martedì 29 maggio 2012

Kirkcaldy. Lampi di gloria


La chiave di ferro è enorme e pesantissima. Ma a che serve chiudere la porta, a che serve nascondersi? Lui, se vuole, verrà. Ora, che le grandi vetrate a sesto acuto incorniciano la notte, ora che sospiri di vento entrano accompagnati dal buio, ora che tendendo l'orecchio si avverte uno scricchiolio di legno calpestato e l'eco lontano di una campana. E' quella della torre normanna dell'Old Parish Church. Un rintocco, bronzeo e lugubre. E' mezzanotte in punto.
La pioggia è cessata, ma pesanti nubi preannunciano altri piovaschi, mentre le raffiche che soffiano dal mare del Nord avvolgono la cittadina in una morsa invernale. In altre parole, è la tipica giornata che avrebbe scoraggiato chiunque, anche gli espositori dell' Links Market, la fiera che si svolge qui annualmente dal 1305, sulla strada più lunga d'Europa. Lui è il fantasma di Adam Smith, filosofo e padre dell'economia moderna nato nel 1723 e morto a Edimburgo nel 1790. Gli spiriti tornano sempre nei luoghi dell'infanzia. La città è Kirkcaldy, il più grande centro della contea del Fife conosciuta anche come The Toun Lang (Town Long) in Scozzese. Il nome deriva dal originale evoluzione urbanistica della cittadina in una sottile striscia di case parallele al litorale.
Daniel Defoe l'autore del celebre romanzo Robinson Crusoe la definì come “One street, Onte mile long”cioè una strada lunga un miglio. Disposta esattamente sul fianco di un braccio di mare che si insinua nel cuore della Scozia fino a stringersi e stemperare la sua forza in una sinuosa vena in prossimità di Stirling. Da allora Kirkcaldy si è sviluppata ulteriormente su e giù per la costa, ma anche ampiamente entroterra, per cui il termine "Toun Lang" ora è solo un riferimento alla sua iniziale particolare forma...
Ma questo singolare aspetto allungato dell’insediamento, giustificato dal fatto che, anticamente, non si trattava di un unico centro, bensì di una serie di città e villaggi allineati lungo le coste del Forth, poi riunitisi appunto nell’attuale Kirkcaldy, fu merito di una donazione da parte dei monaci dell’abbazia di Dunfermline nel 1365. Per far nascere un borgo unico, a patto che tra i centri si stabilisse un patto di mutuo soccorso per proteggersi a vicenda dai predoni, che spesso scendevano dalle terre del nord e attaccavano la zona. Successivamente, nel 1661, Carlo II nè confermò il rango di borgo reale. Da quel momento in poi l’agglomerato crebbe intorno al porto, accanto alla bocca dell’East Burn, espandendosi velocemente nel corso del XIX secolo e progredendo rapidamente nello sviluppo dell’industria tessile, del linoleum e del carbone. Nel 1980 il centro storico cittadino venne designato come preziosa testimonianza, da conservare per la sua bellezza e il suo valore. Il maestoso Castello Ravenscraig, edificato nel XV secolo da Giacomo II sulle alture di Kirkcaldy, fu una delle prime roccaforti in grado di fornire una discreta protezione dal fuoco dei cannoni. Che dite potrebbe fare al caso nostro? In che senso direte voi?
Beh, perché a Kirkcaldy abbiamo una squadra di calcio fondata nel 1883 che gioca con una meravigliosa maglia navyblue, e sul petto porta un fiero leone rampante rosso, coraggioso e nobile. Il Roary Rover. Simbolo del Raith Rovers FC.
Nell'antico gaelico scozzese la parola “Rath”significava forte o comunque residenza fortificata, ecco perché forse a Kirkcaldy hanno scelto questo appellativo alla loro squadra, rifacendosi alla possenza della rocca di Ravenscraig. Anche se le nebbie della storia non si sono del tutto dissolte e tutt'oggi ci sono ancora piccole controversie sull'etimologia del nome del club. Un episodio curioso è datato 1967 quando un commentatore della BBC David Coleman dopo che i Rovers avevano battuto allo Stark's Park il Queen of the South per 7-2, esclamò convinto: “Ci sarà un mucchio di gente in giro a festeggiare per le vie di Raith”. Una delle gaffe televisive peggiori della storia. Quelle vie, quelle di Kirkcaldy ovviamente, di festeggiamenti in ambito calcistico non ne hanno visti molti, ma ci furono degli anni, esattamente fra il 1993 e il 1995 dove i Rovers si conquistarono pagine importanti sui principali giornali sportivi, e sopratutto si portarono nel proprio museo il trofeo più importante mai vinto nella storia di questo sodalizio: La coppa di Lega del 1994. Nella stagione 1992/93 le ambizioni del club apparivano piuttosto modeste ma l'arrivo nel 1990 a Stark's park del player manager Jimmy Nicholl infuse lentamente la chimica giusta a una squadra che a sorpresa nel 1993 vinse la First Division scozzese, fra l'altro eguagliando il record del massimo vantaggio sulla diretta inseguitrice (11 punti), restando imbattuti in casa e mettendo a segno 85 goal totali, 33 dei quali siglati da Gordon Dalziel, eletto non solo capocannoniere ma anche giocatore dell'anno. Terzo in classica in ambito di reti messe a segno in quel torneo un altro rovers, Craig Brewster, che poi