giovedì 22 agosto 2013

Ritorno a Deepdale: PNE-Wolves 0-0

Forse il destino, forse il caso, forse il football, forse il PNE.

Mi ero detto... per sentirmi veramente tifoso del North End voglio assolutamente vedere prima o poi il derby contro il Blackpool, i Lashers, così li chiamiamo noi, i nostri rivali, noi del North End.

Il destino, il caso, il football o semplicemente la magia del PNE?

Non lo saprò mai, quello che so è che un lunedì mattina al lavoro sbircio di nascosto il mio iphone per sapere chi sarà l'avversario del Pne in League Cup... quella mattina, infatti, si dovevano svolgere i sorteggi.
Non osavo pensare, sognare, immaginare. Non ci pensavo nemmeno, non ci avrei mai creduto che sarebbe potuto succedere per davvero.
Leggo dei commenti in Facebook di alcuni amici tifosi del PNE... John e Trevor commentano entusiasti PNE vs Donkeys Lashers.
Non capisco, non voglio capire, faccio finta di non capire.
Guardo il sito ufficiale, guardo il sito della BBC.
E' tutto vero.
Non posso urlare, non posso esultare, non posso scrivere per sfogare la gioia, non posso, ma vorrei, vorrei gridare DERBY!!

Da quel giorno ho solo un pensiero: essere a Preston quel giorno. Lunedì 5 agosto verrà poi confermato.

Niente potrà fermarmi, io ci dovrò essere, diventa l'obiettivo, diventa la mia ossessione.

Prenotare l'aereo, chiedere le ferie, convincere mia moglie, rinunciare ad andare a Brighton con amici per andare a Preston, a Preston a Deepdale, a Deepdale a vedere il North End, a vedere il North End contro il Blackpool, i Lashers, a vedere il derby.

Qualche giorno dopo un'altra bella notizia: la Football League per celebrare il 125° anniversario del primo campionato disputato nel 1888, e vinto dagli Invincibili del Preston North End FC, organizza per la prima giornata alcune partite commemorative scegliendo squadre storiche e che parteciparono a quel primo storico campionato.
Ovviamente anche il PNE è tra queste squadre e viene deciso che sabato 3 agosto giocherà a Deepdale contro i Wolves.

Wolves, Deepdale, 3 agosto... significa solo una cosa per me: due partite a Deepdale in tre giorni!!!

Partita storica contro la squadra probabilmente più forte del campionato... anche in questo caso voglio esserci!

Il mio entusiasmo sale ancora di più, ma devo assolutamente risolvere e superare gli ostacoli che mi dividono dalla realizzazione di un sogno meraviglioso...
Innanzitutto chiamo il mio amico Paolo e gli dico senza mezzi termini: "C'è il derby, niente Brighton, io vado a Preston"... non esattamente un comportamento da amico, ma lui capisce, sa cosa significa tifare, sa cosa significa derby, sa cosa significa il football.

Organizzo un itinerario per convincere anche Silvia, mia moglie... Avevo già da tempo in mente Chester... beh, è una città meravigliosa e non è nemmeno troppo distante da Preston, si può benissimo fare...
So che Preston non è una città altrettanto bella, anche se penso che non la si debba sottovalutare, ma dovendoci comunque restare almeno 3 o 4 giorni per vedere entrambe le partite, penso possa essere una bella idea quella di andare a visitare la bella e vicinissima Lancaster in una giornata.

Silvia capisce. Grazie.
Grazie perchè questa è la mia occasione, grazie perchè questo è un vero sogno, grazie perchè Grazie perché lo so, lo so che Preston non è Londra, Preston non è Barcellona, Preston non è New York, Preston non è Parigi, a Preston non c’è il mare e la spiaggia, a Preston c’è Deepdale e a Deepdale c’è il Preston North End. Il Preston North End e gli Invincibili, il Preston North End e Will Hayhurst, il Preston North End contro i Wolves, il Preston North End e il derby, il Preston North End e John, e Trevor, e Geoff… i tifosi, l’entusiasmo, la passione, le emozioni.
Grazie.

Uno sguardo ai voli ed agli alberghi, si può fare.. resta l'ostacolo del lavoro, delle ferie... ad agosto dovrei lavorare fino al giorno 9... ma le partite sono il 3 ed il 5 agosto...

Forse è veramente la magia del football, del PNE... o forse è la mia passione, la mia volontà di andarci ad ogni costo... fatto sta che riesco incredibilmente ad ottenere le ferie per il periodo necessario ed addirittura la possibilità di partire venerdi 2 agosto, questo mi permetterà di arrivare in tutta calma a Preston il giorno prima del match contro i Wolves!

Sono contentissimo, prenotiamo il volo e nei giorni seguenti gli alberghi: 4 notti a Preston al Premier Inn, con visita a Lancaster in treno la domenica e 4 notti a Chester in una Guest House in Grosvenor Place, con una visita a Llandudno, nel Galles del Nord, al mare!

...ma per adesso la testa e il cuore sono rivolti solo a Deepdale ed alle due partite che il destino ci ha voluto regalare... il destino o forse la magia di questo meraviglioso rapporto che ci lega al Preston North End, in ogni caso un grande regalo che non si poteva assolutamente rifiutare!
Naturalmente acquisto i tickets per entrambe le partite che vedrò nella Town End, il cuore della tifoseria.

Io ci sarò per la partita con i Wolves e sarà per me importantissimo, sarò orgoglioso anche io, orgoglioso della storia del Club. orgoglioso degli Invincibili, orgoglioso di celebrare quel primo campionato, orgoglioso di esserci, orgoglioso di tifare Preston North End, orgoglioso di essere là, là a Deepdale, là nella TOWN END, là nella Town End, insieme a loro, a loro, i tifosi del Preston North End, i tifosi della Town End a cantare, incitare e sostenere sempre.

E poi il derby, il derby contro i "Lashers", il derby, solo questa parola è garanzia di emozioni, emozioni vere, rivalità vera, sentita, sudata, sognata, sperata.
Voglio viverla di persona, l'ho sempre voluto e dopo averla vissuta potrò veramente dire di sentirla mia, fino ad allora no, non posso dirlo, ma dopo sì, in base alle emozioni che vivrò, ai sentimenti che proverò, ma sono certo che saranno sentimenti di amore per il PNE e di "Odio Calcistico" verso i rivali, verso il Blackpool FC.
Sarà un susseguirsi di emozioni che adesso non oso nemmeno immaginare, non ci provo nemmeno, me le voglio tenere tutte per quella sera, dovranno essere spontanee, dovranno essere vere e non pianificate, arriveranno come e quando dovranno arrivare, ma sarò certo di viverle in pieno ancora in mezzo a loro, condividendole con loro e nella loro casa, la Town End, loro i tifoso che la abitano il sabato pomeriggio sempre, sempre e comunque contro tutto e tutti, e questa volta, di lunedì sera, ci sarà un avversario vero, ma anche un amico in più, anzi due, due GBS orgogliosi di esserci. Di esserci a Preston, a Deepdale, nella Town End, con loro, con loro contro i Lashers.
Emozioni vere, tifo vero, amore vero. Preston North End FC.

L'emozione è già tantissima, nonostante manchino ancora tanti, troppi giorni, ma sarà un'attesa dolce e piena di sogni e speranze, cresce sempre di più la voglia di tornare a Deepale di incontrare nuovamente la squadra, ma anche, soprattutto dopo la meravigliosa esperienza del Gentry Day nel marzo scorso a Londra, di poter riabbracciare tanti tifosi, tanti amici speciali, idealmente tutti i tifosi del North End ed in particolar modo quelli con cui ho avuto l'enorme piacere di stringere i migliori rapporti, come John, Trevor, Geoff, Gemma, Ben, Jordan, Adam, ma anche quelli che sarò curioso di conoscere dopo le chat in facebook o i contatti tramite altri canali, come Andrew, Kathleen, Janice, Bill e tanti altri!
A differenza delle altre volte, in questa occasione soggiorneremo a Preston per quattro giorni proprio per poter vedere entrambe le partite che si giocheranno il sabato pomeriggio ed il successivo lunedì sera, sarà meraviglioso perchè per questi quattro giorni potrò fingere di vivere lì, di vivere lì, di svegliarmi alla mattina pensando "Oggi è il giorno del football, oggi è il giorno del Preston North End", svegliarmi alla mattina pensando già alla partita, fare colazione con tranquillità, uscire in centro per una passeggiata, ma già respirando l'atmosfera del match, uscire, pranzare e poi andare là, andare là a Deepdale, non ci potrebbe essere niente di meglio.
Sentirsi uno di loro, sentirsi come loro, almeno per quei pochi giorni, fingere di essere veramente uno di loro, uno di loro che a Deepdale ci va tutti i sabati e magari che va pure in trasferta, sentirmi uno di Preston che alla mattina fa la sua vita normale e che poi senza fretta e ansia va tranquillamente al pub per una pinta prima di godersi lo spettacolo di Deepdale.
Un tifoso.
Voglio sentirmi un tifoso e basta.

E allora appuntamento a sabato 3 agosto per i Wolves e a lunedì 5 agosto per i Lashers.
Can't wait, sarà fantastico, un sogno che si realizza e che spero di riuscire a vivere in pieno, godendomi ogni singolo secondo, ogni persona che incontrerò, ogni emozione che sentirò, tutto farà parte di questo sogno che non vedo l'ora di vivere.

Perchè io mi sento già uno di loro, un tifoso del Preston North End FC e ne sono orgoglioso.


Questa introduzione era per farvi capire con quali attese e con quale entusiasmo sono partito da Bergamo venerdì 2 agosto, direzione Manchester Airport.
Il volo Ryan Air parte puntuale, in aereo ascolto la mia musica preferita, leggo qualcosa, ma soprattutto penso, immagino, sogno... penso, immagino e sogno Deepdale, Preston, il Preston NE..
Penso che fra poche ore il sogno sarà realtà, sarò a Preston e ci resterò per quattro giorni...

