Io e Silvia arriviamo da London Waterloo alla stazione di Southampton in tarda mattinata, è un giovedì di febbraio abbastanza freddo, ma questo non ci scoraggia di certo ed a piedi arriviamo a Bargate, la storica porta che ci apre la strada per la cosiddetta città vecchia, ci sono resti delle mura medievali, la chiesa di St Michael e la Tudor House, edificio affascinante risalente, appunto, ai tempi dei Tudor, proseguendo arriviamo alla Merchant Medieval House e poi al pub più conosciuto di Southampton, e forse anche il più bello, il “The Duke of Wellington” dove possiamo accomodarci per mettere qualcosa sotto i denti e per sorseggiare la prima pinta del lungo weekend in Terra d’Albione.
E’ un pub storico e davvero pieno di fascino, molto
accogliente e c’è un’atmosfera rilassata che ti fa venir voglia di restarci
tutto il pomeriggio, ma la voglia di conoscere questa città che da tanti anni
volevo visitare è più forte e così torniamo a percorrere le sue strade seguendo
i resti delle mura e portandoci poi in Hamtun Street dove si può ammirare un
bel murale raffigurante la storia di Southampton.
Nel tardo pomeriggio, dopo un giro per i negozi di High
Street, torniamo a Bargate, sulla storica porta viene proiettato un filmino a
colori che narra i momenti chiave nella storia della città, la sera la passiamo
più che altro a programmare quello che faremo il giorno dopo, le previsioni
meteo non sono delle migliori, ma non possiamo perderci quello che abbiamo in
mente.
La mattina seguente, dopo un’abbondante e deliziosa Full
English Breakfast in hotel, andiamo in stazione dove prendiamo il primo treno
diretto a Salisbury e da qui attendiamo per pochi minuti il bus che ci porta a
Stonehenge, il famoso sito neolitico, uno dei più straordinari monumenti di
pietre colossali erette e risalenti alla preistoria.
Il viaggio è di circa mezz’ora, ma poi dalla biglietteria e
dal piccolo museo, dove c’è anche una riproduzione di un villaggio preistorico,
ci si deve portare alle pietre, ci si potrebbe andare a piedi, ma vista la
distanza e soprattutto il vento forte e freddo, decidiamo di usufruire del
servizio bus.
Quando intravediamo da lontano il circolo di pietre ci
rendiamo già conto di quanto sia imponente e quanto sia suggestivo pensare a
quando e come venne realizzato ed al mistero che avvolge le sue origini ed il
suo significato ed utilizzo. Ci avviciniamo, non si può superare un certo
limite (solo con un ingresso speciale fuori dagli orari normali di visita si
può andare direttamente tra le pietre e toccarle), ma siamo comunque davvero a
pochissima distanza e possiamo ammirare questo sito neolitico, ammirarlo ed
immaginare le persone che lo progettarono e costruirono oltre a farsi avvolgere
dal suo fascino misterioso.
Scattiamo diverse foto, purtroppo il vento è sempre forte ed
inizia anche a piovere, forse con questo tempo è ancora più suggestivo trovarci
lì, ma dopo un po’ siamo costretti a tornare al museo per ripararci oltre che
per visitarlo fino a quando è previsto il prossimo bus che da lì ci porterà ad
Old Sarum, dove potremo visitare quello che resta di un antico castello poco
distante da Salisbury.
Quando arriviamo siamo tentati di fermarci in un bel pub
sulla strada, ma decidiamo di proseguire anche perché il tempo stringe dato che
poi abbiamo in programma la visita della Cattedrale di Salisbury oltre che
della città, attraversiamo per un tratto la campagna inglese prima di giungere
all’ingresso di Old Sarum entrando con lo stesso biglietto utilizzato a
Stonehenge, rispetto ad altri castelli visitati in Terra d’Albione qui non c’è
molto da vedere sinceramente, i resti del castello ed il verde intorno ad essi
rendono la visita piacevole, ma mi sarei aspettato qualcosa di meglio.
Riprendiamo il bus arrivando in breve tempo a Salisbury,
città davvero affascinante, ma per prima cosa andiamo alla Cattedrale visto che
gli ingressi sono permessi solo fino ad un certo orario, anche qui è valido il
biglietto precedente, è davvero maestosa e dal fascino gotico, anche
all’interno è bellissima, una foto assolutamente da fare è quella ad una grossa
vasca piena di acqua nella quale si riflette splendidamente una delle
fantastiche vetrate, un addetto ci mostra come viene misurato il livello dell’acqua
sotto alla cattedrale, la città sorge infatti sulle sponde del fiume Avon.