in virtù di quelle prestazioni si accasò al Dundee United. Nessuna sirena invece per Jimmy Nicholl che invece rinnovò il contratto con il team di Kirkcaldy per altri due anni. Forse aveva annusato di già il profumo della gloria, più intenso e dolce di quello spesso acre e prepotente del denaro. Micheal James “Jimmy Nicholl” nasce nel 1956 in Canada nella regione dell'Ontario e le sue origini di genitori Nord irlandesi lo porteranno in carriera anche a vestire per 73 volte la maglia verde della nazionale di Belfast. Nicholl è un “rosso” difensore che morde bomber e talenti e che fra giovanili e prima squadra resterà oltre dieci anni alla corte del Manchester United con cui vincerà un FA Cup nel 1977 e ne perderà una nella famosa finale del 1979 contro l'Arsenal. Ma il fiore all'occhiello resterà la già citata coppa di lega del 1994 vinta alla guida del piccolo Raith Rovers. Si vince con la tenacia, con la bravura, con gli uomini giusti e con un pizzico di fortuna. Quel Rovers era una miscela di tutte queste cose. E senza far torto a nessuno qualche nome è giusto citarlo. Come per esempio Shaun Dennis, difensore nativo proprio di Kirkcaldy, 245 presenze e 6 centri, uno spietato esecutore d'ordini, compassato e istrionico. Colin Cameron detto “Mickey” anche lui nato e cresciuto sotto le ombre discordi delle tribune dello Stark's, centrocampista operaio, chiavi, cacciaviti e sudore. In ogni club in cui ha giocato il suo impegno alla causa non è mai venuto meno. Lascierà i Rovers nel 1996 con 32 reti messe a segno. Jason Dair sguardo da bravo ragazzo diplomato in geometria del centrocampo e dotato di un discreto palleggio. Stephen “Stevie Crawford classe 1974, all'epoca poco più che ventenne, la primavera che sboccia e che regalerà 22 fiori al giardino del Raith. E poi come non ricordare Gordon Dalziel, 170 goal in otto anni. In campo sembra un attore che interpreta una parte in una tragedia, fra lo spaccone e l'ingenuo. Recita si, ma più che altro sotto rete, è l'area di rigore e il suo palcoscenico preferito. Il cammino verso la finale di Ibrox, in quanto lo stadio nazionale di Hampden era in ristrutturazione, vede i successi contro il Ross County in trasferta per ben 5-0, l'affermazione casalinga sul Kilmarnock per 3-2, la vittoria fuori casa sul St. Johnstone per 3-1, e infine furono i tiri dal dischetto (5-4) nella semifinale giocata al Mc Diarmid park contro l'Airdrie United a spedire il Raith Rovers a Glasgow. Per la cronaca i tempi regolamentari si erano chiusi sull'1-1.
Da Kirkcaldy la mattina del 24 novembre 1994, partiranno in 10000 alla volta di Ibrox, carichi più di birre e d'allegria che di speranze concrete. Dovranno vedersela con il Celtic di Nicholas e Mc Stay, con il Celtic dell'icona Tommy Burns in panchina. Dovranno vedersela con l'anima cattolica e irlandese di Glasgow che vincendo la coppa nel tempio degli storici rivali si toglierebbero una doppia soddisfazione. Ma il Celtic non vinse, ci andò molto vicino, ma una volta tanto gli dei del calcio si fecero beffe dei suoi semidei terreni. Il giovane talento Crawford al 19° del primo tempo porta in vantaggio il Raith Rovers, poi però al 32° una carambola da flipper nell'area di rigore degli uomini di Nicholl consente alla testa di Walker di pareggiare per i biancoverdi e attutire la crescente esuberanza dei Rovers. Nella ripresa le gerarchie sembrano ripristinarsi definitivamente a sei minuti dal termine quando Charlie Nicholas, funanbolo talentuoso tornato a Parkhead dopo sopratutto la grande esperienza londinese all'Arsenal, segna ribadendo in rete una palla precedentemente finita sul palo. E' finita? No. Perché lui non vuole. Lui è il già citato Dalziel. Due minuti dopo il goal di Nicholas, in un Ibrox Park quasi totalmente occupato da tifosi del Celtic già festanti, gira le luci della gloria. Il suo colpo di testa ravvicinato che sfrutta la corta respinta di Marshall è quasi una sorta di inchino alla fortuna. Siamo 2-2, ma i tempi supplementari saranno un inutile prolungamento in vista delle emozioni dei calci di rigore. E l'emozione più grande è quando il tiro di Paul Mc Stay viene respinto da Scott Thomson che poi corre quasi incredulo verso la sua panchina voltandosi a destra e sinistra, come per capire se fosse tutto vero. Era vero, quella fu la parata decisiva, il Raith Rovers aveva vinto la coppa di lega. Ma per la cittadina del Fife le emozioni non erano finite. L'anno successivo in una storica apparizione in coppa UEFA, i Rovers superarono anche i primi due turni per poi pescare nell'urna di Ginevra i tedeschi del Bayern Monaco. La partita di andata si giocò per motivi di incasso e sicurezza all' Easter Road di Edimburgo e vide il successo dei rossi di Germania per 2-0. Ma nella gara di ritorno giocata all'Olympiastadion, Danny Lennon portò clamorosamente in vantaggio gli uomini in maglia blu. Nel secondo tempo Klinsmann e Babbel rovesciarono il risultato, ma quella sera a Monaco e a Kirkcaldy si cantò lo stesso:

Take my hand,
Take my whole life too.
For I can't help,
Falling in love with you.


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di Sir Simon

lunedì 30 aprile 2012

Il giorno che Belfast rise. 25 giugno 1982


Il vento tira forte. Ostinato. Spazza strade larghe. Piega la testa della gente. Pochi sguardi, assenza apparente di calore umano. Belfast è una città che ti afferra la gola all'improvviso, che stritola, con una presa invisibile fatta di pelle biancastra, facce paonazze, sguardi torvi e odori rancidi di fritto mattutino. Salcicce, sanguinacci, uova e tè bollente lasciato troppo in infusione. In centro e nei quartieri più poveri tutto racconta gesti, desideri, sofferenze e ricordi fra imponenti edifici vittoriani e modeste case popolari in mattoni rossi.

Dopo la brillante partecipazione a i mondiali di Svezia del 1958, la coppa del mondo di Spagna 1982 è la seconda partecipazione alla fase finale per la nazionale dell' l'Irlanda del Nord. Il sorteggio dei gruppi non è quello dei più fortunati. I verdi pescano i padroni di casa spagnoli e la Jugoslavia di Miljan Miljanic, una delle compagini più attese della manifestazione, e infine l'Honduras come solo “teorica” comparsa. L'esordio avviene il 17 giugno allo stadio La Romareda di Saragozza, il giorno dopo la pessima figura delle furie rosse che non andranno oltre il pareggio proprio contro l'Honduras. Jennings, Jimmy e Chris Nicholl, Donaghty, Martin O'Neill, Sammy McIlroy: la squadra è piena di giocatori di ottimo livello. I presupposti per non sfigurare ci sono tutti.

Falls Road. Impossibile non andarci. Impossibile non avere paura. L'emozione ti si appiccica addosso, si riesce a sentirla, ti tocca il cuore. Grandi murales colorati che inneggiano alla libertà irlandese, calligrafie sgangherate su muri crepati e sbiaditi. Ci si domanda perché si debba morire per simili motivi. Ci si chiede se mai è possibile tanto rancore. Ci sono chiese bruciate, bambini con la faccia da bullo che metterebbero in riga intere nostre scolaresche di quell'età. Giocano in mezzo alla strada. Ti guardano male. Le scuole hanno il filo spinato ma tutto sembra normale. Un muro. Lugubre, lunghissimo. Come a Derry. Peggio, come in Cisgiordania, come nella striscia di Gaza. “Peace line”. E tutto intorno case violentate. Buchi di proiettili, e scritte oscene contro gli irlandesi. E ti vengono i brividi.

Ma a far parlare i giornalisti è soprattutto l'impiego dal primo minuto di Norman Whiteside. Diciassette anni, volto sassone, e palleggio virile con alle spalle solo qualche scampolo di partita nella prima divisione inglese, sia pure nel Manchester United di Big Ron Atkinson. Interventi duri, mai sporchi. Scorribande alla Francis Drake.
Su di lui, che con 17 anni e 41 giorni riuscirà a battere il record di precocità in un mondiale di Pelè, il tecnico Billy Bingham sa di giocarsi buona parte della sua credibilità: il ragazzo scoperto dal talent scout dei red devils Bob Bishop (a cui pare si debba anche la scoperta di George Best) si presenta come attaccante, ma Bingham ha intuito la sua ecleticcità tattica e confida che sarà una delle sorprese del torneo. Contro la Jugoslavia va subito dentro. Classe, e grinta da vendere. Finirà zero a zero con scarse emozioni. Ci sarà solo un sussulto per un sospetto fallo da rigore proprio sul ragazzino nativo di Belfast.

Shankill Road. Strade lucide e laceri manifesti arancioni. Lealisti, Orangisti. Anche qui murales inneggianti ai propri ideali, al proprio credo. Dogmatici e fanatici. “Evviva mio figlio è morto in guerra”. Anche qui bambini. Sassi in tasca e occhi guizzanti. Mazzi di fiori davanti a marciapiedi e portoni, negli angoli. Giardini tristi e improvvisati. Fiori freschi, dai colori vivaci, oppure ormai avvizziti e spenti. E quando i petali sono secchi spesso ci si è gia scordato di chi è morto in quel punto.

Il 21 giugno, sempre a Saragozza, la grande occasione sprecata con l'Honduras: dopo il vantaggio rocambolesco di Armstrong, in seguito ad una calmorosa doppia traversa di McIlroy e Chris Nicholl, il migliore in campo diventa addirittura Jennings che riesce a parare tutto tranne un colpo di testa di Laing: 1-1 e tutto rimandato all' ultimo match del girone, che arriva dopo il 2-1 sofferto della Spagna alla Jugoslavia e l'1-0 risicato dagli slavi all'Honduras, con l'ennesimo rigore dubbio di questa competizione.
Stadio Luis Casanova di Valencia, 25 giugno, Spagna-Irlanda del Nord con i padroni di casa e la Jugoslavia a tre punti, la squadra nord irlandese e il già eliminato Honduras a due. Per passare il turno l'Irlanda del Nord ha una sola possibilità: vincere. Nonostante l' immancabile accostamento del tipo "birra e fidanzate", che non si nega a nessuna squadra britannica, l'ambiente è in realtà fin troppo carico, tanto che Bingham ha dovuto interrompere gli allenamenti di due giorni prima per rissa durante la partitella di rifinitura. Il manager è irato con i suoi per l'ultima partita, litiga con O'Neill che non ha gradito la sostituzione con gli Honduregni, e nella conferenza stampa della vigilia va giù ancora più duro: "Avevamo pescato la carta giusta ma l'abbiamo buttata via: adesso al novanta per cento siamo fuori". Evita però punizioni per qualche scorribanda notturna e tavoli da poker clandestini: sa quanto sia difficile andare a un Mondiale e controproducente fare il sergente di ferro con giocatori sì professionisti ma probabilmente non del tutto adatti a regimi continentali..
Nell'ambiente spagnolo la tensione è comunque ancora più alta, per una coppa del mondo nata male, con lo sciopero dei giocatori indetto da Zamora, e proseguito peggio, con svariate correnti di pensiero politiche e mediatiche a disturbare il lavoro del Ct Santamaria. Da bravo ex difensore, l'uruguaiano naturalizzato spagnolo blocca tutti. Con parole dure, ma anche con grande ottimismo, tanto che assicura a stampa e dirigenti che la vittoria del girone è cosa fatta. L'albergo a Navajerreta, vicino a Madrid sede dell'eventuale turno successivo è già prenotato. Zamora è al centro di un ennesimo caso, una misteriosa tendinite che in realtà sembra una sorta di vendetta per l'impiego tattico non gradito: Santamaria è stufo e medita di schierare il madridista Ricardo Gallego, o addirittura Saura, che in quel momento sembra l'uomo della “suerte” .

