lunedì 9 marzo 2026

Southampton e la promessa mantenuta

Io e Silvia arriviamo da London Waterloo alla stazione di Southampton in tarda mattinata, è un giovedì di febbraio abbastanza freddo, ma questo non ci scoraggia di certo ed a piedi arriviamo a Bargate, la storica porta che ci apre la strada per la cosiddetta città vecchia, ci sono resti delle mura medievali, la chiesa di St Michael e la Tudor House, edificio affascinante risalente, appunto, ai tempi dei Tudor, proseguendo arriviamo alla Merchant Medieval House e poi al pub più conosciuto di Southampton, e forse anche il più bello, il “The Duke of Wellington” dove possiamo accomodarci per mettere qualcosa sotto i denti e per sorseggiare la prima pinta del lungo weekend in Terra d’Albione.








E’ un pub storico e davvero pieno di fascino, molto accogliente e c’è un’atmosfera rilassata che ti fa venir voglia di restarci tutto il pomeriggio, ma la voglia di conoscere questa città che da tanti anni volevo visitare è più forte e così torniamo a percorrere le sue strade seguendo i resti delle mura e portandoci poi in Hamtun Street dove si può ammirare un bel murale raffigurante la storia di Southampton.








Nel tardo pomeriggio, dopo un giro per i negozi di High Street, torniamo a Bargate, sulla storica porta viene proiettato un filmino a colori che narra i momenti chiave nella storia della città, la sera la passiamo più che altro a programmare quello che faremo il giorno dopo, le previsioni meteo non sono delle migliori, ma non possiamo perderci quello che abbiamo in mente.

La mattina seguente, dopo un’abbondante e deliziosa Full English Breakfast in hotel, andiamo in stazione dove prendiamo il primo treno diretto a Salisbury e da qui attendiamo per pochi minuti il bus che ci porta a Stonehenge, il famoso sito neolitico, uno dei più straordinari monumenti di pietre colossali erette e risalenti alla preistoria.

Il viaggio è di circa mezz’ora, ma poi dalla biglietteria e dal piccolo museo, dove c’è anche una riproduzione di un villaggio preistorico, ci si deve portare alle pietre, ci si potrebbe andare a piedi, ma vista la distanza e soprattutto il vento forte e freddo, decidiamo di usufruire del servizio bus.

Quando intravediamo da lontano il circolo di pietre ci rendiamo già conto di quanto sia imponente e quanto sia suggestivo pensare a quando e come venne realizzato ed al mistero che avvolge le sue origini ed il suo significato ed utilizzo. Ci avviciniamo, non si può superare un certo limite (solo con un ingresso speciale fuori dagli orari normali di visita si può andare direttamente tra le pietre e toccarle), ma siamo comunque davvero a pochissima distanza e possiamo ammirare questo sito neolitico, ammirarlo ed immaginare le persone che lo progettarono e costruirono oltre a farsi avvolgere dal suo fascino misterioso.

Scattiamo diverse foto, purtroppo il vento è sempre forte ed inizia anche a piovere, forse con questo tempo è ancora più suggestivo trovarci lì, ma dopo un po’ siamo costretti a tornare al museo per ripararci oltre che per visitarlo fino a quando è previsto il prossimo bus che da lì ci porterà ad Old Sarum, dove potremo visitare quello che resta di un antico castello poco distante da Salisbury.









Quando arriviamo siamo tentati di fermarci in un bel pub sulla strada, ma decidiamo di proseguire anche perché il tempo stringe dato che poi abbiamo in programma la visita della Cattedrale di Salisbury oltre che della città, attraversiamo per un tratto la campagna inglese prima di giungere all’ingresso di Old Sarum entrando con lo stesso biglietto utilizzato a Stonehenge, rispetto ad altri castelli visitati in Terra d’Albione qui non c’è molto da vedere sinceramente, i resti del castello ed il verde intorno ad essi rendono la visita piacevole, ma mi sarei aspettato qualcosa di meglio.





Riprendiamo il bus arrivando in breve tempo a Salisbury, città davvero affascinante, ma per prima cosa andiamo alla Cattedrale visto che gli ingressi sono permessi solo fino ad un certo orario, anche qui è valido il biglietto precedente, è davvero maestosa e dal fascino gotico, anche all’interno è bellissima, una foto assolutamente da fare è quella ad una grossa vasca piena di acqua nella quale si riflette splendidamente una delle fantastiche vetrate, un addetto ci mostra come viene misurato il livello dell’acqua sotto alla cattedrale, la città sorge infatti sulle sponde del fiume Avon.

