18 dicembre 2022 è venuto a mancare la voce ed il leader dei The Specials, Terry Hall. Un vero e proprio figlio di Coventry, nato e cresciuto in quelle strade. Un'icona musicale ed un perno fondamentale, anche, nell'ambito sottoculturale. Il Coventry City, già prima della sua dipartita, era solito mettere in filodiffusione, prima d'ogni match casalingo al City of Coventry Stadium, musica Ska della 2tone. ma dalla morte di Terry Hall è diventata un consuetudine imprescindibile.

In un'intervista del 2019 Terry disse testualmente: "Quando siamo nati con gli Specials abbiamo compreso e giudicato la nostra condizione sociale. Eravamo giovani ragazzi, senza lavoro, senza futuro, zero, un bel niente! Decidemmo di fare qualcosa e di condividere con gli altri le nostre difficoltà. I problemi della società non se ne sono andati. Hanno solo cambiato forma e colore". 




Questa è stata, probabilmente, la missione della 2Tone e della sua "prima linea musicale". Una luce nel buio in una situazione sociale, quella dell'Inghilterra thatcheriana, molto difficile soprattutto per i giovani troppo spesso usati come capro espiatorio di turbolenti situazioni nelle strade, sugli spalti e/o nelle fabbriche. Tensioni sociali e razziali che tendevano, perlopiù, a creare spaccature non da poco.

Questo raccontato non è stato l'unico esempio di una miscela che è stata in grado amalgamare calcio, musica e sottocultura. Doveroso fare altri esempi quali il connubio tra Manchester City e lo storico club musicale mancuniano noto con il nome di The Hacienda, anche le continue sponsorizzazioni tra il Manchester United e la famosa band, sempre di Manchester, degli Stone Roses. Anche nelle realtà meno note vi è l'esempio della giovanile squadra del Seven Sisters FC di Neath sponsorizzata dalla band degli Sleaford Mods.

Diciamo che di esempi ve ne sono ma, quello di Coventry, è forse quello con un chiaro richiamo, oserei dire, politico-sociale non da poco. Una chiara presa di coscienza della propria unicità in ambito territoriale e del tessuto sociale della città stessa. Città da sempre aperta al multiculturalismo che ha dato modo di salire alla ribalta soprattutto in ambito musicale e CULTURALE. 

Voglio scriverla in grande questa parola perchè a Coventry, ormai, si tratta proprio di cultura e non più di una mera subcultura di strada. Chissà se anche il suo ultracentenario club calcistico locale riuscirà mai a raggiungere risultati importanti e ad arricchire un giorno (chissà) il suo palmarés, ad oggi, alimentato solo da quell'unica FA Cup vinta negli 80's. Anni, come spiegato, di grande rivolta nelle strade, una rivolta cantata e ballata a più riprese sotto i palchi ai concerti Ska della 2Tone.

Vediamo quale destino per gli Sky Blues del Convetry City... nel frattempo mettiamo su un bel disco dei The Specials, chiudiamo gli occhi ed immaginiamo di essere nel moderno City of Coventry Stadium. Vicino a noi qualche amico, due passetti a ritmo Ska per smorzare la tensione prima del match e poi in alto le pinte se sul maxischermo dello stadio dovesse apparire il volto di Terry Hall. 

Un brindisi gli è più che dovuto.

"Too much...too young!"





Damiano F.

mercoledì 24 dicembre 2014

MERRY CHRISTMAS, HAPPY BOXING DAY AND HAPPY NEW YEAR!!

Come ogni anno lo staff di Rule Britannia ed il sottoscritto augurano un buon Natale ed un felice 2015 a tutti gli amici del forum e del blog ed in generale a tutti gli appassionati del british football!
Speriamo che per ognuno di voi il Natale possa essere un giorno di festa ed un giorno sereno da condividere con amici e famigliari, nonostante le difficoltà della vita quotidiana.
Vi auguriamo un 2015 denso di soddisfazioni, un 2015 che speriamo vorrete continuare a condividere in parte anche con noi sulle pagine del nostro forum!

Ah... e non dimentichiamoci del Boxing Day, una meravigliosa ed imperdibile tradizione tutta britannica all'insegna delle feste, della famiglia, dell'amicizia, ma anche del nostro caro amato vecchio football!


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Merry Christmas and Happy New Year!

Conor

Lo Staff di RB

lunedì 22 aprile 2013

23rd April: Happy St. George's Day!!


23Aprile ... Data nella quale il l’Inghilterra celebra l’Orgoglio Nazionale.
Lo festeggiamo anche noi di Rule Britannia dato il legame viscerale con la terra d’Albione che va al di là della semplice passione sportiva…

In antichità questa festa al pari del Natale era celebrata con tutti i fasti dovuti … Dopo l’unità con la Scozia,questa tradizione scemò… Tuttavia questo legame senza tempo con San Giorgio continua ancor oggi e gradualmente sta tornando in auge.