Belfast dicono che sia emersa dalle acque come per miracolo. Un Atlantide che affiora dal mare. Mezzo milione di anime considerando anche la periferia di Greter Belfast. Due cattedrali, un porto e tante strade. Un luogo in cui si è disposti a morire per pochi brandelli di stoffa colorata. Questo sanno i suoi cittadini divisi da secoli di differenze religiose e civili. Un assurdità, una realtà da rompicapo che ribolle avvelenando il sangue.

Finalmente si gioca. L'Irlanda del Nord decide di non caricare a testa bassa con il suo 4-3-3 flessibile. Gli spagnoli conoscono i tori e generalmente tendono a “matarli”. Infatti aspetta la Spagna che nonostante i tanti attaccanti resta timorosa e impacciata e non si scopre. Poi l'Irlanda del Nord inizia a costruire gioco, una tela di ragno pronta a colpire. La Spagna pare non aspetti altro e gliela spezza, rabbiosa, con tutta una serie di falli interpretati ovviamente molto generosamente dal signor Ortiz. I padroni di casa ripartono bene, ma senza creare niente di concreto. Su un corner, al 40', il piedino di Lopez Ufarte trova la testa di Alexanco. Palla che sfiora il montante, con Jennings che ringrazia. Nella seconda parte di gioco arriva l'inaspettata svolta. Armstrong parte prepotente dalla sua metà campo, e arrivato sulla tre quarti appoggia sul settore di destra per Hamilton e si getta a cercare gloria in mezzo all'area come uno Spitfire sui cieli scuri di Londra del 1940. Hamilton resiste stoicamente a Gordillo, lo supera in velocità, e senza nemmeno alzare la testa mette in mezzo un pallone velenoso. Qui Arconada inventa un numero che lo marchierà a fuoco in negativo per tutta la carriera successiva, smanacciando il pallone in mezzo all'area senza essere pressato da nessun avversario. Armstrong arriva e con un missile che brucia l'erba spagnola si guadagna una pagina di storia.
A questo punto entrambe le squadre in campo sarebbero qualificate e ce ne sarebbe abbastanza per un finale indolore. Ma la Spagna non ci sta. L'orgoglio vince la matematica. Vuole il primo posto, per evitare la Germania, e si butta all'assalto: Jennings salva su Lopez Ufarte, poi fa un'altra prodezza sulla punta del Real.In ogni zona del campo è una battaglia. Fra Donaghty e Juanito è duello all'OK Corral: a finire negli spogliatoi è però solamente il difensore del Luton Town, oltretutto per un fallo non sul provocatore ma su Camacho. Il non più giovane Quini, subentrato per Satrustegui, sgomita e si batte in area, ma nei mischioni i nordirlandesi sanno come cavarsela. A sette minuti dalla fine Gallego, entrato per Lopez Ufarte, crossa senza troppe pretese, ma Jennings si esibisce in un'uscita degna del suo collega spagnolo: tutto il Casanova grida al gol, ma Quini non riesce ad arrivare al colpo vincente davvero per un nulla. Il portiere dell'Arsenal si rifarà su un tiro di Gordillo salvando definitivamente la propria porta. E' finita.
Entrambe le squadre si guadagnano il girone di qualificazione per le semifinali. Entrambe saranno eliminate nei due stadi di Madrid da Germania e Francia, ma per l'Irlanda del Nord fù e resterà un risultato storico.

Quando cala la sera e dal mare si alza una brezza leggera a Belfast parla il vento. Dice che l'odio è come Dio. Non è dato vederlo ma se credete in lui, se combattete in suo nome egli riscalderà le vostre notti. Noi non capiamo, ma intanto su Belfast sta per sorgere un altra alba.

25.06.82. Valencia, Estadio Luis Casanova
Irlanda del Nord-Spagna 1-0
Reti: 1-0 Armstrong 48°
Irlanda del Nord: Jennings, J. Nicholl, C. Nicholl,McClelland, Donaghy, McIlroy (50° Cassidy), M. O'Neill (c), McCreery, Armstrong, Hamilton, Whiteside (72° Nelson)
Spagna: Arconada (c), Camacho, Tendillo, Alexanco, Gordillo, Sanchez, Alonso, Saura, Juanito, Satrustegui (48° Quini), Lopez Ufarte (78° Gallego)
Arbitro: Ortiz (Paraguay)






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by SIR. SIMON

venerdì 16 marzo 2012

Dons, Shopping, Friends and Fish&Chips!!