Poi arriviamo al momento più atteso, abbiamo infatti il privilegio di vedere una delle quattro copie originali ancora rimaste intatte ai giorni nostri della Magna Carta, le altre tre si trovano alla Cattedrale di Lincoln ed in una biblioteca a Londra, non è possibile fotografarla, ma forse è giusto così, un pezzo così storico lo si deve vedere con i propri occhi e questo deve essere un momento unico da conservare dentro sé stessi.












Usciti soddisfatti dalla Cattedrale iniziamo a visitare la piccola, ma deliziosa cittadina, piena di negozi particolari, edifici in stile Tudor, che apprezzo sempre tantissimo, la porta di High Street, ma anche tantissimi pub, molti dei quali storici e pieni di fascino.

E proprio in uno di questi il “Haunch of Venison” facciamo una sosta per bere una bella e meritata birra accompagnata da noccioline e patatine, il pub è veramente antico, la struttura è di quelle che mi piacciono, c’è un camino, tavoli in legno, quadri storici ad adornare i muri, pian piano si riempie di gente adulta che vuole un tavolo per la cena, ma anche di ragazzi che restano in piedi davanti al bancone a chiacchierare con ovviamente tra le mani una pinta.

Dopo un altro giro per le vie cittadine decidiamo di cenare al “The New Inn”, altro pub affascinante e tradizionale con la facciata esterna in stile Tudoe, anche in questo caso tavoli in legno, quadri sui muri, divanetti, poltroncine ed un camino, c’è anche una sala dedicata a giochi tradizionali.

Ordino una deliziosa “Pie” accompagnata da un’ottima birra locale, restiamo a goderci quella fantastica atmosfera fino alla sera e poi ci dirigiamo a prendere il treno che ci riporta a Southampton, un po’ stanchi forse, ma contenti e soddisfatti per la bellissima giornata.














Il giorno dopo inizia con la solita colazione in hotel dove vedo spuntare qualche maglia a righe biancorosse, tifosi dei Saints che arrivano probabilmente dall’estero o da città inglesi distanti, è infatti sabato, il giorno sacro per il football inglese.

Andiamo prima di tutto, chiamando un Uber, nella zona del porto dove c’è “Sakks”, un negozio di abbigliamento, con le marche giuste, su tutte “Ma.strum”, impossibile trovarla in Italia, difficile, visti i prezzi doganali, farsela spedire comprando online, ed allora ne approfitto ed acquisto due felpe anche grazie ai saldi facendo pure due chiacchiere con un commesso tifoso del Cardiff City.

Torniamo in centro dove vediamo il memoriale dedicato alle vittime della tragedia del Titanic, che salpò proprio da Southampton, e dove entriamo nel Sea City Museum senza tuttavia visitare il museo preferendo tornare nella via dei negozi per qualche acquisto prima che abbia inizio il nostro When Saturday Comes.

Intorno alle 13.15, infatti, andiamo al Kingsland Tavern dove ho appuntamento con Lewis, un ragazzo tifoso del Southampton e che ha fondato un brand di abbigliamento casual chiamato “Grand Alliance Clothing” per vivere il classico pre-match tra birre, chiacchiere e risate, il pub è pieno di Saints fiduciosi di poter battere il Charlton in uno scontro diretto nella lotta per l’accesso ai playoff.

Ci avviamo poi verso lo stadio attraversando un ponte sui cui muri ci sono dei disegni raffiguranti la storia del Southampton attraverso i suoi giocatori più celebri, poi intravedo St Mary’s e l’emozione dentro di me sale, ho scelto stavolta di venire qui perché nell’ormai lontano 2005 vidi in televisione dall’Italia un’avvincente sfida salvezza in Premier League tra i Saints ed il Norwich con i padroni di casa che si imposero con uno spettacolare 4-3, da allora questo Club è entrato nel mio cuore e vi è rimasto per sempre seppur come squadra simpatia che ho continuato a seguire ammirandone soprattutto il settore giovanile e la sua capacità di crescere giocatori che sarebbero poi diventati dei campioni come ad esempio Gareth Bale e Theo Walcott. Un amico che tifava Saints ci ha purtroppo lasciati qualche anno fa ed anche per lui mi ero ripromesso di venirci prima o poi a St Mary’s ed ora eccomi qui.