Nel 2006 Andrew Rosindell,deputato conservatore di Romford, ha argomentato alla “Camera dei Comuni” la causa per rendere il St.George's Day un giorno festivo.
Nei primi mesi del 2009 il Major di Londra, Boris Johnson, ha guidato una campagna per promuovere la celebrazione del giorno di San Giorgio.
In effetti, l’usanza di porre una rosa rossa nel bavero piuttosto che esporre la “St.George Cross” dalla finestra è tornata attuale e più che mai sentita.


Foto



Altresì è consuetudine disporre nelle orazioni l'inno "Gerusalemme", cantato nelle cattedrali, chiese e cappelle in questo giorno.




Proprio dalle “Crociate” e nel sinodo di Oxford del 1222 è da ricercare la storia di questa tradizione.
Successivamente Edoardo IV instaurò l’Ordine della Cavalleria,utilizzando come “badge” S.Giorgio rappresentato a cavallo che uccide il Drago sullo sfondo della St.George’s Cross di sopra.

Addirittura Froissard (Storico francese) osservò che in occasione della “Guerra dei Cent’anni” i soldati Inglesi usavano lanciarsi in battaglia invocando il Santo, visualizzandone il Pennone al grido (Coniato tra l’altro da Shakespeare…).

"Follow your spirit, and upon this charge Cry 'God for Harry, England, and Saint George !'"

Allo stesso modo, mi piace pensare che oggi, idealmente commossi e rispettosi dell’usanza Inglese da me parzialmente descritta, tutti voi possiate invocare lo stesso grido di battaglia,brandendo le vostre pinte (o bicchiere di vino  ) e brindare con me :  

Happy St. George’s Day to you all !!!



Foto: Whether you will be at home, in the pub, at a party or an outdoor event... Let us know how you will be spending your St Georges Day ?......



Teogooner

domenica 24 febbraio 2013

Roy of The Rovers


Da ragazzino amavo il calcio e i fumetti; oggi la passione per il calcio, o meglio, per il british football, è diventato un vero e proprio amore, una passione fortissima, non potrei farne a meno, i fumetti, invece, purtroppo, li ho quasi definitivamente abbandonati anche se, nel caso in cui mi capitasse tra le mani un Tex ad esempio, sono certo che lo leggerei tutto d'un fiato...
E cosa dire allora, coniugando la mia passione per l'Inghilterra, se avessi tra le mani un giornaletto del mitico Andy Capp? Beh, ovviamente ho alcuni volumi delle storie del nostro amico Andy che ho letto e sfogliato più volte con tanta passione e divertimento...
Ma si parlava di british football e di fumetti... e allora cosa c'è di meglio del leggendario (almeno in UK) Roy of The Rovers?

Per chi ancora non conoscesse questo personaggio dei fumetti il consiglio è di comprare subito un paio di volumi a lui dedicati, magari "Roy of The Rovers 1970s" e "Roy of The Rovers 1980s", due raccolte, i classici "The Best Of" , anche se credo che sarebbe stata un'emozione diversa poter avere e leggere i giornaletti classici...

Già, perchè quando ero piccolo io qui da noi si leggevano Tex (bellissimo, niente da dire!), Topolino, Dylan Dog, Il Giornalino... tutti bellissimi fumetti che mi hanno accompagnato nella mia infanzia/adolescenza e per i quali nutro bellissimi ricordi, ma....
cosa sarebbe successo se fossi nato e cresciuto in Inghilterra?
Beh, ne sono assolutamente certo: il mio fumetto preferito sarebbe stato Roy of The Rovers, non ci sono dubbi...
Ma volete paragonare l'emozione nel leggere e vedere i disegni riguardanti il football con i fumetti precedentemente elencati?
Sarebbe stato fantastico, avrebbe contribuito ad accrescere la mia passione per il calcio e per i fumetti!

Immagino i ragazzini di oggi che imparano a conoscere il calcio grazie alla play station ed ai vari giochi elettronici ed immagino i ragazzini che negli anni 70-80-90 facevano la stessa cosa, ma leggendo i fumetti del grande Roy e giocando a subbuteo... altri tempi, direte voi...

Il mio rimpianto è quello di essere cresciuto in quegli anni, ma di non aver usufruito a pieno nè dei fumetti sul calcio, nè del subbuteo...

Vabbè, lasciamo per adesso stare il subbuteo, sarebbe un discorso lungo, ed io invece voglio parlare dei fumetti e di Roy in particolare.

Ok, ai miei tempi in TV (per chi ha più o meno la mia età era un culto.... ) all'interno della trasmissione per ragazzi "Bim Bum Bam" andava in onda l'indimenticabile Holly e Benji, un cartone che tutti conoscerete, che parlava di calcio...
Stupendo, quanti pomeriggi ad aspettare che arrivasse l'orario per vedere le gesta di Oliver Hutton, Benji Price, Tom Becker, Rob Denton, Mark Lenders.. i gemelli Derrick, Julian Ross, Diamond, Carter...

Fantastico veramente, ma, come dicevo prima, le mie passioni vere erano il calcio, ok e con Holly e Benji ci siamo, e i fumetti...

E per coniugare le due passioni cosa ci sarebbe stato di meglio di Roy of The Rovers?