Poi arriviamo al momento più atteso, abbiamo infatti il
privilegio di vedere una delle quattro copie originali ancora rimaste intatte
ai giorni nostri della Magna Carta, le altre tre si trovano alla Cattedrale di
Lincoln ed in una biblioteca a Londra, non è possibile fotografarla, ma forse è
giusto così, un pezzo così storico lo si deve vedere con i propri occhi e
questo deve essere un momento unico da conservare dentro sé stessi.
Usciti soddisfatti dalla Cattedrale iniziamo a visitare la
piccola, ma deliziosa cittadina, piena di negozi particolari, edifici in stile
Tudor, che apprezzo sempre tantissimo, la porta di High Street, ma anche
tantissimi pub, molti dei quali storici e pieni di fascino.
E proprio in uno di questi il “Haunch of Venison” facciamo
una sosta per bere una bella e meritata birra accompagnata da noccioline e
patatine, il pub è veramente antico, la struttura è di quelle che mi piacciono,
c’è un camino, tavoli in legno, quadri storici ad adornare i muri, pian piano
si riempie di gente adulta che vuole un tavolo per la cena, ma anche di ragazzi
che restano in piedi davanti al bancone a chiacchierare con ovviamente tra le
mani una pinta.
Dopo un altro giro per le vie cittadine decidiamo di cenare
al “The New Inn”, altro pub affascinante e tradizionale con la facciata esterna
in stile Tudoe, anche in questo caso tavoli in legno, quadri sui muri,
divanetti, poltroncine ed un camino, c’è anche una sala dedicata a giochi
tradizionali.
Ordino una deliziosa “Pie” accompagnata da un’ottima birra
locale, restiamo a goderci quella fantastica atmosfera fino alla sera e poi ci
dirigiamo a prendere il treno che ci riporta a Southampton, un po’ stanchi
forse, ma contenti e soddisfatti per la bellissima giornata.
Il giorno dopo inizia con la solita colazione in hotel dove
vedo spuntare qualche maglia a righe biancorosse, tifosi dei Saints che
arrivano probabilmente dall’estero o da città inglesi distanti, è infatti
sabato, il giorno sacro per il football inglese.
Andiamo prima di tutto, chiamando un Uber, nella zona del
porto dove c’è “Sakks”, un negozio di abbigliamento, con le marche giuste, su
tutte “Ma.strum”, impossibile trovarla in Italia, difficile, visti i prezzi
doganali, farsela spedire comprando online, ed allora ne approfitto ed acquisto
due felpe anche grazie ai saldi facendo pure due chiacchiere con un commesso
tifoso del Cardiff City.
Torniamo in centro dove vediamo il memoriale dedicato alle
vittime della tragedia del Titanic, che salpò proprio da Southampton, e dove
entriamo nel Sea City Museum senza tuttavia visitare il museo preferendo
tornare nella via dei negozi per qualche acquisto prima che abbia inizio il
nostro When Saturday Comes.
Intorno alle 13.15, infatti, andiamo al Kingsland Tavern dove ho appuntamento con Lewis, un ragazzo tifoso del Southampton e che ha fondato un brand di abbigliamento casual chiamato “Grand Alliance Clothing” per vivere il classico pre-match tra birre, chiacchiere e risate, il pub è pieno di Saints fiduciosi di poter battere il Charlton in uno scontro diretto nella lotta per l’accesso ai playoff.
Ci avviamo poi verso lo stadio attraversando un ponte sui
cui muri ci sono dei disegni raffiguranti la storia del Southampton attraverso
i suoi giocatori più celebri, poi intravedo St Mary’s e l’emozione dentro di me
sale, ho scelto stavolta di venire qui perché nell’ormai lontano 2005 vidi in
televisione dall’Italia un’avvincente sfida salvezza in Premier League tra i
Saints ed il Norwich con i padroni di casa che si imposero con uno spettacolare
4-3, da allora questo Club è entrato nel mio cuore e vi è rimasto per sempre
seppur come squadra simpatia che ho continuato a seguire ammirandone
soprattutto il settore giovanile e la sua capacità di crescere giocatori che
sarebbero poi diventati dei campioni come ad esempio Gareth Bale e Theo
Walcott. Un amico che tifava Saints ci ha purtroppo lasciati qualche anno fa ed
anche per lui mi ero ripromesso di venirci prima o poi a St Mary’s ed ora
eccomi qui.
Dopo un salto allo shop, dove compro la maglia ufficiale
della stagione in corso, è il momento di cercare l’ingresso della Itchen Stand
ed è proprio vicino alla statua dedicata a Ted Bates, calciatore dei Saints tra
il 1937 ed il 1957 ed in seguito manager dal 1953 (per 2 anni come vice) al
1973 per poi ricoprire il ruolo di dirigente del Club tra il 1976 (anno della
conquista della FA CUP) ed il 1998 fino a diventarne Presidente fino al 2003,
l’anno della sua morte, restando quindi, con diversi ruoli, con il Club per ben
66 anni consecutivi.