Dopo un salto allo shop, dove compro la maglia ufficiale della stagione in corso, è il momento di cercare l’ingresso della Itchen Stand ed è proprio vicino alla statua dedicata a Ted Bates, calciatore dei Saints tra il 1937 ed il 1957 ed in seguito manager dal 1953 (per 2 anni come vice) al 1973 per poi ricoprire il ruolo di dirigente del Club tra il 1976 (anno della conquista della FA CUP) ed il 1998 fino a diventarne Presidente fino al 2003, l’anno della sua morte, restando quindi, con diversi ruoli, con il Club per ben 66 anni consecutivi.












Superati i tornelli siamo dentro e l’impatto è subito di quelli che ti restano dentro, prendiamo posto, siamo in terza fila e quindi vicinissimi al campo ed appena i tifosi iniziano ad intonare il classico “Oh When the Saints go Marching In” mi vengono inevitabilmente i brividi, osservo tutto in ogni dettaglio, voglio godermela in pieno questa prima volta al St Mary’s e, senza ovviamente dimenticare il mio tifo per il Preston North End, mi sento oggi coinvolto completamente, questo Club mi piace da tanti anni e sicuramente questa esperienza sarà uno dei ricordi più belli legati alla mia passione per il calcio inglese, la simpatia per i Saints continuerà con ancora più convinzione.

Le squadre entrano in campo sulle note del brano “The Saints are coming” (Green Day/U2) e la partita ha inizio, il Southampton, che arriva da un momento di forma strepitoso, compresa l’incredibile rimonta a Leicester da 3-0 a 3-4, parte alla grande con diverse azioni offensive ed anche delle buone occasioni da gol, il brasiliano Leo Scienza, che gioca proprio sulla fascia vicina a noi, è come al solito tra i migliori, molto bene anche Bree sulla fascia opposta, nonostante questo, però, il primo tempo termina sullo 0-0.

Scende una leggera pioggia, ma comunque la sentiamo solo quando il vento la fa arrivare verso di noi nonostante il settore sia completamente al coperto, la ripresa inizia nel migliore dei modi infatti al 48° i padroni di casa trovano il meritato vantaggio grazie al gol di Stewart che fa esplodere di gioia St Mary’s, è un bel momento, si pensa alla vittoria, magari anche agevole, ma invece gli Addicks reagiscono, i tifosi ospiti prendono coraggio ed incitano a gran voce la loro squadra, spesso in Inghilterra i tifosi in trasferta si fanno sentire quasi più di quelli di casa, ed al 67° realizzano la rete del pareggio con Carey.

Vista la reazione il Charlton ha probabilmente meritato l’1-1, ma i Saints non ci stanno, servono i 3 punti per continuare la risalita in classifica ed avvicinarsi ancora di più al sesto posto, soprattutto nei minuti finali e nel recupero la squadra ci prova con continui attacchi, ma purtroppo il gol non arriva e la partita termina in parità, un risultato comunque positivo contro un buon avversario.

Dopo l’uscita dal campo delle squadre mi soffermo ad osservare St Mary’s ormai quasi vuoto, ma anche la passione di questi tifosi di ogni età per la squadra della loro città, è stato bello, finalmente sono riuscito, non solo a vedere questo stadio, ma anche a vivere l’esperienza di un matchday, vedere questa gente così attaccata al proprio local Club, sentirmi in parte uno di loro, provare delle belle sensazioni, viverle in prima persona.















Dopo la partita, il flusso di gente all’uscita è impressionante e ci mettiamo parecchio tempo a tornare in centro, ceniamo in un ottimo Fish & Chips e dopo un breve giro torniamo in albergo, è sabato, e l’appuntamento con “Match of the Day” è un rito nei miei sabati inglesi.

Il giorno dopo, visto che la stazione di Southampton è chiusa per dei lavori, andiamo con Uber a Winchester, l’autista si rivela un simpatico tifoso dei Saints ed è molto interessato dalla mia storia, dal fatto che seguo il calcio inglese con tanta passione, che conosco ed amo così tanto queste Terre e si incuriosisce quando gli dico del mio tifo per il PNE.

Arrivati a Winchester è ancora presto e la città si sta ancora pigramente svegliando, è domenica e le strade sono ancora semi deserte, ammiriamo la Cattedrale dall’esterno e poi ci avviamo verso il centro cittadino, visto che ancora c’è poca gente in giro decidiamo di andare a visitare la Great Hall che si trova in direzione di Westgate dove c’è una porta antica che merita qualche foto.