Peccato averlo scoperto solo a trent'anni... ho letto i due volumi con passione e curiosità, ma non con la stessa passione e curiosità con le quali lo avrei letto da ragazzino...
quando la mia passione per i fumetti era cosi grande da spingermi a dilettarmi addirittura a disegnarne alcuni miei personali... chissà cosa avrei combinato se avessi potuto conoscere a quei tempi Roy!

Immagino la mia impazienza nell'attendere l'uscita del prossimo giornaletto subito dopo aver finito di leggerne uno, immagino la mia felicità nel leggerlo, ma soprattutto nel guardare le immagini di un football così diverso da quello nostrano, i disegni, le partite, le squadre, i tifosi...
che bello sarebbe stato...

Ma parliamo adesso di Roy, il vero protagonista di questo piccolo racconto...

Il fumetto infatti tratta della vita professionale, ma anche privata, del calciatore del Melchester Rovers, Roy Race (tutti i nomi di squadre e personaggi sono di fantasia).



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Il creatore del personaggio fu Frank S.Pepper, che aveva già ideato un personaggio simile, Danny of The Dazzlers, ma che scrisse solo 4 episodi su Roy a causa dei suoi impegni con un altro fumetto da lui creato, Captain Condor.

Il posto di Pepper venne preso da  Joe Colquhoun in arte "Stewart Colwyn", sostituito a sua volta, dopo circa 4 anni e mezzo da Derek Birnage, l'editore del magazine Tiger che aveva commissionato il fumetto.
Per promuovere il fumetto nel 1960 si pubblicizzò il fatto che le storie venissero scritte addirittura da Bobby Charlton, anche se in realtà l'autore restò Birnage il quale dichiarò successivamente che aveva comunque spesso consultato il calciatore per inventare le sue storie.
Ma lo scrittore più "duraturo" delle storie di Roy fu Tom Tully che scrisse gli episodi saltuariamente dal 1969 al 1974 e stabilmente dal 1974 al 1993 quando terminò la pubblicazione settimanale del fumetto.
In seguito e fino alla chiusura delle storie di Roy nel maggio 2001, nel periodo in cui nacque la nuova Premier League (1992) ed iniziò in un nuovo formato la storica trasmissione televisiva Match of The Day (nata nel 1964), lo scrittore divenne Ian Rimmer.

I disegnatori, dopo l'abbandono di Colquhoun, furono Paul Trevillion e  Yvonne Hutton che illustrarono le storie di Roy tra il 1967 e il 1974, prima che David Sque ne divenne l'illustratore dal 1975 al 1986.
Pur non definendosi un tifoso di calcio, Sque divenne l'illustratore del più famoso ed importante fumetto dedicato a questo sport.
Nel 1986 Sque venne sostituito da Mike White che rinnovò l'immagine di Roy dando al protagonista un aspetto più moderno e muscoloso.
Nel 1992 Barrie Mitchell prese il posto di White mantenendo però lo stesso stile del disegnatore precedente.
In seguito molti artisti si alternarono per illustrare il fumetto fino a quando, nel 1997, Mitchell tornò ad esserne l'unico autore fino al maggio 2001.

I registi Luke Dormehl e Tom Atkinson crearono un documentario nel 2008 intitolato "Roy" durante il quale raccolsero varie testimonianze da parte del team di Roy. Il documentario venne presentato nel 2009 al "The End of the Pier International Film Festival" dove vinse il premio per il miglior "Documentary Short".

La prima "striscia" del fumetto comparve l'11 settembre 1954 sulla prima pagina del magazine Tigers e proseguì ad essere pubblicato come rubrica settimanale.


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Dopo 22 anni il fumetto divenne tanto popolare da "meritarsi" una pubblicazione settimanale e il 25 settembre 1976 venne così lanciata la rivista "Roy of The Rovers".
Il fumetto continuò ad essere pubblicato per 851 numeri fino al 20 marzo 1993 e nel culmine del suo successo arrivò a vendere fino a 450.000 copie settimanali.
Vennero pubblicati anche dei numeri speciali e dei numeri estivi con delle raccolte contenenti dell ristampe.
Dal 1986, per un breve periodo, Roy venne pubblicato anche sul giornale "Today newspaper" nel quale le storie si concentravano più sul rapporto tra Roy e sua moglie Penny piuttosto che sul calcio giocato.


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Tra il 1988 e il 1993 vennero pubblicati dei "Best of" mensili contenenti le migliori vecchie storie dell'ormai famoso calciatore.
In seguito alla sospensione della pubblicazione settimanale del fumetto nel 1993, le uscite diventarono mensili con storie sempre più avvincenti per coinvolgere il pubblico adulto e giovanile.
Tra il gennaio 1994 e il gennaio 1995 le strisce mensile vennero pubblicate settimanalmente anche sulla rivista "Shoot" che verso la fine degli anni 80 aveva già pubblicato una parodia del fumetto intitolata Ray of The Rangers.

Nel 1997 il fumetto tornò ad essere pubblicato all'interno del magazine della BBC "Match of The Day" con uno spazio di due pagine. Le strisce proseguirono fino al maggio 2001 quando la pubblicazione della rivista venne interrotta e di conseguenza terminarono anche le avventure di Roy Race.