Superati i tornelli siamo dentro e l’impatto è subito di
quelli che ti restano dentro, prendiamo posto, siamo in terza fila e quindi
vicinissimi al campo ed appena i tifosi iniziano ad intonare il classico “Oh
When the Saints go Marching In” mi vengono inevitabilmente i brividi, osservo
tutto in ogni dettaglio, voglio godermela in pieno questa prima volta al St
Mary’s e, senza ovviamente dimenticare il mio tifo per il Preston North End, mi
sento oggi coinvolto completamente, questo Club mi piace da tanti anni e
sicuramente questa esperienza sarà uno dei ricordi più belli legati alla mia
passione per il calcio inglese, la simpatia per i Saints continuerà con ancora
più convinzione.
Le squadre entrano in campo sulle note del brano “The Saints
are coming” (Green Day/U2) e la partita ha inizio, il Southampton, che arriva
da un momento di forma strepitoso, compresa l’incredibile rimonta a Leicester
da 3-0 a 3-4, parte alla grande con diverse azioni offensive ed anche delle
buone occasioni da gol, il brasiliano Leo Scienza, che gioca proprio sulla
fascia vicina a noi, è come al solito tra i migliori, molto bene anche Bree
sulla fascia opposta, nonostante questo, però, il primo tempo termina sullo
0-0.
Scende una leggera pioggia, ma comunque la sentiamo solo
quando il vento la fa arrivare verso di noi nonostante il settore sia
completamente al coperto, la ripresa inizia nel migliore dei modi infatti al
48° i padroni di casa trovano il meritato vantaggio grazie al gol di Stewart
che fa esplodere di gioia St Mary’s, è un bel momento, si pensa alla vittoria,
magari anche agevole, ma invece gli Addicks reagiscono, i tifosi ospiti
prendono coraggio ed incitano a gran voce la loro squadra, spesso in Inghilterra
i tifosi in trasferta si fanno sentire quasi più di quelli di casa, ed al 67°
realizzano la rete del pareggio con Carey.
Vista la reazione il Charlton ha probabilmente meritato
l’1-1, ma i Saints non ci stanno, servono i 3 punti per continuare la risalita
in classifica ed avvicinarsi ancora di più al sesto posto, soprattutto nei
minuti finali e nel recupero la squadra ci prova con continui attacchi, ma
purtroppo il gol non arriva e la partita termina in parità, un risultato
comunque positivo contro un buon avversario.
Dopo l’uscita dal campo delle squadre mi soffermo ad
osservare St Mary’s ormai quasi vuoto, ma anche la passione di questi tifosi di
ogni età per la squadra della loro città, è stato bello, finalmente sono
riuscito, non solo a vedere questo stadio, ma anche a vivere l’esperienza di un
matchday, vedere questa gente così attaccata al proprio local Club, sentirmi in
parte uno di loro, provare delle belle sensazioni, viverle in prima persona.
Dopo la partita, il flusso di gente all’uscita è
impressionante e ci mettiamo parecchio tempo a tornare in centro, ceniamo in un
ottimo Fish & Chips e dopo un breve giro torniamo in albergo, è sabato, e
l’appuntamento con “Match of the Day” è un rito nei miei sabati inglesi.
Il giorno dopo, visto che la stazione di Southampton è
chiusa per dei lavori, andiamo con Uber a Winchester, l’autista si rivela un
simpatico tifoso dei Saints ed è molto interessato dalla mia storia, dal fatto
che seguo il calcio inglese con tanta passione, che conosco ed amo così tanto
queste Terre e si incuriosisce quando gli dico del mio tifo per il PNE.
Arrivati a Winchester è ancora presto e la città si sta
ancora pigramente svegliando, è domenica e le strade sono ancora semi deserte,
ammiriamo la Cattedrale dall’esterno e poi ci avviamo verso il centro
cittadino, visto che ancora c’è poca gente in giro decidiamo di andare a
visitare la Great Hall che si trova in direzione di Westgate dove c’è una porta
antica che merita qualche foto.
La Great Hall è una sala medievale, quello che resta del
vecchio Castello di Winchester, ed è conosciuta soprattutto perché al suo
interno è conservata quella che nella tradizione popolare si ritiene essere la
leggendaria “Tavola Rotonda” di Re Artù, personaggio mitologico probabilmente
ispirato ad un condottiero militare esistito realmente nella Britannia post
Romana che difese le sue Terre contro le invasioni Sassoni.