Arriviamo a Manchester, conosciamo già l'aeroporto essendoci già stati e quindi ci dirigiamo senza troppe esitazioni verso la stazione dei treni dove ci attende il viaggio da Manchester a Preston.
Chissà quanti penseranno... sei a Manchester, città dell'Old Trafford, città dell'Ethiad Stadium... Manchester United, Manchester City... e vai a Preston? Vai a Deepdale? Vai a vedere il PNE?

Sì, la risposta è sì, una risposta convinta, una risposta sincera.

Vado a vedere il Preston North End e ne sono contento, orgoglioso, soddisfatto, perchè è questa la squadra che tifo, è questa la squadra che amo, che mi fa soffrire, sperare, gioire, è questa la mia squadra.


Ed eccoci allora pronti, il treno ci attende e tra un'ora circa saremo a Preston....

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... il viaggio in treno procede tranquillo, guardo fuori dal finestrino, vedo i paesaggi, vedo le case, vedo la gente, adesso si che mi sento in Inghilterra... intravedo il Reebok Stadium di Bolton e qualche minuto dopo quel cartello tanto atteso: Preston.
Siamo arrivati.
Siamo finalmente a Preston, un anno dopo, quante volte avevo sperato di tornarci, quante volte ho sognato questo momento, quante volte...
Scendo dal treno, mi sento in un posto familiare, mi sento bene, mi sento a casa, mi sento a Preston.
Ci incamminiamo verso l'albergo che si trova in Fox Street, praticamente in centro e vicino quindi alla stazione; questa volta, contrariamente alle nostre solite abitudine, dato che preferiamo solitamente i B&B, abbiamo prenotato una camera nel comodissimo Premier Inn.
Un brevissimo riposo, ma nemmeno cinque minuti e sono già pronto.. è venerdì e in questo giorno lo shop del PNE chiude alle 6pm, abbiamo circa due ore di tempo per andarci, non vedo l'ora di acquistare ed indossare la nuova bellissima (almeno per me) maglia della Nike con il nuovo crest che celebra il 125° anniversario del campionato vinto nella stagione 1888/89 dagli Invincibili.
Già indosso la maglietta "North End Soul" e mi sento a tutti gli effetti pronto a girare per le vie della città e per andare a Deepdale!
Prendiamo un taxi, ripercorro tutto il tragitto che ci porta allo stadio ricordando le esperienze passate, ricordo ogni casa, ogni supermercato, ogni via e poi comincio ad intravedere quello spettacolo, quel tempio... la nostra Casa, la Casa dei tifosi; Deepdale Stadium, ogni volta è un'emozione, ogni volta il "faccione" della Leggenda Sir Tom Finney ci accoglie con quel sorriso dolce, calmo e rassicurante.


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Adesso siamo proprio lì, nel piazzale dello stadio, sotto all'immagine scolpita di Sir Tom e mi fermo un attimo per capire, per rendermi conto di dove sono, per godermi lo spettacolo...
E' straordinario essere lì e guardo le macchine che passano via indifferenti e mi rendo conto di quanto sia normale per chi ci vive, per chi ci passa tutti i giorni, ma per me non è così, mi prenderanno per un bambino che si mette in posa per le foto ricordo, foto che serviranno per ricordare, per sorridere ripensando a quei momenti.
E allora chissenefrega se qualcuno riderà di me, chissenefrega se sembrerò un bambino, forse un pò lo sono ancora per davvero, forse mi piace esserlo, forse voglio esserlo.
Sicuramente lo voglio essere oggi, per godermi tutto con spensieratezza, non interessandomi al parere degli altri, andando a fare foto davanti allo stadio, davanti al cartello che indica la partita di domani, davanti alla statua di Sir Tom.

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Già, la statua, credo proprio che sia questa statua il vero simbolo, il rispetto del Club verso il passato, verso la sua più grande Leggenda che ancora oggi accoglie tutti con la sua maestosa semplicità... un calciatore che calcia un pallone in mezzo ad una pozza d'acqua, un calciatore fortissimo, ma così umile, un pallone old style e l'acqua, la pioggia, il fango che spesso caratterizzano le partite dei campionati inglese rendendole, almeno ai nostri occhi, ancora più combattute, ancora più vere, ancora più affascinanti.

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Dopo un pò di "romanticismo" passo alla parte pratica... vado alla biglietteria a ritirare i tickets acquistati on line per entrambe le partite... finalmente li ho in mano, li posso vedere, li posso toccare.. quei biglietti, il lasciapassare per un sogno!
In quei pezzi di carta sono racchiusi sogni e speranze, speranze di vittoria, speranze di divertimento, speranze di vivere grandi emozioni!
Andiamo poi allo shop... c'è tutto il nuovo abbigliamento Nike con polo, magliette, felpe, tute, giacche... ma soprattutto c'è la nuova maglia... candidamente bianca, semplice, senza fronzoli.. bianca e basta.
Questo è il PNE: bianco. E con pantaloncini navy. Non potevo chiedere di meglio alla Nike, almeno per i miei gusti.
La provo, ma so già che mi va bene, la provo, la indosso, mi guardo allo specchio... finalmente è mia..
Chiedo la stampa del nome e del numero: Hayhurst, 24.
Sempre lui, sempre Will, sempre il 24.
Un ragazzo a cui sono rimasto affezionato, un ragazzo in cui credo molto, ha talento e tanta tanta umiltà, serietà, "testa sulle spalle", sono certo che diventerà protagonista con la maglia del North End.
L'ho premiato un anno fa proprio qui a Deepdale, ho avuto occasione di parlarci, l'ho incontrato ancora a Londra in occasione del match contro il Brentford, ci scriviamo ogni tanto tramite FB e soprattutto mi ha concesso di inviargli alcune domande, una specie di intervista, alle quali mi ha risposto subito e senza problemi.
Spero di poterlo incontrare ancora, intanto mi accontento della maglia con il suo nome...
Acquisto anche una spilla, il match programme della sfida di sabato ed una felpa molto bella.
Piccola delusione... avevo scritto un articolo di presentazione dei GBS, l'italian Branche del PNE, sperando che venisse pubblicato su questo programma... ma non c'è.. vabbè, peccato, ma sarà per un'altra volta.

Soddisfatto degli acquisti facciamo ancora qualche foto e poi andiamo a rilassarci nel parco che si trova proprio di fronte allo stadio. Riposiamo sotto lo sguardo vigile di Sir Tom che ci guarda e che ci ricorda dove siamo...
Poi ci incamminiamo con calma e tranquillità verso il centro città attraversando la Sir Tom Finney Way, la Alan Kelly Walk e la Deepdale Road... bellissimo essere lì, ancora faccio fatica a rendermi conto e soprattutto ad immaginare che domani sarà sabato, giorno del football, giorno del Preston North End!

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La serata passa veloce e tranquilla, ceniamo in albergo e, stanchi della giornata intensa, decidiamo di non uscire.... e domani ci aspetta un'altra giornata che, spero, ci riserverà parecchie emozioni!
La mattina del giorno dopo si passeggia per le vie di Preston e per i negozi; alla libreria Waterstone's trovo ad un prezzo davvero molto conveniente il libro "Northern Monkeys", scritto da Bill Routlege, un tifoso del PNE, che racconta la nascita e lo sviluppo del fenomeno delle "terraces" dagli inizi degli anno '70 sino ad oggi nel Nord Inghilterra attraverso la sviluppo sociale della Nazione e la nascita di nuove sub-culture destinate a segnare la storia inglese.
Poi però l'ansia e l'attesa cominciano a farsi sentire ed arrivano inesorabili.
E' ora, dobbiamo andare, abbiamo un appuntamento importante a Deepdale, un appuntamento cper il quale siamo arrivati fin qua dall'Italia, un appuntamento con la squadra, con i tifosi, con il Preston North End.
Come al solito prendiamo un taxi ed arriviamo allo stadio, ma prima di goderci l'atmosfera del match, voglio godermi anche quella del pre-match... e quale modo migliore c'è per farlo se non andando a sorseggiare una squisita birra in compagnia dei tifosi del PNE in uno dei loro pub.. il White Hart, poco distante da Deepdale.
Prima di arrivare al White Hart troviamo il famoso Sumners Pub, afffolatissimo anche dai tifosi avversari che bevono e cantano allegramente mischiandosi con quelli de Pne senza problemi.

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Dopo una breve sosta ci dirigiamo verso il White Hart dove ci attende Trevor con alcuni amici Northenders ovviamente...
Con Trevor ho oramai stretto un bel rapporto di amicizia e sono contentissimo di poterlo rivedere, di chiacchierare con lui in compagnia dell'immancabile Guinness..
Ancora una volta Trevor si dimostra generoso con me regalandomi due magliette.... diciamo cosi... non proprio amichevoli nei confronti del caro Blackpool, dei Tangerines.. :D

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Tutto fantastico, vorrei restare lì ancora un pò, ma il richiamo di Deepdale comincia a farsi sempre più forte ed insistente ed allora decidiamo, insieme a Trevor, di dirigerci a piedi verso lo stadio.
Incrociamo molti Wolves, ma nessuno vuole creare nessun tipo di problema.
E' bellissimo per me incamminarci verso Deepdale in mezzo ad una marea di maglie bianche mischiate ogni tanto da qualche "chiazza" arancione..
Questo dovrebbe essere sempre il mio sabato... Pub in attesa del match, camminata verso lo stadio e poi partita.. non mi sembra di chiedere molto!!
Arriviamo a Deepdale e ci dividiamo da Trevor dato che il suo posto è nell'Invincibles Pavillon, mentre io ho preferito posizionarmi nella mitica Town End al fianco di un altro amico che sono ansioso di rivedere, John.