Ci sono state comunque in seguito delle ristampe e delle versione disponibili on line, nel sito web  http://www.royoftherovers.com/  sono archiviate le puntate comparse sulla rivista Match of the Day oltre a molti estratti dei vecchi episodi.
Nel 2007 la Setanta ha acquistato i diritti sul materiale relativo a Roy of the Rovers che si può trovare sul suo sito web.

Nel 2008 e nel 2009 sono state pubblicate delle edizioni speciali "Collectors Edition" che raccolgono le strisce suddivise tra quelle relative agli anni 70 e agli anni 80.



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Le storie di Roy narrano la vita professionale e privata del calciatore Roy Race che vive a Melchester (città inventata) e milita nella squadra di calcio locale.
Nel primo episodio, quello del 1954, Roy ed il suo amico Blackie Gray vengono ingaggiati dal Melchester Rovers dopo essere stati notati durante le partite di squadre giovanili.
Otto mesi dopo entrambi fanno il loro esordio in prima squadra contro l'Elbury Wanderers; la partita termina 3-3 e Roy segna una doppietta.
Ben presto Roy diventa la stella della squadra portandola alla conquista del Titolo Nazionale e nel corso degli anni alla conquista di molti altri trofei.
Nel 1975 Roy diventa allenatore/giocatore dei Rovers, carica che ha mantenuto per i successivi 20 anni; il corso della carriera di Roy è sicuramente poco realistica dato che si possono contare fino a ben 40 stagioni giocate dal protagonista nel corso delle quali ha conquistato 9 Titoli di Campione di Inghilterra,  8 FA CUP, 3 League Cup, 3 Coppe dei Campioni, 1 Coppe Uefa e 4 Coppe delle Coppe, oltre ad aver collezionato parecchie presenze nella Nazionale Inglese.



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Per quanto riguarda la vita privata Roy ha sposato alla fine della stagione 1975/76 la segretaria del Club, Penny Laine, dalla quale ha avuto tre figli, Roy Jr, Melinda e Diana.
Nel corso degli anni la vita di Roy diventa una vera e propria "telenovela" dato che negli anni 80 Penny lascia Roy il quale subisce un attentato quando viene colpito nel suo ufficio da un colpo di pistola facendolo rimanere in coma per diverse settimane.
L'attentatore è Elton Blake che, come Roy, era stato lanciato in una serie televisiva dedicata ai Rovers e che incolpò il calciatore del suo licenziamento.
Nel 1983 Roy lascia il Melchester per l'ambiziosa squadra londinese il Walford Rovers dopo delle divergenze con il Board, ma ben presto, entro la fine dello stesso anno, ci ripensa e torna a casa.
Nel 1986 otto membri dei Rovers vengono uccisi in un attentato avvenuto durante un tour della squadra in Medio Oriente, Roy se la cava con una ferita alla spalla.
Come ammesso dall'autore, probabilmente in questo caso si è esagerato andando a toccare dei tasti molto delicati.
L'episodio finale del 1993 si conclude tragicamente con lo schianto dell'elicottero con a bordo Roy facendo cosi terminare i 39 anni di pubblicazioni settimanali, ma lasciando in suspence i fans che non avevano ben chiaro se il protagonista fosse sopravvissuto a quel tragico incidente.



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La risposta arrivò nel settembre 1993 quando iniziarono le pubblicazioni mensili: Roy era sopravvissuto, ma dovette subire l'amputazione del piede sinistro; l'incidente lo portò ad iniziare la sua carriera di allenatore in Italia, guidando l'AC Monza nella Serie A italiana.
Si pensa che tutto questo fu ideato per far terminare in qualche modo la carriera da calciatore di Roy cercando di rendere la sua storia più realistica.

Le strisce vennero interrotte nel marzo 1995 quando il Melchester si trovava in piena crisi finanziaria e sull'orlo del fallimento per poi essere riprese nel maggio 1997 all'interno della Rivista Match of The Day.
Anche se la continuità della storia non è stata del tutto rispettata, il Melchester si è ritrovato in difficoltà economiche come era stato lasciato nei fumetti mensili precedenti.
La squadra, dopo aver evitato una clamorosa retrocessione, riuscì anche a salvarsi dai debiti, ma a causa di uno scandalo di corruzione venne condannata alla retrocessione.
Il figlio di Roy, dopo un feroce litigio con il padre a causa di un incidente stradale avvenuto in Italia e nel quale la madre Penny aveva perso la vita, iniziò a giocare per i rivale del Melborough.
Roy venne accusato dal figlio di essere responsabile dell'incidente nel quale perse la vita la madre, ma nessuno riuscì mai a provarlo.
Roy venne poi convinto a tornare al Melchester con il ruolo di manager e co-proprietario del Club dai proprietari, i fratelli Vinter, persone senza scrupoli.
Il Melchester evitò la retrocessione in quella stagione e nella successiva ottenne la promozione nella Massima Divisione anche grazie all'ingaggio del figlio di Roy che nel frattempo aveva risolto i propri problemi con il padre.
Nel momento i cui, nel maggio 2001, le pubblicazioni vennero interrotte, il Melchester stava lottando in campionato per un piazzamento che gli avrebbe garantito la partecipazione alla Coppa Uefa nella stagione successiva ed una stabilità finanziaria.
Dato che probabilmente l'interruzione delle pubblicazione non era stata prevista non ci fu una vera e propria fine della storia, anche se Roy riuscì a diventare l'unico proprietario del Melchester Rovers a discapito dei fratelli Vinter.