Eh, sì, finalmente è arrivato il giorno tanto atteso, il giorno che mi riporterà nella Terra che amo, il giorno che mi farà iniziare un weekend che promette divertimento e tante emozioni!
Avevo organizzato da tempo questo weekend "lungo" con l'intenzione di andare a vedere Arsenal-Newcastle, con tanta voglia di tornare ad Ashburton Grove. con tanta voglia di riabbracciare i Gunners dopo averli visti da lontano (terzo anello di S.Siro..) nella gara di Champions a Milano, ed anche con la curiosità di vedere la Toonarmy in trasferta a Londra...
Ma il destino, o il caso, o la sfortuna forse, non lo ha permesso... infatti la partita dell'Emirates Stadium è stata spostata dal sabato pomeriggio al lunedì sera per un fantastico Monday Night al quale, però, non avrei potuto partecipare... lo spostamento del volo, le ferie al lavoro ed altri fattori non mi hanno permesso di restare a Londra fino al lunedì sera e così che, con rabbia e delusione, ho dovuto rinunciare alla partita.
Ma il destino aveva in serbo comunque una piacevole sorpresa....
Passata la rabbia, infatti, dopo aver appreso dello spostamento del match, non mi sono voluto arrendere e mi sono detto.... beh... Londra è la Capitale del Football... se mi viene impedito di andare a vedere i Gunners, allora mi sceglierò un'altra partita!!
A Londra, dopo aver messo da parte l'idea di andare a Coventry, giocano in casa in quel sabato pomeriggio parecchie squadre... Chelsea, West Ham, Brentford, Charlton, Wimbledon ed anche squadre di Non-League come l'Hampton & Richmond ed il Bethnal Green...
Per diversi motivi tutte le partite mi affascinavano e, dopo aver scartato il Chelsea, la scelta era tra West Ham e Wimbledon, pur sapendo che sia Brentford che Charlton sarebbero state interessanti.
La scelta prevaleva sugli Hammers, per poter assistere dal vivo ad una partita nella splendida atmosfera dell'Upton Park, ma qualcosa mi frenava e rimandavo sempre l'acquisto on line del ticket...
Poi sono venuto a conoscenza che Marco (Hibees) sarebbe andato a vedere Hampton-Truro in compagnia di un ragazzo italiano tifoso proprio del Truro... la scelta a questo punto pendeva su questa interessante partita di Non-League.
Ho cominciato cosi ad interessarmi all'Hampton e la squadra cominciava a piacermi.... ma qualcosa mi faceva ancora pensare al Wimbledon... sì, i Dons, proprio loro, una squadra che seguo da qualche anno, la cui storia mi ha sempre colpito molto soprattutto dopo aver letto il libro "Noi siamo il Wimbledon" di Faccendini, una squadra a cui sono molto legato e della quale ho visitato lo stadio, il Kingsmeadow, la scorsa estate.
Ed è così che il destino, o il caso forse... ha fatto sì che la mia scelta definitiva cadesse proprio sui Dons... infatti Marco mi aveva nel frattempo avvisato che non sarebbe più andato a vedere l'Hampton e quindi, affidandomi al destino, ho comprato il biglietto on line per la partita tra AFC Wimbledon e Dag&Red, un derby molto importante vista la situazione di classifica delle due squadre.

Ed è questo il primo motivo del titolo del mio racconto.... Dons... già, i Dons, perchè questa partita, come racconterò tra poco, segnerà positivamente il mio weekend, così come lo shopping, tanto come sempre, gli amici, sono andato a Londra in compagnia dell'amico Mc.Millan con le rispettive mogli ed ho incontrato un paio di amici di cui parlerò, ed il Fish&Chips che ha deliziato i miei pasti in compagnia di buona birra!!

Ma andiamo con ordine; venerdì sera siamo partiti da Bergamo alle 22,30 circa, l'aereo ha ritardato e così abbiamo preso lo Stansted Express per Liverpool Street alla 1.00 di notte... nessun problema comunque, la voglia di arrivare a Londra è talmente tanta che si può sopportare anche un ritardo!
Da Liverpool Street prendiamo un taxi (la tube è chiusa ovviamente a quell'ora) che ci porta al B&B di fiducia in Russel Square... tempo di mettere le valigie in camera e scendiamo subito da Tesco a rifornirci... di acqua comunque, la giornata successiva sarà pienissima e le ore per dormire e riposare davvero poche...

La mattina del sabato ci troviamo per la colazione, i programmi per la giornata sono pochi, ma sicuri: shopping e, solo per me, Wimbledon!!!
Durante la mattinata ci dirigiamo subito verso Oxford Street ed ovviamente il cuore ci porta direttamente a Carnaby Street! Io e Paul (Mc.Millan) non resistiamo ed abbandoniamo subito le donne, Silvia e Claudia, per buttarci subito nel negozio completamente ristrutturato di Ben Sherman!
La nuova collezione, però, mi lascia un pò deluso e non trovo niente che mi faccia impazzire, stessa cosa per Henri Lloyd... e allora capisco che sarà da Merc che potrò dare sfogo alla voglia di comprare qualcosa di originale...qui trovo sempre qualcosa che fa per me... ed anche stavolta compro una camicia bellissima, in stile tartan scozzese, ed un maglioncino verde che si abbina benissimo.
Dopo aver dato un'occhiata ad altri negozi come Pretty Green, Lambretta, Size (c'erano delle Adidas fatte apposta per la Nazionale Britannica delle Olimpiadi) e Soccer Scene (in bella mostra la nuova maglia che l'Inghilterra indosserà durante i prossimi Europei) ci ritroviamo con le mogli e continuiamo a passeggiare per Oxford Street e Regent Street.