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Prendiamo i tickets, ci dirigiamo verso la nostra entrata, passiamo il tornello, facciamo qualche scalino, cerchiamo il settore giusto ed usciamo... davanti a noi si presenta lo spettacolo di Deepdale, sempre meraviglioso!
Un'immagine che resterà per sempre scolpita nel mio cuore quella di Deepdale, dei suoi spalti, del suo campo..
Casa. La sento Casa anche mia.
La Casa dei Tifosi del Preston North End: Deepdale.
Parte la musica della simpatica canzone "Chippy Tea" dei Lancashire Hotspot, rimodellata per il PNE dal gruppo stesso che in questa versione utilizza il ritornello "PNE PNE" al posto di "Chippy Tea, Chippy Tea".
Sono particolarmente contento dato che ero stato uno di quelli che aveva proposto questa canzone, tramite il forum Pne Online, come "sigla" da utilizzare per l'ingresso in campo dei giocatori.
Prima di salire sugli spalti, in alto, vicino a John, ci mettiamo a bordo campo, dietro la porta dove Rudd si sta preparando al match insieme ai compagni.
Vedo Hayhurst e gli altri, altra emozione, vorrei chiamarli uno per uno, vorrei gridar loro che io sono lì a sostenerli, io sono lì ad incitarli, io sono lì per il PNE!
Riconosco in mezzo ai tifosi Janice, una simpatica signora tifosissima del North End, conosciuta tramite FB, che è contentissima di conoscermi, così come Kim, una ragazza molto gentile e simpatica.
Dopo i saluti e dopo che i giocatori rientrano negli spogliatoi ci dirigiamo verso il nostro posto accompagnati dalle tradizionali note di Can't Help Falling in Love, "inno" che da anni viene utilizzato a Deepdale e che la Town End canta con passione.

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Arriviamo e subito trovo John, è bellissimo rivederlo!!
Lui è lì con le sue due simpatiche bambine, ma questo non gli impedisce certo di cantare ed incitare la squadra... anzi, è lui spesso che fa partire i cori che poi tutta la Town End canta insieme.
Sapevo che John era un grande tifoso, ma non pensavo che fosse addirittura lui a dirigere i cori!
Sono contento di essere lì e di essere con lui a respirare in pieno l'atmosfera della terrace, vivendo il match in modo completamente diverso dalle altre volte quando mi siedevo comodo e tranquillo nella prima fila dell?Invincibles Pavillon.
Stando lì perderò sicuramente la possibilità di vedere i giocatori da vicino, di fare foto memorabili, ma ne vale la pena, perchè io voglio sentirmi uno di loro, voglio rinforzare le amicizie e creare nuovi rapporti.
E' bello essere riconosciuti dal CLub, è bello parlare e conoscere i giocatori, ma il rispetto dei tifosi è la cosa essenziale e più importante per me e sono felice di constatare quanto loro mi considerino uno di loro, alcuni mi riconoscono, ma a me non interessa essere riconosciuto, mi basta essere lì con loro e sentirmi un tifoso normale, uno dei tanti, ma con tanta, tanta vera passione.

La partita inizia, lo speaker annuncia le formazioni; Hayhurst partirà dalla panchina, in campo ci sono i nuovi arrivati Clarke, Humphrey e soprattutto Super Kevin Davies.

La partita scorre veloce, è un match piacevole, il PNE crea delle occasioni da gol e reclama un rigore che pareva sacrosanto... non fa niente, quello che importa è l'aver visto i ragazzi volenterosi, determinati nel cercare la vittoria.
Hayhurst entra in campo nel finale e subito mette in mostra il suo talento.
Durante l'intervallo Andrew, un ragazzo conosciuto tramite FB, dopo avermi riconosciuto viene a salutarmi, a darmi il benvenuto e soprattutto a darmi appuntamento per la partita di lunedi!!
Qui tutti già pensano al derby, è un pensiero fisso, troppo importante, troppo sentito, troppo atteso.
Non si può far finta di niente, non si può fingere di non pensarci e dire "concentriamoci solo sui Wolves"... impossibile.
Addirittura durante la partita qualche tifoso forse un pò troppo "allegro" comincia a lanciare tra la folla un pupazzo rappresentante un asino....e, senza offesa per nessuno, nell'immaginario collettivo, rappresentante i Lashers del Blackpool... facendolo passare tra i tifosi della Town End tra la curiosità e i sorrisi degli altri...

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La partita finisce con un pareggio per 0-0 che alla fine può essere accolto con positività soprattutto considerando la forza della squadra avversaria, ma anche considerando il buon gioco espresso dai ragazzi di Simon Grayson.
Durante la partita è stato favoloso stare in mezzo ai tifosi, cantare con loro a squarciagola, incitare, soffrire, sperare, imprecare, è stato meraviglioso e vorrei rifarlo ancora e poi ancora, tutti i sabati...
Saluto con malinconia Deepdale, ma questa volta so che tornerò di certo e di certo molto presto e quindi il saluto è meno triste, è un arrivederci, già pronto e carico a lanciare la mia personale sfida al Blackpool!!

Come al solito siamo gli ultimi ad uscire dallo stadio, sempre estasiati a guardare gli spalti svuotarsi cosi velocemente e con i seggiolini vuoti che formano ora le facce di Shankly, Finney e Kelly... troppo bello, uno spettacolo che merita ancora qualche minuto, lì in piedi in uno stadio vuoto con gli stewards che aspettano solo che te ne vai per poter chiudere lo stadio...
Un'ultima foto e stavolta mi decido ad uscire...
All'uscita trovo un altro ragazzo, Nathan, che mi ferma per scambiare due battute dopo avermi riconosciuto... sono contentissimo, un'accoglienza straordinaria, tanti amici, una grande famiglia, il Preston North End!!
Qui ho trovato quello che per anni ho cercato.
Il senso di appartenenza, la voglia di far parte di un'unica grande famiglia, quella del Preston North End.

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Manca ancora una cosa però.... mi piacerebbe salutare Will e ringraziarlo personalmente per quella intervista alla quale aveva molto gentilmente accettato di rispondere.
Mi posizione fuori dalla porta dalla quale i giocatori entrano ed escono dagli spogliatoi... e attendo... siamo io, mia moglie e tre ragazzini in cerca di autografi...

Escono un paio di giocatori, poi arriva Iain Hume... beh, con lui una foto la voglio!
Il canadese è molto gentile e disponibile e si concede per foto e autografi.

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Aspetto ancora, forse è già uscito, o forse dovrò aspettare a lungo... ma ancora una volta il destino vuole che io possa incontrare Will Hayhurst, fare una foto e scambiare con lui qualche battuta.
Anche lui mi da appuntamento a lunedi... è ufficiale, la partita contro il Blackpool è già iniziata!!!


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Soddisfatto e contento, non aspetto gli altri giocatori, il mio obiettivo era quello di ringraziare Will e di poter chiacchierare con lui, farli sentire la mia vicinanza, il mio appoggio.
Anche in questa occasione ha dimostrato grande gentilezza ed umiltà, sono sempre più convinto, anche dopo averlo visto in campo oggi, che potrà diventare un grande giocatore, glielo auguro di cuore!!!

Appagato, contento, ancora nel mezzo del mio sogno, rientriamo in albergo passeggiando per Preston ripensando ai bellissimi momenti vissuti anche oggi... dalla birra al White Hart con Trevor e gli altri, all'incontro con Janice, Kim, Andrew, Nathan e con quel "pazzo" di John, uno che porta le bambine allo stadio, ma che canta per novanta minuti, incita, grida.
Mi riconosco in lui, lui è l'immagine che ho di quello che dovrebbe essere un tifoso.
Grande John!
E poi la partita, i cori, le emozioni, i gol mancati, l'atmosfera, il ruggito di Deepdale.. ed io ci ero in mezzo a quel ruggito, ne facevo parte, impazzisco a pensarci!!
Ed infine i giocatori e soprattutto Will.

Una giornata memorabile, posso lasciarmi addormentare stanco, ma contento, guardando i gol del sabato con le immagini che arrivano da "The Football League Show"... a Deepdale erano presenti quelli della BBC ed hanno fatto un bel servizio, anche se speravo in qualche immagine in più, ma va bene così... di cosa mi posso lamentare???

E domani "gita" a Lancaster, per una tranquilla domenica prima del grande attesissimo giorno.... il giorno di Preston NE-Blackpool!!!


CAN'T WAIT!

sabato 17 agosto 2013

Gli anni dei Vescovi

Altra bella storia raccontata da Sir Simon! 


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La mattina del 22 aprile 1939 Laurie Wensley andò a lavorare come al solito. Diciannove anni all’anagrafe cittadina e qualcuno in più scritto dalla fatica su quel volto glabro, che ogni sera puntava la sveglia alle sei del mattino. Sulla sedia di legno della camera era poggiata una borsa da calcio accuratamente preparata, mentre ai piedi del letto, ne giaceva un'altra, molto più sbrigativa e spartana, con dentro scarpe rovinate, scolorite e annerite, insieme alla divisa da lavoro. Scese al piano di sotto, dove la madre premurosa gli aveva preparato la sua colazione preferita.. uova fritte, bacon, purea di patate e broccoli. Insieme a due colleghi salì con ancora gli occhi pesanti sul camion della ditta mineraria, dove aveva trovato occupazione. C’erano da consegnare 200 sacchi di carbone per dieci tonnellate di peso totale. Quantità media per il fabbisogno settimanale dei clienti nella zona di Bishop Auckland, contea di Durham. Sul pesante mezzo, le gocce di pioggia, scivolavano zigzagando a scatti sul vetro che lasciava intravedere il cielo di una bugiarda primavera. Tempi difficili. Il settore minerario del nord-est dell’Inghilterra mostrava segni d’ampia crisi, dopo il boom impiegatizio di un decennio prima. Scoppierà la guerra? Non sarebbe dipeso da lui. Quella sera invece, forse qualcosa sarebbe dipeso dalle sue qualità. Nel primo pomeriggio, smontati gli abiti da lavoro, sarebbe partito con la sua squadra alla volta di Sunderland, verso Roker Park per la finale dell’Amateur Cup.