Roy è stato un personaggio amato, il fumetto ebbe grande successo e un ottimo riscontro nelle vendite che si è poi ripercosso sul merchandising; molti i "gadgets" creati per ricordare il personaggio, oltre a libri e raccolte, anche maglie del Melchester, la squadra in versione Subbuteo, un gioco elettronico per PC.

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Il personaggio ebbe un grande impatto non solo tra i ragazzini, ma tra gente di tutte le età, probabilmente anche per il fatto che si è protratto nel corso degli anni e i ragazzini che lo leggevano negli anni '60, hanno potuto continuare a leggerlo anche in età adulta e farlo conoscere ai loro figli.
Alcuni giocatori vennero paragonati a Roy, come il bomber Alan Shearer o l'indimenticabile Capitano della Nazionale Inglese Campione del Mondo nel 1966, Bobby Moore.

Cosa dire, una vera e propria storia durata per tanti anni, la storia spesso complicata di un uomo e di un calciatore vincente, ma che ha dovuto affrontare nella propria vita tante difficoltà come la separazione dalla moglie e due gravi incidenti.
Ovviamente la trama mi è parsa in alcuni casi un pò esagerata, ma probabilmente studiata per risultare più avvincente e per incuriosire i lettori.

Per i miei gusti forse il protagonista e la sua squadra sono fin troppo vincenti, troppo forti.. preferisco storie di personaggi più umili e di squadre magari meno vincenti, ma comunque amate dai propri tifosi, ma naturalmente un personaggio ed una squadra vincente attirano maggiori attenzioni soprattutto nei ragazzini... va bene cosi... è comunque stato un fumetto storico, leggendario, forse l'unico dedicato al calcio inglese, di certo l'unico così amato e così duraturo nel tempo.
Sarebbe bello se le pubblicazioni potessero ricominciare, ma credo che ormai il tempo di Roy of The Rovers sia purtroppo definitivamente terminato...

Purtroppo dal 2001, come già detto, le pubblicazioni sono state interrotte: l'editore Barrie Tomlinson, ha dichiarato che ormai Roy of The Rovers era diventato antiquato e non al passo con i tempi dato che il pubblico di oggi vuole storie sempre più realistiche.

Forse, mio parere personale, nei ragazzi di oggi c'è troppa poca fantasia... troppo abituati a programmi tv, cartoni animati, giochi elettronici moderni e che lasciano poco spazio all'inventiva personale...
Io, come i ragazzi della mia generazione, mi accontentavo con poco... inventavo partite di calcio con le figurine o semplicemente stabilivo i risultati di partite di campionati che inventavo lanciando dei dadi...

Altri tempi... chissà come sarei stato felice di poter leggere le storie del buon Roy...

giovedì 26 gennaio 2012

You'll Never Walk Alone

You'll Never Walk Alone

"When you walk through a storm
Hold your head up high
And don't be afraid of the dark
At the end of the storm
Is a golden sky
And the sweet silver song of a lark
Walk on through the wind
Walk on through the rain
Tho' your dreams be tossed and blown
Walk on, walk on
With hope in your heart
And you'll never walk alone
You'll never walk alone"


Non camminerai mai da solo

"Quando cammini nella tempesta
tieni la testa ben alta
E non farti impaurire dall’oscurità
Alla fine del temporale
C’è un cielo dorato
E il canto dolce e argenteo dell’allodola
Vai avanti incontro al vento
Vai avanti incontro alla pioggia
Anche se i tuoi sogni venissero svuotati e dispersi
Vai avanti, vai avanti
Con la speranza nel cuore
E non camminerai mai da solo
Non camminerai mai da solo."

You'll Never Walk Alone” - in italiano “Non camminerai mai da solo” - è una canzone di scena, scritta dalla coppia statunitense Rodgers/Hammerstein per il musical del 1945 “Carousel “.

Originariamente concepita per marcare due momenti salienti dell'azione, in seguito è divenuta uno standard per numerosi cantanti, tra cui Nina Simone, Frank Sinatra, Doris Day, Patti LaBelle, Barbra Streisand, Judy Garland, Johnny Cash, Elvis Presley, Tom Jones; ma è grazie al gruppo di Liverpool Gerry and the Pacemakers, il primo gruppo a incidere il brano in Europa, che si deve la sua massiccia diffusione anche in ambito popolare, fino a divenire di fatto l'inno ufficiale della squadra di calcio inglese del Liverpool FC.