E’ suggestivo in ogni caso vedere la famosa tavola rotonda,
sia che si voglia credere o no a questa bellissima storia, questa venne fatta
realizzare da Edoardo I ispirandosi alla leggenda Arturiana, non si sa con
precisione dove sarebbe stato costruito il Castello di Camelot, potrebbe essere
stato in Cornovaglia o in Galles, forse anche Winchester vorrebbe prendersi
questo “onore”.
A parte la Tavola Rotonda, la Great Hall mette in mostra
delle vetrate stupende, mentre su un muro è riprodotto l’intero albero
genealogico delle famiglie reali inglesi, è una sala soltanto, ma dentro c’è
tantissima storia, al suo esterno c’è anche un piccolo giardino, una
ricostruzione del giardino botanico della Regina Eleanor.
Terminata la visita ci addentriamo per le vie del bellissimo
centro cittadino ora più affollato e “vivo”, per portarci poi verso la Statua
di King Alfred ed in seguito al Winchester City Mill, un vecchio mulino ad
acqua ancora funzionante risalente all’epoca sassone che possiamo visitare
gratuitamente, proseguiamo poi lungo il fiume Itchen, la strada ci porta
all’Università ed al pub “The Wykeham Arms”, poi di nuovo alla Cattedrale
attraversando la bellissima porta Kingsgate.
E’ tempo di un po’ di relax ed allora non c’è niente di meglio del Royal Oak, un pub storico e pieno di tradizione che si raggiunge attraverso il Royal Oak Passage, una via stretta e caratteristica, bevo una birra fresca accompagnata dalle solite noccioline, il tempo scorre, prenotiamo il treno che ci porterà a Londra e ne abbiamo ancora abbastanza per fare ancora qualcosa qui, Silvia mi “concede” una visita ad un posto non proprio turistico…
il piccolo stadio del Winchester City, distante una quindicina di minuti a
piedi, è una passeggiata piacevole attraverso un parco e poi vediamo il piccolo
impianto, il “Charters Community Stadium”, si sta disputando una partita tra
due squadre femminili quindi troviamo i cancelli aperti e possiamo entrarci
senza problemi, è davvero piccolo con una tribuna per i tifosi di casa ed una
semplicissima per quelli ospiti dietro ad una delle due porte.
Nel tardo pomeriggio prendiamo il treno che ci porta a
London Waterloo, raggiungiamo poi Marylebone, dove abbiamo l’albergo per la
notte e ci precipitiamo al “The Globe” per cenare, qualche anno fa avevo mangiato
qui una deliziosa pie, ma purtroppo la cucina è già chiusa e quindi ripieghiamo
al “The Metropolitan Bar” un pub della catena “Wetherspoons” e mi accontento di
un hamburger e dell’ottima birra.
Il giorno seguente lo passiamo a Londra, abbiamo poco più di
mezza giornata prima di prendere l’aereo che ci riporterà a casa e cerchiamo di
sfruttare al massimo il tempo che abbiamo a disposizione, le ultime volte che
ci sono stato ho sempre evitato i luoghi classici e turistici, ma stavolta,
anche per ricordare i nostri primi viaggi londinesi, abbiamo optato proprio per
quei posti e quindi Big Ben, Westminster, Buckingham Palace, The Mall,
Trafalgar Square, Piccadilly Circus, Oxford Circus, Leicester Gardens, dove
abbiamo scattato delle foto divertenti con il nostro “amico” Mr Bean la cui
statua è seduta su una panchina.
Andiamo poi a Soho ed a Carnaby Street con pausa birra allo “Shakespeare’s
Head”, altro pub classico e tradizionale, poi a Covent Garden dove facciamo un
giro al Jubilee Market, sempre pieno di oggetti interessanti e curiosi, prima
di concederci un altro po’ di relax al “The Punch & Judi”, non mi stancherò
mai di sedere in un pub in terra d’Albione e di farmi stupire ogni volta di nuovo
dal fascino di questi locali storici e dalla loro magica atmosfera.
Purtroppo finisce qui un’altra meravigliosa esperienza in
queste Terre, altre città che mi hanno lasciato un ricordo indelebile, altri
stadi, altre partite, altri pub, cattedrali, ognuno di essi avrà per sempre un
posto nel mio cuore, me ne vado da qui con già in testa il prossimo viaggio.




























































































Nessun commento:
Posta un commento