Lui era il centravanti del Bishop Auckland, e sapeva che molto dell’esito di quell’incontro passava dai suoi piedi. Quei piedi ereditati dal padre Harry, anch’egli calciatore per passione dei “vescovi” e che nel 1921 aveva giocato e vinto il quarto trofeo per questo club, battendo a Middlesbrough lo Swindon Victoria per 4-2. Poi la storia avrebbe consegnato al sodalizio altre due coppe, l’ultima nel 1935. A Sunderland allo stadio ci sono oltre ventimila persone. Tutte indossano giacca e cravatta, sfoggiano rosette colorate, e agitano sonagli, e i giocatori appaiono altrettanto ben curati ed eleganti. Il prisma del calcio che cambia secondo le epoche. Per il figlio d’arte la partita non sarà così semplice. I tempi regolamentari restano fermi a reti inviolate. Il Willington non molla. Poi durante l’appendice dei supplementari Laurie Wensley si sblocca, infilando tre volte la porta avversaria e regalando l’ennesimo trionfo ai “The Two Blues”, obbligando il custode del museo del Bishop Auckland FC a provvedere all’acquisto della settima teca.

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C’è un ventenne in quella squadra. Un talento sbocciato nella contea che di nome fa Robert Paisley. A tredici anni gioca con l’Hetton Juniors, e il Bishop Auckland se ne assicura le doti sborsando la “somma principesca” di tre scellini e sei pence. Il Liverpool era già sulle sue tracce, ma prima che Bob potesse firmare i moduli del contratto per i Reds, giocò anche un altra finale di coppa per i Vescovi il 6 maggio 1939, quando sconfissero il South Shields, sempre a Roker Park, per prendersi la Challenge Durham Cup e completare il loro acuto. Appena due giorni dopo, l'8 maggio, Paisley scendeva a bordo di un treno sbuffante alla stazione di Exchange Street a Liverpool per iniziare una collaborazione con la società di Anfield Road che sarebbe durata più di mezzo secolo.

“Passi.. Catenacci di ferro appena smossi, umido e silenzio. Quelle guglie di granito, sembrano spilli infilati nel cielo sopra Auckland Castle. Si arrampicano a cercare risposte che non troveranno. Mentre il vento tormenta gli argini del fiume Wear e spazza colline ondulate. State lontani, mi raccomando, quando la luna balla tonda ed ubriaca, state lontani perché la notte qui vi afferra per la gola e vi riempie gli occhi delle visioni di Ranulf. L’antico Vescovo cammina ancora, in equilibrio senza cadere sconfitto nell’abisso dell’eternità. Ci deve svelare il suo segreto occultato, le pergamene che ancora infiammano il suo cuore. State lontani, il profilo di Rudolf Flambard, primo prigioniero trascinato nella torre di Londra, si muove lento su gradini di marmo. Troppo silenzio per non urlare, un silenzio che implora giustizia o forse perdono, in cerca di calore, che nemmeno quel crocifisso saldo nelle sue mani riesce a emanare, nell’aria fumante d’incenso. Potete vedermi?, potete sentirmi?, potete parlarmi?. Io sono Rudolf Flambard, vescovo di Durham e Bishop, giustiziato per esorcismo.”

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E che Bishop sia terra di Vescovi, lo dice la parola. Era la residenza principale dell’episcopato di Durham. Il legame si riflette esplicito nella prima parte della denominazione cittadina. Meno chiaro, a tutt’oggi il suffisso “ Auckland” . La versione maggiormente accreditata parla di "roccia o scogliera sul Clyde". Chiarissima, invece, la genesi del club calcistico.

Anche qui la religione ha il suo peso specifico. Un gruppo di studenti di teologia di Cambridge e Oxford, residenti nella cittadina vescovile, che accantonate per un attimo le Sacre Scritture, decidono di fondare una squadra conosciuta come Bishop Church Auckland Institute. In seguito nel 1886, una controversia causò una scissione di un gruppo reclamato come Auckland Town, e sarà da questo trambusto, che il Bishop Auckland Football Club finalmente nasce nella sua forma moderna. Otto giorni più tardi arrivò anche la fatidica scelta cromatica. Si propese per il blu chiaro e limpido di Cambridge, unito a quello più scuro e profondo di Oxford. Ed ecco i vescovi colorati dai “Two Blues.”

"Stan è magro e minuto, timido, introverso quanto basta, e frequenta la Grammar School di Bishop. I suoi genitori gestiscono l'Eden Theatre ora demolito, che si trovava all'incrocio fra Newgate Street e South Church Road. Ha delle doti. Il padre Arthur, abile artista ed impresario se ne accorge e prova a farli fare carriera nel mondo dello spettacolo. Grazie signor Arthur, grazie signor Arthur Laurel.. suo figlio, quel ragazzino mingherlino, svampito e pasticcione, con due orecchie a sventola e i capelli rossicci arruffati tenuti sempre alzati all'insù, e che si gratta quando inizialmente non riesce a comprendere qualcosa che gli sta accadendo è diventato l’attore comico Stan Laurel. E’ diventato il celeberrimo Stanlio, in coppia con Oliver Hardy in arte Ollio.. Oggi Stan c’è una statua per te in un parco di Bishop. E quel bronzo fa sorridere anche se non parla. Proprio come facevi tu."

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Nel 1955 il Bishop Auckland ritorna a vincere una finale di Amateur Cup. In città si parlò di 22000 programmi venduti e 15000 biglietti acquistati. Sono gli anni d’oro. La prima di tre storiche vittorie consecutive nella manifestazione. A Wembley davanti a 100000 spettatori contro i londinesi dell’Hendon. E’ il 16 aprile. Il Bishop Auckland, in quel momento è veramente una big del calcio non professionistico. Si porta dietro tra le sue file ben otto giocatori internazionali..

Alla mezz'ora, il portiere Reg Ivey dell’Hendon ebbe una reazione troppo lenta sul passaggio di Seamus O'Connell, che permise a Derek Lewin di indovinare un delizioso pallonetto per la rete del vantaggio, nonostante il disperato tentativo di recupero del difensore in maglia verde Dexter Adams.

Dopo venti minuti dall'inizio della ripresa, è ancora O'Connell a provocare scompiglio. La sua esperienza in club di massima divisione si fa sentire eccome. Il suo tiro verrà respinto da Ivey, ma sulla ribattuta è prontissimo Derek Lewin ad insaccare. La FA Amateur Cup riprende la strada del nord. E Bobby Hardisty il capitano, e forse uno dei più famosi calciatori della storia di questo club, può finalmente alzare quel trofeo sfuggitoli per ben tre volte.


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L’anno seguente l’avversario, per lo meno nel primo match si dimostrò più ostico. Il Corinthians Casuals strappò un primo pareggio, per 1-1, ma poi nel replay giocato all’Ayresome Park di Middlesbrough il Bishop passeggiò sui corinzi grazie alla doppietta del solito Lewin, e ai centri di Hardisty e Stewart per un rotondo 4-1 finale. Seamus O’Connelly l’ex Chelsea, decise di diventare commerciante di bestiame. Disse di stare a suo agio più nell’erba dei pascoli fra le sue mucche, che in quella del campo di calcio.

Infine il canto del cigno. L’ultimo trionfo, datato 13 aprile 1957 quando Il Bishop Auckland sconfiggerà i Wycombe Wanderers, che ironia della sorte avevano gli stessi colori della squadra della Contea del Durham, per gli stessi motivi legati alle suggestioni universitarie. Questa volta finirà 3-1 davanti ai 90000 dell’Empire Stadium. Immancabile la rete di Lewis. Poi un bel goal di Bradley, e uno di Bill Russell, che segnò per la prima volta in una finale. Nell’occasione si ritirò Jimmy Nimmins. Uno che lavorava duro in acciaieria e guadagnava qualche sterlina in più con quel pallone.


E oggi cosa resta di tutto ciò a Heritage Park. Potremmo giocare con la parola stessa, con la sua traduzione. Un patrimonio, un retaggio di gloria. D’altri tempi, ma pur sempre una scia luminosa di storia che ha attraversato quel cielo dipinto da due blu.


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We are The One and Only Wanderers...

 Onorati come sempre di pubblicare l'ennesimo grande racconto di SIR Simon!



Mettergli un po’ di sale in zucca? Inutile, tempo sprecato. Più probabile oggi realizzi uno dei suoi goal. D’altra parte in fondo è il suo mestiere, quello che vuole la gente da lui. E poi magari festeggerà aggiustandosi quella fascetta da tennista che tiene in testa, e alzerà il braccio verso l’alto. Non in maniera rigida, rabbiosa, sprezzante, bensì molle, quasi stancamente, come se anche esultare gli costasse fatica.

E allora, come previsto, segna. Accade al minuto trentatré del primo tempo quando raccolse una gemma di Roy Greaves colpendo di mancino inesorabilmente alle spalle di John Butcher. E lui se la rise, guardando compiaciuto tutta quella folla in estasi, arrivata da Bolton per veder sancita una promozione nella massima serie che mancava ormai da ben quattordici anni.

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Ok, facciamo ordine. Il suo nome completo è Frank Stewart Worthington da Halifax, uno dei calciatori più talentuosi e abili nella storia del calcio inglese. Della sua grazia sopraffina con il pallone se ne accorgono per primi a Huddersfield nel 1966, e con loro contribuirà alla promozione del club in Prima Divisione nel 1970. Si trasferisce a Leicester nel 1972, dove vi trascorre un periodo di successi, prima di riunirsi con il suo ex manager Ian Greaves, al Bolton cinque anni dopo.