Il musical Carousel, adattamento di un lavoro teatrale dell'ungherese Ferenc Molnár del 1910, andò in scena nel 1945 con musiche di Richard Rodgers e testi di Oscar Hammerstein II.

You'll Never Walk Alone ricorre in due momenti importanti della rappresentazione, uno tra i primi musical a sfondo drammatico: il primo quando un'amica della protagonista canta tale brano per consolarla della vedovanza, il secondo quando, nella scena finale, la classe della giovane figlia della protagonista, in prossimità degli esami finali, canta tale canzone mentre il padre, temporaneamente tornato sulla terra, assiste alla scena.

Proprio in ragione del fatto che tale brano è collegato agli esami finali, esso divenne ben presto uno standard in occasione delle feste di diploma negli Stati Uniti.

La scena musicale di Liverpool, nei primi anni sessanta, era popolata da numerosi gruppi, dei quali i Beatles erano il fenomeno più vistoso. Altre band famose erano ad esempio Rory Storm and The Hurricanes (la band che vide esordire Ringo Starr), i Searchers e, appunto, Gerry and the Pacemakers, che erano usi proporre al pubblico sia canzoni scritte in proprio che cover di canzoni standard di vari generi.

You'll Never Walk Alone fu incisa da Gerry and the Pacemakers nel 1963. In quel periodo le tifoserie del Regno Unito avevano l'abitudine di intonare in coro, dagli spalti, i pezzi più in voga del momento e You'll Never Walk Alone era uno di essi. Un operatore della BBC riprese nel 1964 i tifosi del Liverpool che dagli spalti del Kop, la celebre tribuna dello stadio di Anfield, cantavano in coro il brano.
Un anno più tardi, nel corso della finale di Coppa d'Inghilterra contro il Leeds a Wembley, i tifosi del Liverpool giunti fino a Londra intonarono il brano, come a sottolineare ai loro giocatori che «non avrebbero mai camminato da soli» e il celebre commentatore televisivo Kenneth Wolstenholme (che nel 1966 fu il telecronista per la BBC della finale di Coppa del Mondo Inghilterra - Germania Ovest) elogiò l'uso di tale canzone come «biglietto da visita del Liverpool» (più propriamente, parlò in inglese di signature tune ).

A parte l'essere di fatto divenuta l'inno ufficiale del Liverpool, tanto da vedere il suo titolo inscritto sulla testata dello Shankly Gate, uno degli accessi dello stadio di Anfield, nonché nello stemma ufficiale del club, You'll Never Walk Alone è stata adottata da altre tifoserie del Regno Unito, in particolare quella della squadra scozzese del Celtic, compagine di Glasgow. Al riguardo, una disputa sorta tra le due tifoserie circa la “primogenitura” dell'uso di tale brano come coro da stadio trova la risoluzione più accreditata nella considerazione che, essendo il brano giunto per la prima volta in Europa nel 1963 come cover a opera dei citati Gerry & the Pacemaker (come già detto, di Liverpool), e cantato dagli spalti di Anfield già nello stesso anno, è decisamente improbabile che, prima di tale data, i tifosi scozzesi del Celtic, usi anch'essi intonare brani in voga, facessero ricorso a un brano proveniente da un musical americano non ancora famosissimo nel Regno Unito. È dunque certo che siano stati i tifosi del Liverpool i primi del Regno Unito, e altrettanto verosimilmente i primi in assoluto, a usare You'll Never Walk Alone come coro da stadio. Ad avvalorare tale supposizione, la testimonianza dell'ex calciatore del Liverpool Tommy Smith che, nel suo libro “Anfield Iron” (2008), narra che nell'estate del 1963 Gerry Marsden, il leader dei Pacemakers, introdusse al pubblico il tecnico della squadra Bill Shankly al suono del brano, all'epoca in fase di pre-pubblicazione: «Shanks [Bill Shankly] era sorpreso di quel che aveva udito… I giornalisti sportivi locali al seguito, affamati di notizie fuori dall'ambito tecnico, riportarono l'accaduto alle loro redazioni, con l'effetto che tutti crebbero che tale nuovo brano fosse l'inno ufficiale del Liverpool. Lo stesso Gerry Marsden, peraltro, già nel 2006 aveva raccontato ai microfoni di BBC Radio che il disc jockey di Anfield aveva l'abitudine di presentare le canzoni della hit parade settimanale nel classico ordine a partire dal 10° posto, e con la canzone al 1° posto diffusa poco prima del calcio d'inizio; i tifosi, dal canto loro, avevano l'abitudine di cantare sulle note di tali canzoni. Quando You'll Never Walk Alone uscì dai primi dieci, la Kop continuò a cantarla ugualmente, adottandola come proprio inno.

La canzone fu in seguito copiata da varie tifoserie tra le quali, oltre a quella già citata del Celtic, anche quella degli olandesi del Feyenoord (Rotterdam) e quella tedesca del Borussia Dortmund, senza comunque raggiungere il livello di intensità e suggestione che trova ad Anfield.