Alle 12.30 circa comincio però ad entrare in clima "football"... la partita del Kingsmeadow mi aspetta e non vedo l'ora di essere là!!
Mentre gli altri vanno a mangiare io li saluto e prendo la tube per Waterloo e da lì il treno per Norbiton. Già nella stazione di Waterloo avevo trovato tifosi del Wimbledon e dei Daggers ed ho scambiato due parole con un signore, in compagnia del figlioletto, entrambi addobbati con maglie e sciarpe gialloblu, parlando dell'obbligo per i Wombles di vincere oggi...
Sul treno penso già a come sarà la partita, l'atmosfera, la gente, lo stadio pieno.... sento per telefono Marco che sta andando al The Valley a vedere Charlton-Notts County e ci diamo appuntamento per cenare insieme in serata.
Il treno arriva a Norbiton e qui finalmente mi rendo veramente conto di essere nella casa dei Dons!!
Ci sono tanti tifosi con la maglietta blu, ma anche tifosi dei Daggers, con i loro colori, blu e rosso, spesso "mischiati" senza problemi ai tifosi di casa, mi incammino verso lo stadio e dopo una decina di minuti ci arrivo!
Tutto fantastico... c'è l'arco che da il benvenuto al Kingsmeadow, casa del Wimbledon e del Kingstonian, c'è il piccolo box office ed una piccola bancarella che vende gadgets dei Dons.
Vado subito a ritirare il mio biglietto, compro ovviamente, guai a non farlo, il matchday programme, mi godo l'atmosfera, e vado allo shop... ci sono tante belle cose, compro la maglia, una sciarpa ed una spilla, parlo con due addetti del negozio spiegandogli che sono italiano e che seguo con passione il Wimbledon; uno di loro mi dice che il miglior libro sui Dons è scritto in italiano ed è proprio quello scritto da Stefano Faccendini! Gli dico naturalmente che lo ho letto e che conosco, seppur di fama ma non di persona, Faccendini che spesso si trova allo stadio, ma non oggi dato che è all'estero per lavoro.




















Fuori dallo shop c'è un cartello con disegnate delle maglie e scopro che viene data la possibilità ai tifosi di scegliere la loro maglia preferita, sia home che away, per la prossima stagione, scegliendo tra cinque alternative per ciascuna.




Do il mio voto e poi, impaziente, indosso la maglia appena comprata per essere pronto ad entrare nello stadio... prima di entrare, però, mi accorgo di una bancarella in cui c'è un cartello con scritto "Terry's Badge"... bellissimo! Capisco subito che si tratta di una bancarella che vende spille di squadre inglesi di calcio, una delle mie passioni!



Ci sono tante spille riguardanti i Wombles, alcune riguardanti le squadre di Premier (poche) e di Football League, ma soprattutto moltissime riguardanti squadre di Non-League!!!
Bellissime!!
Chiedo subito al signore (che sia lui Terry?) le spille di Dulwich Hamlet e Northwich Victoria, le due squadre di Non-League che seguo con maggiore interesse... lui mi guarda un pò stupito, capendo la mia "competenza" ed ancora più stupito quando gli spiego che sono italiano, ma che amo il calcio britannico ed anche quello di Non-League.
La spilla dell'Hamlet c'è, quella dei Vics sembra di no, ma poi Terry (chiamiamolo così!) cerca in una busta che aveva tenuto da parte e la trova!!
Compro anche una spilla del Cardiff e, dopo aver ammirato la splendida collezione, saluto e vado verso l'ingresso della Terrace!




Già il solo fatto di attraversare il tornello in quella piccola entrata mi mette in "eccitazione", sono emozionato e felice, entro e mi ritrovo davanti ad un bellissima spettacolo!







Come già detto, lo stadio lo avevo già visitato la scorsa estate, ma vederlo pieno di tifosi fa tutto un altro effetto! Ed è un effetto straordinario! Siamo solo all'inizio e già spero che il tempo passi lentamente in modo da potermi godere ogni singolo momento!
Le condizioni climatiche sono perfette, c'è un bel sole e fa quasi caldo... anche se mi conosce sa che una delle mie frasi tipiche, quando vado in GB, è "Spero che piova, voglio essere baciato ed accarezzato da quella splendida pioggerillina britannica, voglio sentirla sulla mia pelle...", ed è vero, lo penso veramente, ma in questo caso il caldo non guasta, posso sfoggiare la mia nuova maglietta senza subire freddo e vento...




Prima dell'inizio del match scatto un pò di foto allo stadio ed ai giocatori che si stanno preparando, ma soprattutto mi perdo nei miei pensieri ed osservo attentamente ogni singolo particolare.
All'entrata del Gate C c'è un muro con delle mattonelle con dei nomi incisi, credo siano nomi di tifosi, le terraces dietro le porte sono già abbastanza piene e i tifosi dei Daggers, ospitati nella John Smith Stand, sono già pronti e gasati.




Non ho trovato purtroppo un biglietto nella Tempest End, dove risiede la tifoseria più calda dei Wombles, ma sono nella Terrace (dietro una delle due porte) chiamata Kingston Road End, che è comunque stracolma e piena di entusiasmo.

L'atmosfera comincia a farsi sempre più bella , partono i primi cori da parte di entrambe le tifoserie, mi godo lo spettacolo, leggo il match programme ed attendo con ansia l'inizio del match previsto per le 15.





L'orario non si fa attendere e le squadre entrano in campo, ormai lo stadio è pieno, tutto è fantastico!!
Nel nostro settore si sta in piedi, si incita la squadra e siamo anche vicini agli ospiti che si fanno sentire per tutta la partita, sempre, comunque, nel massimo della civiltà e del rispetto.
Il primo tempo non regala grandi emozioni, ma per me non è un problema, dato che mi perdo nell'osservare tutto, nell'ascoltare i cori... mi diverto a sentire i commenti dei tifosi e nel vedere che almeno una decina di volte il pallone è stato calciato dai giocatori in campo fuori dal piccolo stadio!