I suoi centri spettacolari del campionato 1977/78 faranno impazzire Burnden Park, trascinando i trotters nelle parti alte della classifica. E i tifosi ovviamente lo amavano. Come si può amare di un amore profano uno spirito anticonformista. Tutti sapevano del suo tenore di vita, della passione per le macchine sportive, la sua debolezza per le belle donne e le ore piccole. Negli anni di Bolton se ne andava in giro con una reginetta di bellezza delle isole Barbados. Il solito Maverick insomma. Uscito dalle mille correnti del mare mosso degli anni settanta. Non il primo, e nemmeno l’ultimo.

Worthington aveva accettato di lasciare Leicester nel 1977 e di collaborare ancora una volta con il suo vecchio manager. Certo non era arrivato gratis. Il Bolton sborsò oltre 90000 sterline per averlo. Ma nel giorno più importante del campionato nessuno si preoccuperà di tutti quei soldi. Sarà sua la rete che permise la vittoria a Ewood Park contro il Blackburn Rovers, utile per riportare il vecchio Bolton alla conquista di un campionato, con quell' unico e indimenticabile sigillo che valse partita e stagione.

Bolton? Quasi. Esattamente Horwich un miglio circa a ovest del centro cittadino, dove arriva il respiro ingombrante della Grande Manchester. Il club fu fondato nel 1874 con il nome di Christ Church FC da un gruppo di studenti della Christ Church Sunday School di Blackburn Street, sotto la supervisione del loro maestro di scuola, Thomas Ogden. Il primo presidente fu il vicario della Christ Church, protagonista della scissione del sodalizio avvenuta nel 1877 al Gladstone Hotel da cui nacque la società attuale.

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Wanderers: vagabondi, perché al club non era mai stato assegnato un proprio terreno di gioco in maniera stabile. Dapprima eccoli al Park Recreation Ground, poi al Cockle's Field, in seguito al Pike's Lake Ground, infine definitivamente fino al 1997 a Burnden Park.

Ian Graves e le sue rughe dipinte sul volto, lasciarono Huddersfield nell'estate del 1974. Entrò nel Bolton Wanderers inizialmente come assistente di Jimmy Armfield. Ma quando Armfield se ne andò a rimpiazzare Don Revie al Leeds United, fu promosso allenatore in prima, prendendo in consegna una squadra che comprendeva un gruppo di discreto talento.

E con qualche innesto riuscì nell’impresa di vincere la Seconda Divisione inglese del 1978.

Bolton, è terra di rivoluzione industriale e di slanci religiosi riformatori. Dall’inventore Samuel Crompton, all’predicatore protestante George Marsh messo al rogo per eresia dalla regina Maria la sanguinaria. Nei dintorni della città, presso Halliwell, troverete all'interno del vecchio maniero di Smithills Hall, la sua impronta del piede. Narra la leggenda che riaffermò così solidamente la sua fede, mentre veniva “esaminato”, che la sua impronta s’impresse nel pavimento in pietra..

Scansati gli immancabili fantasmi, torniamo a parlare dei trotters. Prima di quel fatidico 1978 erano stati due gli avvenimenti principali che avevano scosso la Bolton sportiva del dopoguerra. Il primo è un ricordo tragico, si tratta del disastro avvenuto a Burnden Park nel 1946 e passato stranamente sempre sotto troppo silenzio.

Una tragedia dimenticata. Una tragedia occorsa esattamente 67 anni fa: il 9 marzo 1946: sesto turno di FA Cup, da disputare tra i padroni di casa e lo Stoke City. Il Bolton aveva già vinto la FA Cup negli anni venti ed era alla ricerca di un'altra affermazione. Lo Stoke invece non aveva mai vinto la Coppa ma nelle sue fila militava una leggenda del calcio inglese, Stanley Matthews.

La possibilità dunque di vedere Stanley Matthews e la fortuita coincidenza che il campionato non era ancora iniziato dopo la guerra, rendevano il torneo più popolare che mai, e questa gara in particolare.

Non si trattò di una gara sold-out: il picco di pubblico per quella stagione fu di 43,453 spettatori, ben al di sotto del record assoluto dello stadio, stimato in 70.000 spettatori. Se a ciò si aggiunse che la Burnden Stand con i suoi 3.000 posti era ancora requisita dal Ministero per gli approvvigionamenti, e che i tornelli sull’immenso Embankment Stand erano chiusi, si arrivò ad una concentrazione di pubblico sugli ingressi dell’altra gradinata.

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I tifosi iniziarono ad arrivare a centinaia dall’una del pomeriggio, e alle due e mezzo, l’enorme Embankement Stand era già al pieno della sua capacità.

Alf Ashwort, testimone oculare presente alla partita, dal suo punto di vista privilegiato dalla gradinata opposta ricorda:

“L’ingresso era solo da Manchester Road, e subito a destra dei tornelli c’era un bar. La gente si riuniva attorno a questo bar, e non si muoveva da lì, nonostante fosse evidente che c’erano altri locali più avanti”.

Alle 14.40 i tornelli vennero chiusi, benché centinaia di persone stessero ancora cercando di entrare allo stadio. Molti entrarono nell’Embankement Stand, già sovraccarico di persone, dalla ferrovia che passava li vicino, semplicemente rimuovendo pezzi di recinzione fatiscente. La gente già nella tribuna era spinta dalle persone che continuavano ad entrare. Al calcio d’inizio successe l’irreparabile: la folla che continuava a entrare dal lato della ferrovia spingeva sempre più le persone all’interno dello stadio, finché una barriera metallica non cedette e, le persone ricorda un altro dei presenti:

“Sembrava che cadessero come un mazzo di carte, la gente veniva portata via in barella, con le braccia penzolanti”.

La partita fu sospesa e le squadre abbandonarono il campo alle 15.12. La polizia ordinò di riprendere la gara meno di mezzora dopo, con le linee laterali del campo dove era avvenuta la tragedia rifatte empiricamente con della segatura.

Oltre la linea laterale giacevano i corpi su barelle improvvisate, coperti con delle giacche. Senza la percezione esatta dell’accaduto le squadre ripresero a giocare semplicemente invertendo le porte e la partita finì senza gol in una mestizia terribile.

Il bilancio della tragedia di Burnden Park parlò poi di 33 vittime e oltre 400 feriti, la tragedia più grande fino a quella occorsa all’Ibrox Park nel 1971.

Meglio andarono le cose nel 1958 quando il Bolton tornò a trionfare in coppa, battendo a Wembley il Manchester United. Ma se non vi è sfuggito la data anche in quel caso siamo reduci da un ennesima tragedia. Quella che coinvolse non il Bolton, ma i loro avversari nella neve dell’aeroporto di Monaco tre mesi prima. Eppure i reduci del disastro, Bobby Charlton su tutti, uniti all’entusiasmo dei ragazzi della squadra riserve e guidati in panchina dal gallese Jimmy Murphy, vista la convalescenza di Matt Busby, arrivò in finale fra l’entusiasmo e la commozione di un intero paese. E tutti tifavano per loro. Tutti volevano che quella coppa andasse allo sfortunato club di Manchester. Non un’ottima prospettiva per il Bolton, che tutto sommato, quella partita se l’era guadagnata. Un po’ quello che successe quando cinque anni addietro tutti volevano la vittoria per il Blackpool di Matthews. Ma a differenza del 1953 i trotters di Bill Ridding non si lasciarono intimidire e ammorbidire dall’impatto ambientale, e vinsero con la doppietta del gigante Nat Lofthouse. E’ vero, all’uscita si beccarono un fitto lancio di pomodori, ma il trofeo se lo portarono a casa.

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Il campionato vincente 1977/78 cominciò in una sorta di derby con il Burnley a Turf Moor, e subito arrivò una vittoria in trasferta per uno a zero, bissata tre giorni dopo dal successo casalingo sul Millwall per 2-1. Graves poteva contare veramente su di un ottimo gruppo. E se vogliamo, a corredo romantico, anche su una delle maglie più belle della storia dell’abbigliamento tecnico del Bolton. Una “umbro” bianca a maniche lievemente tratteggiate, con numero rosso sulla schiena e pantaloncini royal navy. Uno sballo, che anche oggi fa le fortune dei venditori di divise da calcio vintage.

In porta James “Jim” Martin McDonagh uno dei migliori estremi difensori che hanno mai difeso la porta del Bolton. Davanti a lui si distinguevano l’irlandese Tony Dunne, il roccioso Paul Jones e i baffi curati del centrale Sam Allardyce. Accanto a Big Sam si muoveva l’elegante Mick Walsh. In mezzo al campo spiccava la qualità di Roy Graeves nascosto spesso dalla sua barba scura, l’infaticabile ragazzo di casa il piccolo e tosto Brian Smith, e poi ecco l’esperienza del pilastro Peter Reid, a urlare ordini all’espressione sofferente e grintosa di Alan Gowling e all’abile ala scozzese Willie Morgan. Quest’ultimo, un altro idolo di Burnden Park cui i tifosi dedicarono la canzone: “We’ve got Willie, Willie, Willie, Willie Morgan, on the wing, on the wing…”

A disegnare strategie per il già citato Worthington, ci pensò l’ex giocatore del Liverpool Peter Thompson e Ray Train che accesero la scintilla letale di Neil Whatmore, con la sua maglietta perennemente fuori dai pantaloncini, autore in quella benedetta stagione di diciannove centri.

In ogni caso non fu così semplice. Il palo colpito da John Radford nell’ultima di Blackburn trema ancora. Il Southampton e il Tottenham Hotspur poi, minacciarono costantemente la squadra di Greaves. Ci furono momenti difficili come quello seguito alla sconfitta patita a White Hart Lane, ma ugualmente altri magnifici come la vittoria al Bramall Lane per 5-1, e quella interna per 6-3 sul Cardiff City. Alla fine la classifica finale disse Bolton 58, Saints 57 e Spurs 56.