Una registrazione di You'll Never Walk Alone cantata dal Kop compare nel finale del brano Fearless, terza traccia dell'album Meddle (1971) dei Pink Floyd, mentre un'edizione del brano fu incisa a scopo benefico nel 1985 da un gruppo di cantanti, tra cui lo stesso Gerry Marsden e Paul McCartney, in sostegno dei familiari delle vittime dell'incendio di Valley Parade, impianto del Bradford City, in cui morirono 56 persone.

Per il presidente del Comitato Olimpico Spagnolo Alejandro Blanco, l’emozione provata nell'aver sentito i tifosi del Liverpool FC cantare ad Anfield You’ll Never Walk Alone è stata fonte d'ispirazione a cercare un testo per l'inno nazionale del suo Paese (attualmente completamente strumentale) in vista delle olimpiadi di Madrid del 2016.

Feste, drammi, You’ll Never Walk Alone si sposa bene con qualsiasi tipo di evenienza, inno alla vita ma anche alla morte, in qualsiasi occasione ed in qualsiasi luogo le sue note vengono suonate con successo, ma è sicuramente fra le mura di Anfield che raggiunge la sua massima espressione.

You’ll Never Walk Alone, la più bella, la più famosa, la più schockante canzone mai planata su un campo di calcio.


eccovene una versione..




by Cody-wan-Kenoby



domenica 11 dicembre 2011

MINI

La Mini venne prodotta per la prima volta nel 1957 grazie al progetto di Alec Issigonis e messa in vendita nell'agosto del 1959.


La chiave del suo successo fu sicuramente il suo essere anticonvenzionale ed inedita per quei tempi e per la concezione di automobile che si aveva negli anni 50 in Inghilterra e in tutta Europa.

L'idea di progettare la Mini arrivò quando nel 1956 il Colonnello Nasser, a capo del governo egiziano, decise di nazionalizzare il Canale di Suez bloccando di conseguenza le esportazioni di petrolio in Europa.
Il petrolio che si poteva ancora comprare in alcuni paesi arabi era costosissimo dato che doveva arrivare in Europa via nave circumnavigando il capo di Buona Speranza.

Le ripercussioni sul mercato automobilistico furono considerevoli ed in Inghilterra aumentarono le vendite di vetture sotto il litro di cilindrata.

La British Motor Corporation decise di mettere da parte il progetto di rinnovamento della Morris Minor e lanciare un nuovo progetto.
Leonard Lord, direttore generale della Bmc, capì che era il momento di lanciare qualcosa di nuovo, di compatto ed economico; l'azienda era nata dalla fusione delle case automobilistiche concorrenti, la Austin e la Morris che offrivano modelli di automobili classici e tradizionali.
In Inghilterra, a causa della crisi del petrolio, cominciarono a proliferare piccole macchine italiane e tedesche e questo per Lord era un oltraggio alla tradizione ed al buon gusto britannico e voleva assolutamente trovare un'alternativa.
Il progetto fu affidato ad Alec Issigonis che lavorava dal 1936 presso la Morris e che aveva già progettato la Minor.
Lord gli disse che avrebbe dovuto progettare una vettura che stesse all'interno di un ingombro di dieci piedi di lunghezza per quattro di larghezza e quattro di altezza con un abitacolo che misurasse almeno sei piedi e sfruttando la maggior parte possibile di componenti meccanici già esistenti... il tutto in 2 anni!
In soli 4 mesi il progetto passò dai tavoli da disegno al primo mock-up in legno a grandezza naturale e poco dopo i primi tre prototipi, chiamati orange boxes, iniziarono i collaudi su strada nell'ottobre del 1957.

Lord guidò un prototipo nel luglio 1958 e decise subito di partire con la produzione in grande serie.

Vennero fatte pochissime modifiche, una delle quali fu quella di ridurre la cilindrata del motore da 948 a 848 cc perchè la velocità massima di 92 miglia orarie era ritenuta eccessiva.

Nell'agosto 1959 ci fu il lancio della Mini!


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La Mini, per ragioni commerciali, pur essendo identiche, venne commercializzata dalla Austin, con il nome Se7en, ma anche dalla Morris con il nome Mini Minor per far capire che questa vettura era più piccola della Minor 1000. Entrambe erano disponibili anche nella versione De Luxe, con interni ed esterni più curati.
Le misure richieste da Lord vennero rispettate, il bagagliaio era ricavato dietro il sedile posteriore.

La Mini costava molto poco, fino a far pensare che alla base ci sia stato un errore di calcolo...
Quando la Mini venne presentata molti automobilisti erano scettici dato che la vettura era troppo piccola e poco adatta a trasportare 4 persone ed inizialmente le vendite andarono a rilento.

Ma poi la Regina Elisabetta la volle provare ad Hyde Park, accompagnata da Issigonis, e molti cambiarono idea sulle qualità di questa piccola macchina.

Nel giro di due anni la gamma delle Mini venne ampliata con versioni familiari, versioni lussuose /Riley Elf e Wolseley Hornet), ma soprattutto la versione Mini Cooper.
La Mini convinse e piacque a tutti e le vendite aumentarono di colpo.