Durante l'intervallo non riesco nemmeno a sedermi un attimo, sono troppo impegnato a fotografare, ascoltare, osservare...
Sono stato parecchie volte a vedere partite in Gran Bretagna, ma mai in uno stadio di questo tipo, mai a vedere una partita di League Two, mai in un "ambiente" di questo genere, con tanto calore, ma anche con tanta umiltà, con la consapevolezza dei tifosi di entrambe le squadre, di seguire, tifare ed amare dei piccoli Club con ambizioni di "basso profilo", ma non per questo meno appassionati dei tifosi dei Club più famosi ed importanti... anzi, in molti casi credo che siano proprio questi i veri tifosi, disposti a seguire dappertutto delle squadre che non potranno mai (forse... ricordatevi che il Wimbledon vinse una FA CUP clamorosa contro il Liverpool!!) regalargli grandi Trofei, ma solo piccole soddisfazioni, come delle promozioni o più semplicemente delle salvezze... o una qualificazione ad un turno di Coppa... ma questo è lo sport e questi tifosi lo rendono ancora più bello, più vero ed in certi casi quasi "romantico"...

Inizia il secondo tempo, la partita è più combattuta, i Dons sono schierati nella metà campo in cui c'è il mio settore e così riesco meglio a riconoscere qualche giocatore e ad osservare meglio la squadra.









Le emozioni non mancano, i tifosi si scaldano e cantano per tutta la partita, l'atmosfera si fa davvero incandescente quando arrivano i gol... al 73° i Dons passano finalmente in vantaggio grazie al gol di Midson che fa esultare tutto Kingsmeadow, compreso ovviamente il sottoscritto!!
I Daggers, che hanno assolutamente bisogno di vincere o, almeno, di pareggiare, non si arrendono e reagiscono bene creando qualche pericolo alla porta difesa da Brown. Qualche brivido di troppo che si trasforma in delusione all'83° quando il Dag&Red segna il gol del pareggio con Spillane....
grande gioia nel settore ospiti questa volta... delusione per noi, ma ci sono ancora speranze!
Voglio assolutamente vedere vincere i Wombles!! Ci spero e solo dopo tre minuti Djilali mi regala questo sogno!!! Gol del 2-1, tanta felicità, grande emozione!!
Lo stadio canta di gioia e soddisfazione e continua ad incitare la squadra che deve resistere agli attacchi dei Daggers che per fortuna non portano a nessun gol... l'arbitro fischia la fine del match, l'AFC Wimbledon ha vinto!! Tre punti importantissimi che lasciano i Wombles in una zona più tranquilla di classifica, in caso di sconfitta la situazione avrebbe potuto cominciare a diventare un pò pericolosa anche se va detto che i Dons non hanno mai rischiato in tutto il campionato di finire in zona retrocessione ed in complesso è stata una stagione tranquilla.

La gente esce... io resto... credo di essere l'ultimo dei tifosi ad uscire, restiamo dentro io e i giardinieri... faccio ancora foto, mi avvicino al tunnel che porta agli spogliatoi e vedo due giocatori, Knott e Djilali che parlano tranquillamente con delle persone, forse amici o parenti, in tribuna... i giocatori dei Daggers invece fanno una specie di summit post partita, gli auguro di cuore di salvarsi. è una squadra davvero simpatica, ed oggi ha anche giocato bene.

E' ora di uscire, do un ultimo saluto al Kingsmeadow, lo osservo ancora, sono certo che ci tornerò e di sicuro sono consapevole che porterò per sempre con me il ricordo di questa splendida giornata!

Mi avvio così verso la stazione con un pò di malinconia, ma con la soddisfazione di aver vissuto dei momenti davvero fantastici e di essere stato partecipe a questa bella vittoria, oltre ad essere stato presente, almeno per una volta, allo stadio nel corso di questa stagione storica ed importante per l'AFC Wimbledon che, dopo tanti anni di sofferenze, è finalmente tornato in Football League!

Il treno è pieno di gente che va a Londra, devo restare in piedi per tutto il tragitto, sono abbastanza stanco, ma la gioia e la soddisfazione prevalgono!
Arrivo a Waterloo, prendo la tube e vado a Russel Square dove, per riposare e rilassarmi, mi accomodo in un tranquillo Starbucks a gustarmi una calda cioccolata, facendomi cullare dalla musica del mio ipod che mi aiuta a ripercorrere con il pensiero la splendida giornata appena trascorsa.
Le canzoni degli Enemy, la tranquillità e la spensieratezza mi aiutano a riposare e nello stesso tempo a caricarmi in vista della serata!!
Più tardi mi raggiunge Paul, che, soddisfatto del proprio shopping, si prende un bel tè ascoltando il mio racconto sul match.

Si torna al B&B e dopo un breve riposo ed una doccia rinfrescante siamo pronti per uscire, destinazione Covent Garden dove ci aspetta il mitico Marco Hibees con fidanzata al seguito.
Sono contentissimo di rivedere Marco e dopo i saluti, quasi inconsapevolmente, iniziamo a parlare, guarda caso, di football britannico e del nostro amato forum Rule Britannia!!
Ci avviamo verso il Pub "Porters" consigliatissimo da Paul dove abbiamo prenotato un tavolo; il cameriere è molto simpatico e l'ambiente molto accogliente e tipicamente in stile british!
Mangiamo e beviamo, per me l'immancabile fish&chips, buonissimo, e soprattutto parliamo di calcio, Londra, forum. viaggi... tutto in grande sintonia, Marco ha sempre tante cose da raccontare!
Apprendo che il mio Preston ha soltanto pareggiato oggi contro lo Scunthorpe...e, pur trovandomi benissimo lì nel pub, sono anche ansioso di tornare in camera per guardare The Football League Show!
La serata trascorre benissimo, ci divertiamo molto, spero davvero che potranno esserci ancora tante occasioni di incontrarci, tutta la compagnia, intendo, dato che questa serata è fantastica grazie a tutti!






Stanchi della giornata piena di emozioni e di camminate, torniamo, dopo aver salutato i nostri amici londinesi con la promessa di rivederci presto, al B&B, dove posso gustarmi i gol della Football League e rivedere anche quelli dei Dons!