Tutte e tre furono promosse in Prima Divisione, ma la coppa la sollevarono quei vagabondi di Burnden Park.


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The Fields of Green

Racconto di Sir Simon

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Maggio 1987..

La Mini red flame corre nel verde e suggestivo Northamptonshire. Strade ondulate che circondano il piccolo promontorio di Arbury Hill, tagliate dal placido scorrere del fiume Nene. Riflessi di memoria: Alla radio passano l’ultimo successo di Boy George “Everything I Own”. La Mini classica, l’ultima versione, dotata di carreggiate allargate, freni anteriori a disco, codolini in plastica nera sulle ruote, e nuovi rivestimenti interni. Fotogrammi di eleganza e stile tutti britannici. Ritagli di gioventù, di un'altra epoca.

L’odore di cuoio pervade ogni stradina e ogni anfratto di una città sonnambula, sorniona, quasi volesse evitare di far sfoggio delle sue perle neppure troppo nascoste. Ogni tempio, inteso come shoemaker factory, racconta una storia propria, ma tutti rivelano il patrimonio comune, di un’arte che ha insegnato al mondo come abbigliare il piede.

Northampton. Frammenti di quel “piccolo mondo antico” in cui il tempo era scandito con metodica lentezza, fascino, e assoluto rigore artigiano.

Cobblers. I calzolai.

Una tradizione calzaturiera illustre, che risale ai tempi di Oliver Cromwell, quando l'era delle fabbriche non era ancora sorta, ma in migliaia, nelle capanne dal tetto di paglia, seguivano la loro vocazione con semplicità e naturalezza, provvedendo non solo ai bisogni della loro comunità rurale, ma rifornendo regolarmente le città vicine ed anche altre parti del paese.

Tomaia, trincetti, lesine. Verso Wantage Road, il rumore del martello sui tacchi si fa più incessante.. Al County Ground i calzolai hanno vinto il torneo di Quarta Divisione..

E senza Tony Barton. Si proprio lui. Il manager, che a sorpresa era diventato campione d’Europa con l’AstonVilla, e che altrettanto a sorpresa nel 1984 aveva firmato come allenatore dell’Northampton Town. Povero Tony, forse il suo cuore debole che sempre l’ha accompagnato e ne ha deciso le sorti, non era adatto alle grandi pressioni. Meglio la campagna e un piccolo club. Che poi tanto piccolo forse non lo era nemmeno, visto che l’ambizione sportiva lo trascinò circa vent’anni prima, addirittura nella massima serie seppure per un solo campionato. Quando Barton abbandonò la panchina per problemi di salute, a County Ground arriva Graham Carr con le sue guance paffute e l’inseparabile flat cap di lana grigia.

Nella sua prima stagione in carica terminerà il campionato in ottava posizione. Un trampolino di lancio discreto per tentare qualcosa di meglio. E il meglio arriverà. Puntuale, com’erano allora le stagioni. Come i narcisi della primavera inglese del 1987, in cui i cobblers solleveranno quel trofeo, e guadagneranno la promozione.

Una stagione da incorniciare. Novantanove punti.. segnando 103 gol, ventinove dei quali porteranno la firma di Richard Hill che grazie a quei centri approderà a Watford per la lauta somma di 265000 sterline. Un altro record, questa volta economico, per le casse del club.

Il Northampton Town si era formato ufficialmente il 6 marzo 1897, dopo tutta una serie di fitte riunioni fra insegnanti di scuola del distretto della città e un avvocato locale, un certo AJ “Pat” Darnell, nelle sale del Princess Royal Inn, in Wellingborough Road. Fra una tazza di tè, e una partita a Whist, nasce la squadra di calcio. Non senza qualche contestazione. Servirà una vertenza per decidere il nome del sodalizio, che non avrebbe dovuto confondersi con l’appellativo del gruppo cittadino di Rugby. Alla fine basto aggiungere il suffisso “Town” e tutto fu risolto. Con ampi sorrisi sotto i baffoni a manubrio.


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Solo una squadra riuscì a battere in casa i calzolai nella stagione 1986/87. Il merito, se così lo possiamo definire andò allo Swansea che si impose con una rete di Colin Pascoe, in faccia a quelli della Spion Kop, covo dei tifosi colorati di claret and white.

Ovvio. Difficile sconfiggere quel Northampton. Il Preston North End ci provò, ma restò indietro di nove lunghezze, il Southend lontanissimo a meno diciannove. Numeri. Fredde statistiche. La realtà, parla di un insieme di ottimi giocatori, fra i quali spiccavano le doti del giovane centrocampista Eddie McGoldrick proveniente dal Nuneaton Borough, con molta probabilità, l’uomo chiave del successo della squadra di Carr. Per il quale, al termine dell’esperienza con Northampton e Crystal Palace, nel 1993, si apriranno le porte di Highbury, e per un ragazzo nato a Islington, non deve essere stato davvero un brutto affare.

Con lui il capitano Trevor Morley, che l’anno successivo se ne andrà a Manchester sponda City, e dopo ai londinesi del West Ham. E poi il portiere Peter Gleasure, Phil Chard (250 partite con il club di County Ground), Warren McDonald, il difensore centrale Keith McPherson, la sua spalla Russ Wilcox, e il sempre pronto Dave Gilbert. Un po’ meno si vide il figlio di Carr, Alan, che sedeva sulla panchina con papà con tanto di cartella scolastica. Graham voleva diventasse in futuro un calciatore, invece presto lascerà palla e scarpette, e farà successo come comico, tanto da diventare uno dei più bravi interpreti dell’umorismo inglese.

Oh Northampton, come doveva essere stata buona la birra quell’anno sotto i tetti aguzzi del County Tavern Pub..

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The fields are green the skies are blue,
the river Nene goes winding through,
the market square is cobbled stones,
it shakes the old dears to the bones,
a finer town you'll never see,
a finer town you'll never be,
your city lights don't bother me,

Northampton Town i'm proud to be..

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domenica 28 luglio 2013

Monza - AFC Wimbledon

La voglia di british football non si placa mai, nemmeno quando tra pochi giorni sarò di ritorno a Preston per assistere a due partite della mia squadra, ovviamente il Preston North End.... e allora appena ho saputo che nelle mie vicinanze sarebbero arrivati i Dons non ho esitato ad a Monza per respirare dal vivo un pò di quella passione che i britannici sanno sempre trasmettere quando seguono la propria squadra, soprattutto se per farlo devono volare anche fuori dai confini del Regno Unito.
Il Wimbledon a Monza... beh, grandissima occasione per me che da parecchi anni provo una simpatia molto forte per questo Club, soprattutto dopo aver letto il libro "Noi siamo il Wimbledon" di Stefano Faccendini e dopo essere stato due volte al Kingsmeadow: la prima volta per visitare lo stadio trovando un'accoglienza meravigliosa, la seconda per assistere ad una partita di due stagioni fa contro il Dag&Red.
Belle emozioni, belle sensazioni che mi hanno convinto a continuare a seguire le sorti di questa squadra la cui storia tutti ormai conosciamo, una storia fatta soprattutto della grande passione e del senso di appartenenza al proprio Club ed alle sue origini di questi fantastici tifosi.
Seguo le sorti dei Dons ogni sabato con molto interesse anche grazie all'ottimo blog degli amici dell'Italian Crazy Gang e della loro pagina Facebook "Show me the Way to Plough Lane".
Appuntamento quindi allo Stadio Brianteo di Monza alle 18.30 per questa partita con la quale i due Club hanno voluto ricordare la Finale giocata nel 1976 da queste due squadre nella Coppa Anglo Italiana e vinta dai monzesi per 1-0 grazie al gol decisivo di Casagrande.
Sono arrivato allo stadio alle ore 18.00 circa e subito ho trovato altri amici con cui avevo appuntamento, ragazzi dell'Italian Celts, Alessandro, Giuseppe, arrivato da Sondrio in treno, e Danilo, arrivato adirittura da Genova apposta per vedere la partita!  
Pazzi scatenati disposti a tutto pur di respirare per qualche ora la splendida atmosfera che solo i tifosi inglesi possono regalare!!
Ci siamo messi in fila per acquistare i tickets in tribuna, ma assicurandoci di poterci sedere in mezzo ai tifosi inglesi.
Alessandro mi ha raccontato che in giro per il centro di Monza, parecchio distante, soprattutto se fatto a piedi, dallo Stadio, ha trovato un tifosi del Wimbledon che, cartina alla mano, stava cercando lo stadio... lui ed i suoi amici non hanno esitato a dargli un passaggio in macchina fino al Brianteo ed il tifoso, per ricambiare quel gesto di gentilezza, gli ha regalato il cappellino dei Dons che indossava..
Qualche minuto più tardi è arrivato anche un altro amico, Marco, membro come me dei GBS, il Fans Club Italiano del Preston North End, insieme ad altri suoi amici.
Già fuori dallo stadio avevo potuto apprezzare la folta presenza di tifosi inglesi, riconoscibili dalle immancabili magliette della propria squadra o più semplicemente dalle birre che avevano tra le loro mani :)
Entrati allo stadio sono rimasto deluso dal comportamento degli stewards che hanno fatto spostare un gruppo di tifosi Dons nonostante avessero già posizionato in quel lato della tribuna i loro striscioni... obbligandoli a sedersi poco più in centro, ma lontano dai loro vessilli...
In ogni caso nessuna polemica da parte dei tifosi, per loro era una giornata festosa e l'unica cosa a cui pensavano era quella di divertirsi sostenendo la loro squadra.
Comunque anche noi ci siamo seduti in mezzo a loro ed a tutti gli altri tifosi del Wimbledon, composti soprattutto da famiglie che hanno probabilmente approfittato della partita per visitare Milano.
Tra di loro molta tranquillità e fair play, ma soprattutto sostegno per la squadra!
Io indossavo una maglia del Wimbledon acquistata allo stadio in occasione della partita di due stagioni fa vista al Kingsmeadow e quindi mi sentivo proprio uno di loro, anche se, naturalmente, il mio cuore da tifoso non ha mai smesso di battere per l'amato PNE!
La partita è iniziata alle 18.30 circa, i Dons, con mia delusione non hanno indossata la classica maglia blu e gialla, ma la maglia away gialla con pantaloncini bianchi... peccato..
Prima del calcio di inizio è stato osservato un minuto di silenzio perla tragica scomparsa del motociclista Antonelli, rispettato da tutto lo stadio con grande rispetto e compostezza.
La prestazione delle due squadre è stata fortemente condizionata dal grandissimo caldo.. così come lo abbiamo sofferto noi sugli spalti seppur comodamente seduti a gustarci il match ed a chiacchierare tra di noi e con qualche tifoso inglese.
E' stata infatti una bellissima occasione per rivedere vecchi amici e per conoscere altri grandi appassionati di calcio britannico, sicuramente un aspetto importante di questa calda e afosa giornata.
Il match è stato abbastanza noioso, anche se il Monza ha subito fatto vedere qualcosa di più rispetto agli ospiti; al 30° minuto circa le squadre si sono concesse un time-out e noi la sospirata birra fresca!
Pochi minuti prima dell'intervallo i monzesi sono passati in vantaggio tra la delusione dei tifosi inglesi.
Durante l'intervallo c'è stata una piccola cerimonia durante la quale si è ricordata la partita del 1976, allo stadio veniva venduta anche una maglia celebrativa dell'evento di oggi, con la presentazione degli allenatori e di alcuni giocatori di quei tempi presenti al Brianteo, tra i quali Casagrande che segnò il gol vittoria per il Monza.
Nel secondo tempo la partita è continuata su livelli abbastanza bassi, forse ci aspettavamo qualcosa di più dai ragazzi di Ardley che sabato prossimo saranno già impegnati nella prima giornata di campionato, ma comunque è stato piacevole continuare a condividere questa giornata con gli altri ragazzi e con i tifosi inglesi che hanno anche intonato qualche coro di incoraggiamento alla squadra tra cui il classico Come on you Dons!
Il Monza ha segnato altri due gol mettendo in mostra un buon stato di forma e una almeno apparente superiorità sui Dons.
L'arbitro si è reso protagonista con un'espulsione sinceramente incomprensibile ai danni di un giocatore del Wimbledon... 
Il match è terminato con la netta sconfitta per i Dons, ma comunque i tifosi hanno salutato con gioia i propri giocatori ed il manager che hanno risposto con degli applausi verso la propria gente.
E' stata una sconfitta, una partita non spettacolare, una giornata condizionata dal grande caldo, ma resterà sicuramente nei miei ricordi come una giornata piacevole all'insegna del football e dell'amicizia.
Ringrazio i tifosi Dons per la bella atmosfera che ci hanno regalato e gli amici del Celtic, oltre a Marco, che hanno condiviso con me questa piacevole giornata di football!!