La Great Hall è una sala medievale, quello che resta del vecchio Castello di Winchester, ed è conosciuta soprattutto perché al suo interno è conservata quella che nella tradizione popolare si ritiene essere la leggendaria “Tavola Rotonda” di Re Artù, personaggio mitologico probabilmente ispirato ad un condottiero militare esistito realmente nella Britannia post Romana che difese le sue Terre contro le invasioni Sassoni.

E’ suggestivo in ogni caso vedere la famosa tavola rotonda, sia che si voglia credere o no a questa bellissima storia, questa venne fatta realizzare da Edoardo I ispirandosi alla leggenda Arturiana, non si sa con precisione dove sarebbe stato costruito il Castello di Camelot, potrebbe essere stato in Cornovaglia o in Galles, forse anche Winchester vorrebbe prendersi questo “onore”.

A parte la Tavola Rotonda, la Great Hall mette in mostra delle vetrate stupende, mentre su un muro è riprodotto l’intero albero genealogico delle famiglie reali inglesi, è una sala soltanto, ma dentro c’è tantissima storia, al suo esterno c’è anche un piccolo giardino, una ricostruzione del giardino botanico della Regina Eleanor.







Terminata la visita ci addentriamo per le vie del bellissimo centro cittadino ora più affollato e “vivo”, per portarci poi verso la Statua di King Alfred ed in seguito al Winchester City Mill, un vecchio mulino ad acqua ancora funzionante risalente all’epoca sassone che possiamo visitare gratuitamente, proseguiamo poi lungo il fiume Itchen, la strada ci porta all’Università ed al pub “The Wykeham Arms”, poi di nuovo alla Cattedrale attraversando la bellissima porta Kingsgate.

E’ tempo di un po’ di relax ed allora non c’è niente di meglio del Royal Oak, un pub storico e pieno di tradizione che si raggiunge attraverso il Royal Oak Passage, una via stretta e caratteristica, bevo una birra fresca accompagnata dalle solite noccioline, il tempo scorre, prenotiamo il treno che ci porterà a Londra e ne abbiamo ancora abbastanza per fare ancora qualcosa qui, Silvia mi “concede” una visita ad un posto non proprio turistico… 




















il piccolo stadio del Winchester City, distante una quindicina di minuti a piedi, è una passeggiata piacevole attraverso un parco e poi vediamo il piccolo impianto, il “Charters Community Stadium”, si sta disputando una partita tra due squadre femminili quindi troviamo i cancelli aperti e possiamo entrarci senza problemi, è davvero piccolo con una tribuna per i tifosi di casa ed una semplicissima per quelli ospiti dietro ad una delle due porte.








Nel tardo pomeriggio prendiamo il treno che ci porta a London Waterloo, raggiungiamo poi Marylebone, dove abbiamo l’albergo per la notte e ci precipitiamo al “The Globe” per cenare, qualche anno fa avevo mangiato qui una deliziosa pie, ma purtroppo la cucina è già chiusa e quindi ripieghiamo al “The Metropolitan Bar” un pub della catena “Wetherspoons” e mi accontento di un hamburger e dell’ottima birra.

Il giorno seguente lo passiamo a Londra, abbiamo poco più di mezza giornata prima di prendere l’aereo che ci riporterà a casa e cerchiamo di sfruttare al massimo il tempo che abbiamo a disposizione, le ultime volte che ci sono stato ho sempre evitato i luoghi classici e turistici, ma stavolta, anche per ricordare i nostri primi viaggi londinesi, abbiamo optato proprio per quei posti e quindi Big Ben, Westminster, Buckingham Palace, The Mall, Trafalgar Square, Piccadilly Circus, Oxford Circus, Leicester Gardens, dove abbiamo scattato delle foto divertenti con il nostro “amico” Mr Bean la cui statua è seduta su una panchina.

Andiamo poi a Soho ed a Carnaby Street con pausa birra allo “Shakespeare’s Head”, altro pub classico e tradizionale, poi a Covent Garden dove facciamo un giro al Jubilee Market, sempre pieno di oggetti interessanti e curiosi, prima di concederci un altro po’ di relax al “The Punch & Judi”, non mi stancherò mai di sedere in un pub in terra d’Albione e di farmi stupire ogni volta di nuovo dal fascino di questi locali storici e dalla loro magica atmosfera.
















Purtroppo finisce qui un’altra meravigliosa esperienza in queste Terre, altre città che mi hanno lasciato un ricordo indelebile, altri stadi, altre partite, altri pub, cattedrali, ognuno di essi avrà per sempre un posto nel mio cuore, me ne vado da qui con già in testa il prossimo viaggio.

 

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