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione, a proposito, Paul si è alzato un'ora prima per andare a fare una bella Full Engllish Breakfast in un bar vicino e poi si è fatto pure quella del B&B, (ottima, ma purtroppo senza le tipiche pietanze inglesi come bacon e uova...) ci siamo diretti verso Camden Town.
Negli ultimi viaggi a Londra ero spesso mancato da Camden e quindi ci torno con molto piacere, passeggiamo e guardiamo i negozi e le bancarelle dei mercati.



La prima cosa che faccio, però. è comprare "The Football League Paper" e "The Non-League Paper", meravigliosi giornali che commentano i risultati del sabato nella FL e nella Non-League inglesi.



C'è molta gente in giro, gente di ogni genere, si sa del resto che Camden è una zona molto "libera"!!





Paul ci procura, dopo aver dato un'offerta, il fiore giallo, simbolo della lotta contro il cancro della Fondazione Marie Curie, che subito attacchiamo alle nostre giacche...
in onore della "Gentry", famoso e leggendario gruppo di tifosi del Pne, compro una bombetta, "Bowler Hat" simbolo, appunto, della Gentry e sempre indossata dai tifosi che la compongono.



Pranziamo in un Pub, bacon e uova per me, riposandoci ed organizzando il pomeriggio... sono tante le cose che vorremmo fare, ma il tempo è poco e la scelta cade ancora sullo shopping..




Andiamo quindi a Covent Garden dove visito vari negozi tra cui Ben Sherman, Lyle Scott, Dr Martens e Baracuta, ma stranamente non concludo niente! 
Andiamo all'Apple Market di Covent, poi, passando per Regent Street, Oxford Street e Piccadilly, andiamo a Charing Cross a dare uno sguardo ad un paio di librerie... purtroppo arrivo tardi a Foyles che è già chiuso.
Dopo una sosta da Starbucks, a Carnaby Street, si torna al B&B.

La serata la passiamo alla Steak House in Piccadilly Circus dove abbiamo appuntamento con un'amica di Paul e Claudia che vive a Londra.
Naturalmente la riempio di domande sulla vita londinese, la serata passa in piena serenità ed allegria, gustandoci l'ottima carne della Steak House!




Sento poi per telefono l'amico Decio, un Italian Gooner arrivato a Londra per la partita di domani sera (quella che avrei dovuto vedere pure io..) e che avete conosciuto anche nel nostro forum, con il quale ci incontriamo in tarda serata. 
E' un piacere per me conoscere Decio, e la sua ragazza, di persona! E' sempre bello incontrare degli amici che fino a quel momento erano amici "virtuali", conosciuti tramite i forum!
Anche con lui i discorsi cadono subito sul football, sull'Arsenal e sul forum... andiamo alla ricerca di un pub per bere una bella birra in compagnia, ma la domenica a Londra, i Pub chiudono presto e sono tutti chiusi!
Mi dispiace molto non poter offrire una pinta al buon Decio e ci dobbiamo anche salutare di fretta perchè ci accorgiamo che anche la metropolitana sta per chiudere!
Anche se veloce, è stato veramente bello conoscere di persona un altro "malato" di football come me!

Arriva il lunedì, ultimo giorno a Londra.... già dalla mattina siamo meno "brillanti" dato che siamo consapevoli del fatto che alle 15 dovremo prendere un taxi che ci porterà a Liverpool Street... ma decidiamo di goderci tutto fino all'ultimo secondo!!
Mentre Silvia e Claudia fanno tappa da Harrods, io e Paul decidiamo di farci un giro più "culturale" passeggiando attraverso Trafalgar Square e dirigendoci poi verso il Big Ben e costeggiando poi il Tamigi godendoci il panorama e la città.
Altra tipica sosta da Starbucks, poi ci incamminiamo verso Piccadilly per andare da Lillywhites, ovviamente settore football... tante bellissime maglie, anche di squadre di Football league, ma l'attrazione principale è la nuova maglia dell'Inghilterra. Paul la compra, io sono molto tentato, ma, dato che ho già la maglia dei Mondiali, preferisco cambiare e prenderne una "diversa" ed alla fine prendo quella del Galles.



Non ancora contenti torniamo a Carnaby Street ed è ancora da Merc che compro un bellissimo cardigan!
Ci ritroviamo con le mogli e con l'amica londinese conosciuta la sera prima ed andiamo a pranzare al Pub "The Imperial", ancora Fish&Chips con birra per me, per salutare Londra nel migliore dei modi!



Passiamo allegramente questi ultimi momenti nella città più bella del mondo, ma inevitabilmente la testa mi porta a pensare che questo meraviglioso weekend sta per finire...

Torniamo al B&B dove in qualche modo riusciamo a chiudere le valigie dopo aver aggiunto gli ultimi acquisti... prendiamo al volo il taxi prenotato e andiamo a Liverpool Street e da qui lo Stansted Express che ci porta in aeroporto...

E' finita anche stavolta.... i pensieri sono sempre i soliti... voglia di tornarci il prima possibile, nostalgia, tristezza, la vita normale che ci aspetta, il lavoro.... ma alla fine prevale sempre la voglia di ricordare e non dimenticare mai questi giorni splendidi, le tante emozioni, i momenti di allegria, la passione per il football e quindi la partita dei Dons, lo shopping, non tornerò mai da Londra senza aver acquistato, il fish&chips, i pub, le birre, il bacon.... ma soprattutto gli amici... quello che ricorderò con maggiore piacere infatti è la bellissima compagnia, ringrazio Paul, Silvia e Claudia per aver condiviso con me dei momenti straordinari, ma anche Hibees e Decio (con le rispettive fidanzate), persone piacevolissime che spero di incontrare ancora e molto presto!
Un weekend indimenticabile che porterò per sempre nel cuore!