Come on you Dons!!!!

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sabato 13 luglio 2013

AFC Rushden & Diamonds

La fine della stagione 2010/11 ha visto la scomparsa improvvisa e crudele del Rushden & Diamonds FC causata da grossi problemi finanziari che non le avrebbero permesso di iscriversi al campionato della stagione successiva.
Dopo diciannove anni di numerosi alti e bassi, il Club era stato fondato nel 1992, un piccolo gruppo di sostenitori del Club ha deciso di prendere in mano la situazione contando solo su sè stessi per cercare di garantire che i ricordi legati alla loro squadra potessero sopravvivere, che le amicizie costruite in quel periodo avessero potuto continuare e prosperare, e che il nome del Rushden & Diamonds non fosse stato condannato a restare solo negli annali della storia del calcio del passato.


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Il risultato fu la nascita del AFC Rushden & Diamonds.


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Una quantità enorme di lavoro era già iniziato dietro le quinte, ma la vera inaugurazione del club ha avuto luogo il 1 ° luglio 2011 a seguito di un incontro avvenuto tra circa 170 sostenitori Pemberton Center a Rushden. I presenti hanno votato in massa a favore della creazione di un nuovo club, decidendo il nome AFC Rushden & Diamonds.

L'idea fin dall'inizio è stata quella di creare un Club della comunità e controllato dai tifosi e non da una sola persona.

Da qui lo slogan "Un fan, un voto, una comunità, un club."

Un comitato è stato rapidamente assemblato, costituito da un certo numero di volontari al fine di gestire quotidianamente il nuovo club.

La creazione del AFC R & S è arrivata troppo tardi per mettere fattivamente insieme una squadra maggiore per la stagione 2011/12, per cui è stato deciso che il club avrebbe giocato solo a livello di Under18 per il suo primo anno di esistenza. L'obiettivo era comunque quello di assemblare una squadra senior per la stagione 2012/13, al fine di competere nella United Counties League.

Un altro incontro aperto ai fans seguì ed in quella occasione venne deciso che l'AFC Rushden & Diamonds avrebbe giocato le sue partite casalinghe al Kiln Park, sede del Raunds Town FC.
Avvenne anche una successiva votazione per decidere quali dovessero essere i colori che avrebbero dovuto rappresentare il CLub: i voti decisero per un kit di casa bianco e blu (che richiama i colori del R&D FC) e per un kit giallo e nero per la divisa da trasferta.

Il 18 luglio 2011, meno di tre settimane dopo dalla nascita del AFC Rushden & Diamonds, il club ha annunciato un grande colpo con la nomina di Mark Starmer come allenatore per la stagione inaugurale del club.
Starmer ha portato con sé un pedigree eccezionale nel calcio giovanile, avendo portato la squadra U18s del Rushden & Diamonds alla conquistato di campionato e coppa di categoria.

E' stato un grande desiderio di tutti i tifosi coinvolti nella formazione del AFC R & S organizzare qualcosa per onorare la memoria di Dale Roberts, il portiere del Rushden & Diamonds tragicamente scomparso nel dicembre 2010.
Una Coppa commemorativa è stata organizzata in suo nome e si svolge ogni anno tra l'AFC R & S U18s e e il Cleveland Juniors, il primo club di Dale.
Il Cleveland Juniors ha vinto il primo incontro per 3-2, ma il risultato era irrilevante dato che l'obiettivo principale era quello di raccogliere fondi per la Dale Roberts Memorial Fund ed in quella occasione vennero raccolti circa £ 3000 .
Come ulteriore omaggio a Dale, la maglia numero 1 è stata ritirata a tempo indeterminato e donata ai suoi genitori, George e Isabel Roberts, prima della partita.

Il nuovo club ha giocato la sua prima partita ufficiale il 25 agosto 2011 grazie all'entusiasmo di circa 40 volontari che sono riusciti ad organizzare tutto per poter far scendere la squadra U18 finalmente in campo. La partita è stata giocata contro il Daventry Town nella Northants senior Youth League ed hanno partecipato 470 sostenitori, un record di presenze per il campionato.

Le cose hanno cominciato ad andare bene in campo, ma il duro lavoro dietro le quinte continuava. Con l'aiuto del Supporters Direct, è stata redatta una costituzione del Club che è diventato una società comunitaria di Benefit (Community Benefit Society). Uno schema di adesione (membership) è stata poi lanciata, dando a ciascun membro la possibilità di esprimere il proprio voto nelle decisioni future del club.

Il lato commerciale del club si sta ancora sviluppando e sono stati contattati un buon numero di sponsor.
La "Playfish" (azienda leader nel settore del gioco sociale) è diventata lo sponsor principale del club. A livello locale, eventi di raccolta fondi sono state pianificati e tenuti, aiutando il club a impegnarsi con la comunità.
Collegamenti si sono formati con altre società calcistiche locali e con le imprese. Uno schema di Business Partner è stato quindi istituito al fine di dare benefici aggiuntivi ai soci del club e al tempo stesso per avere un rapporto più personalizzato per le aziende locali.



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Lo sviluppo del "Community Club" sta procedendo più rapidamente del previsto, il club ha accettato di collaborare a stretto contatto con il South Rushden Junior Football Club. Questo significativo passo assicura un percorso per i giovani giocatori dai 5 snni fino ai livelli più alti.

Durante la prima stagione la squadra U18 iha sorpreso la maggior parte dei sostenitori per la sua crescente maturità e per il suo sviluppo. Dopo un avvio lento la squadra ha raggiunto ls Northants Senior Youth League Knockout Cup Final, contro l'AFC Kempston Rovers sul campo neutro del Corby FC vincendo 4-1 davanti a quasi 500 fans.

Dopo aver goduto dell'ospitalità infrasettimanale a Kiln Park, sede del Raunds Town FC per le partite casalinghe della squadra giovanile durante la stagione 2011-12, c'era la necessità di trovare un terreno sul quale si potesse giocare anche nel fine settimana.
Una nuova votazione dei fans vide, tra le varie opzioni, la schiacciante vittoria di chi voleva una partnership con il Wellingborough Town, che significava che l'AFC Rushden & Diamonds avrebbe giocato al Dog and Duck a partire dalla stagione 2012-13 in poi.

Nel maggio 2012 il Comitato della FA League ha dato l'approvazione alla squadra senior del AFC Rushden & Diamonds di poter giocare nella Division One of the United Counties League nella stagione 2012-13.
Da quel momento il club ha nominato Mark Starmer come manager della squadra senior, il quale portò con sè Andy Peaks come suo assistente (che ha una grande esperienza nella UCL, oltre ad essere un ex giocatore di R & DFC), aggiungendo poi Scott (Biff) Carlin come primo allenatore della squadra.

Il club annunciò la formazione della squadra "ladies", di un team per multi-disabili e la continuazione della squadra Under 18 nella Northants senior Youth League per la stagione 2012-13, con Mark Walsh come manager.