I piloti di Formula Uno del team Cooper, Brabham e McLaren, guidavano una Mini e quando la Mini cominciò a vincere delle gare di rally cominciò ad essere apprezzata anche dai giovani.

La Mini cominciava a diventare un simbolo e nel 1962 venne ribattezzata Austin Mini 850.


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Nel 1964 vennero eseguite delle modifiche meccaniche, la Mini Mkl rimase in produzione per otto anni, ne erano state costruite poco meno di un milione e duecentomila.
Nel 1966 la BMC si unì con la Jaguar dando vita alla British Motor Holdings e preparando nuove modifiche alla loro vettura di maggiore successo.


I modelli disponibili nel corso degli anni erano tantissimi, la Austin Mini, la Coutryman, la Traveller, la Van, la Pick Up, la Riley Elf, la Wolselet Hornet, la Cooper, la Moke, la Mkl ( con tante evoluzioni fino al 2000), la Clubman...


Un capitolo a parte lo merita la Cooper: nel 1959, quando la Mini venne lanciata, John Cooper era uno degli uomini più famosi d'Inghilterra e le sue monoposto a motore posteriore si avviavano a vincere il Campionato del Mondo di Formula Uno. La BMC gli mandò una Mini per fargli fare da testimonial in alcune campagne pubblicitarie, ma Cooper si innamorò subito di quella piccola vettura; la macchina era molto maneggevole ed applicandole un motore più potente avrebbe potuto dare risultati eccezionali.
La Cooper aveva già un motore adatto, l'Austin A-Series 948 cc che veniva preparato per le monoposto di Formula Junior.

John Cooper adattò il motore sulla versione 848 cc e i 38 cavalli diventarono cento.
Mostrò la macchina ad Issigonis che però disse che la Mini doveva essere una macchina popolare e non da corsa, ma Cooper non si arrese e la fece provare a George Harriman, direttore generale della BMC, che decise di costruirne mille esemplari, il minimo per ottenere l'omologazione per correre nelle gare di categoria Turismo.

Nel settembre 1961 venne così lanciata la Mini Cooper dotata di freni a disco anteriori e capace di accelerare da zero a sessanta miglia orarie in meno di 18 secondi (dato impressionante negli anni '60).

Nell'aprile 1963 venne presentata la Mini Cooper S con motore di 1.071 cc con 70 cavalli e ben 95 mph di velocità massima. La produzione fu breve e finì già nell'agosto 1964, ma questa Mini venne consacrata con la vittoria al Rally di Montecarlo.
L'ultima Mini Cooper uscì dallo stabilimento di Longbridge nel 1971 ed in totale ne furono costruite 80.920 nelle versioni normali e 27.206 nella versione S.

Solo nel 1989 il Gruppo Rover diede ascolto a Cooper e vennero prodotti mille esemplari equipaggiati con una versione depotenziata del 1275 della Metro.



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Nel 1999 la Mini festeggiò i suoi 40 anni con una grande festa a Silverstone e con la presentazione di due nuovi modelli speciali, la Mini40 e la Mini John Cooper. Nel 2000 venne interrotta la sua produzione.


Cooper collaborò in seguito, insieme a suo figlio Michael, con la BMW per lo sviluppo della nuova Mini che avrebbe dovuto sostituire dopo 40 anni l'auto più famosa di Inghilterra, L'ultimo esemplare prodotto faceva parte di una serie speciale a lui dedicata, la Mini Cooper Sport 500 che uscì da Longbridge il 4 ottobre 2000.
John Cooper sarebbe morto poco dopo, il giorno di Natale.



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Dopo l'acquisizione della Mini dal Gruppo Rover, la BMW si era posta il problema di come sostituire la Mini che era un'icona, ma che non poteva più sopravvivere con le nuove norme relative alla sicurezza ad all'inquinamento.
Ci furono diversi progetti, ma alla fine fu sviluppato quello dell'americano Frank Stephenson che voleva una Mini moderna e razionale, con uno stile "old" e che richiamasse la versione precedente che tanto era piaciuta.

Il primo prototipo fu esposto al Salone di Francoforte nel 1997, ma ci vollero altri quattro anni prima di arrivare alla produzione in serie.
La presentazione al pubblico avvenne il 28 settembre 2000 al Salone di Parigi e il nome scelto fu Mini One.

Stephenson dichiarò che non era una vettura in stile retrò, ma un'evoluzione dell'originale, con le stesse caratteristiche, ma molto più potente, muscolosa ed entusiasmante.

Fu subito un successo, ne vennero prodotte oltre 700.000 in 5 anni, venne commercializzata nella versione One, da 90 cavalli, Cooper, da 116 cavalli e la Cooper S da 163 cavalli e con prestazioni eccezionali.
Successivamente arrivarono le versioni One D (diesel), John Cooper Works, cabriolet, Clubman e Countryman.



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In questa ultima stagione la Mini è anche tornata a correre nel Mondiale Rally.


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Una macchina che mi fa sognare!!!!
Una macchina in puro stile british, un'icona assoluta!!


W LA MINI!!


il mio "articolo" è in parte tratto dal Libro "MINI" (Alessandro Sannia - Gribaudo)