Il club annunciò anche che per la stagione 2012-13 la EA Sports sarebbe stato lo sponsor ufficiale della prima squadra e della Under18, e che la Tempest Sport sarebbe stato il produttore della maglia ufficiale del club ed il fornitore di abbigliamento sportivo.



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Il lavoro durante l'estate dal team di volontari, in collaborazione con gli sforzi di volontari del Wellingborough Town, contribuì ad affinare una serie di servizi al Dog and Duck, compresa l'introduzione di un bar per i giorni di partite, noto come Dale's Bar in memoria di Dale Roberts.

A seguito di una serie di prove, Mark Starmer e il suo team sono riusciti a mettere insieme una squadra senior per la stagione 2012-13 nel ChromaSport and Trophies United Counties League Division One.

Sabato 18 Agosto, 2012 l'AFC Rushden & Diamonds ha giocato la sua prima partita con la squadra senior e per l'occasione accorse una folla di 784 persone che vide la squadra sconfiggere il Thrapston Town per 3-0 al Dog & Duck.

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Quella inaugurale stagione 2012-13 vide il Diamonds perdere solo due partite di campionato, ottenendo la promozione terminando al secondo posto in classifica. I Diamonds sono stati protagonisti anche di una buona corsa nel FA Vase, nel quale hanno raggiunto il terzo turno della competizione prima di perdere contro l'Ashington FC.




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Così come la squadra senior ha raggiunto il successo nella sua prima stagione,anche il team Ladies del AFC R & S ha vinto il suo campionato nel 2012-13 nella Northants Women Football League Division 2, oltre ad aver conquistato il NWFL KO Cup Plate.

Anche i Diamonds Under 18 hanno continuato il loro buon record, con Mark Walsh che ha portato la squadra a vincere il Titolo nella Northants Senior Youth League West Division nella stagione 2012/13, ma non hanno potuto difendere la vittoria della stagione precedente nella League KO Cup dato che, anche a causa del maltempo, questa competizione non è stata giocata.


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Un altro esempio di un piccolo Club nato dalla volontà, dall'amore e dalla passione dei tifosi che non vogliono arrendersi nemmeno dopo la scomparsa della loro squadra a causa della cattiva gestione finanziaria da parte di personaggi che con i tifosi veri hanno poco in comune...


Una squadra che cercherò di seguire con simpatia anche in onore del vecchio (ma non tanto dato che venne fondato solo nel 1992) Rushden & Diamonds FC.

Il Battaglione di McCrae

Grande rispetto per questi uomini d'onore, grande rispetto per questi calciatori, grande rispetto per questi patrioti, grande rispetto per un Popolo intero.

Ecco il racconto capolavoro di Sir Simon:




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Un vento carico di pioggia spazza i campi della Somme, la madre di tutte le battaglie. Muove onde lunghe nel grano, anela al ricordo. Il primo luglio del 1916, più di cinquantamila soldati dell’esercito di Sua Maestà britannica Giorgio V, mosse un’offensiva allo scopo di alleggerire l'enorme e insostenibile pressione tedesca a Verdun. Una colossale quantità di uomini che avanzarono lentamente nella terra di nessuno, fra Lassigny e Hébuterne, a passo di marcia, prestandosi a essere un facile bersaglio per il nemico barricato negli “stollen”. Saranno le loro ultime ombre sulla terra. Tracce di fantasmi inconsapevoli. Quando scese il silenzio e tacquero i cannoni, quel vento diffuse nei villaggi una polifonia lugubre di gemiti e richieste d’aiuto, odore dolciastro di sangue, vomito, zolfo, merda, carne bruciata. Quel vento diceva che lì, si era consumato uno dei più grandi macelli della storia. Oggi il panorama non porta più alcun segno degli scontri che lo sconvolsero quasi cento anni fa. I boschi distrutti dai bombardamenti, sono nuovamente rigogliosi e le linee delle trincee sono coperte da un lussureggiante manto erboso. Ci sono ancora i contadini, le vacche, i cavalli, il letame. In una cappella in mattoni rossi, resta un Cristo con le gambe bruciate dal fuoco della battaglia. Fuori vive una campagna immensa, ippocastani in fiore, gazze ferme controvento come aquiloni. Increspature lunghe, verde smeraldo, la topografia del massacro che si dispiega con evidenza perfetta. Ti pare di risentire gli spari, le esplosioni, gli ordini urlati con concitazione. Nelle orecchie, anzi nello stomaco, quel suono. Eroico, struggente, melodioso. Il suono della cornamusa scozzese che muove qualcosa dentro di profondo e nascosto, e fa emergere sensazioni ataviche, ancestrali. La sua forza sta proprio qui. "Ladies from Hell", le signore dall'inferno; così le truppe tedesche chiamavano gli scozzesi, nel fango della Somme, per l'aspetto stravagante dei soldati britannici in kilt. Certo, una volta per i massacri si sceglievano sempre bei posti..


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La Gran Bretagna intera, era chiamata alle armi in massa, al fianco dei pochi militari professionisti sopravvissuti ai primi due anni della Grande Guerra. Occorrevano forze nuove, fresche. Nel novembre del 1914 gli Heart of Midlothian erano in cima alla Prima Divisione scozzese. Avevano cominciato la stagione con otto vittorie consecutive. Una delle più grandi squadre di sempre che ha indossato la maglia “maroon”, e probabilmente destinata a un futuro radioso. Tuttavia questo club fece un passo avanti per una causa molto più grande. Undici giocatori degli Hearts divennero i primi calciatori professionisti nel paese arruolatesi in un nuovo battaglione guidato dal carismatico e molto amato uomo politico e d'affari di Edimburgo, Sir George McCrae. Nell'agosto il calcio era diventato il bersaglio di una campagna al veleno non completamente infondata. I calciatori, dicevano i critici, erano degli imboscati e dei codardi, pronti a nascondersi a casa, mentre gli uomini migliori rischiavano la vita al fronte. I campionati erano ormai sul punto di essere fermati dal governo, fino a quando la loro reputazione è stata salvata dai ragazzi di Edimburgo. Il “Sensation Football” catturò naturalmente l’attenzione e l'immaginazione del paese: Il Battaglione di McCrae (il 16 ° Royal Scots) sarà un esempio. Il gesto del gruppo di Tynecastle, fu seguito subito da circa cinquecento dei loro tifosi e anche da centocinquanta sostenitori dell’ Hibernian. L’appello si sparse e fu accolto. Migliaia e migliaia di giovani entusiasti si presentarono ai centri di raccolta formando lunghissime code. Il generale Henry Rawlinson promise: chi proviene da una stessa città, da uno stesso quartiere, addirittura da una stessa categoria professionale sarà inquadrato nello stesso reparto per l’intera durata del conflitto. Nacquero così i “Battaglioni di amici” (Pals Battalions). Essi raggruppavano i giovani dei quartieri più poveri, gli studenti delle scuole pubbliche, gli sportivi (compreso un campione nazionale di boxe), i commercianti, gli addetti ai trasporti, gli impiegati pubblici, persino gli artisti. Ci si arruolava per sfuggire alla povertà e alle miserie della vita quotidiana; ci si arruolava per aiutare “ il coraggioso, piccolo Belgio”; ci si arruolava per spirito di emulazione o per desiderio di autoaffermazione; ci si arruolava per puro patriottismo. Tanto – si pensava- la guerra finirà a Natale... nel giugno 1915 i cuori di Midlothian sono a Ripon. Nel mese di settembre si trasferirono a Salisbury Plain, dove divennero parte della 54°esima divisione, e nel gennaio del 1916 sbarcarono a Le Havre. Il 27 gennaio presso la linea del fronte, sostennero uno dei bombardamenti più pesanti mai visti in quel settore perdendo otto uomini e subendo venti feriti.


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McCrae, i suoi baffi seriosi, e il suo Tam o'shanter, attraversarono la Francia nella primavera del 1916, e quel fatidico primo luglio, lui e i suoi, presero parte all'apertura della battaglia: il cosiddetto Big Push. Il reggimento era stato selezionato per assalire la parte più pericolosa delle posizioni nemiche. Di fronte a loro si stendevano una serie terribile di reti di filo spinato e trincee, zeppe di mitragliatrici. Avanzarono col fucile ad armacollo, in file lievemente distanziate, a passo normale. A dispetto delle avversità, e con indomito coraggio, penetrarono più di qualunque altra unità militare nelle linee difensive tedesche in quella spaventosa mattina. Ma il sacrificio fu immenso e impietoso. Le postazioni tedesche li falciarono a migliaia. Sembra che nemmeno i galli quel giorno cantarono l'alba. Tre quarti del battaglione di Sir George McCrae perse la vita. Un’autentica carneficina. Tra i morti sette membri della squadra di calcio. Fra di loro Harry Wattie, con buona probabilità il miglior centravanti di Scozia. Non è mai stata trovata traccia dei suoi resti. Tom Gracie invece morì a causa delle ferite riportate nell'ottobre di quell'anno. Pat Crossan subì un martirio di prigionia e non riuscì a recuperare del tutto la sua salute prima della morte avvenuta nel 1933. E poi Duncan Currie, John Allan, James Boyd, Ernest Ellis, e James Speedie. Qualcuno disse che a un certo punto le nubi si aprirono per rivelare un rettangolo di cielo blu. E da qualche parte, in alto, due nitide scie di vapore bianco formarono una perfetta croce di Sant'Andrea..


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Ci sono due monumenti ai caduti per celebrare quel momento. Il memoriale in pietra a Contalmaison, eretto da artigiani scozzesi nel 2004, e l'Heart of Midlothian War Memorial nella zona di Haymarket, a Edimburgo donato alla città dal club nel 1922.

“Do not ask where Hearts are playing and then look at me askance. If it's football that you're wanting, you must come with us to France!”


Sir George McCrae




Racconto di Sir Simon