domenica 29 gennaio 2012

E i Wolves diventarono Campioni del Mondo....

Ci sono favole dove non sempre il lupo è cattivo. Ci sono paesi dove è amato e rispettato. Ci sono luoghi, dove il lupo vive in pieno centro urbano. In una città nel cuore delle West Midlands inglesi, chiamata Wolverhampton. Esattamente fra la Jack Hayard way e Waterloo road, in una tana “dorata” chiamata Molineux. Dove, proprio davanti all'ingresso del covo, c'e un uomo di bronzo con un pallone da calcio in mano che corre e sembra fuggire dalla tana del lupo. Quell'uomo si chiamava William “Billy” Ambrose Wright, faceva il calciatore, ma poteva fare anche il santo, se è vero come è vero che in 541 partite non è mai stato ammonito, nè, tanto meno, espulso. Un gentiluomo nato a Ironbridge, poco fuori da Telford, il 6 febbraio 1924. E lui, proprio come San Francesco ha parlato con il lupo, ma non per ammansirlo. Anzi, voleva che tutti lo temessero. Ha contribuito a farlo diventare famoso, importante. Il lupo in questione per chi non lo avesse ancora capito è una squadra di calcio con delle divise color oro. E' il Wolverhampton Wanderers. E in un gelido lunedì del dicembre 1954 è diventato campione del mondo...





Bisogna fare un piccolo ma doveroso passo indietro. Wembley, 25 novembre 1953. Mentre i Wolves viaggiano sicuri verso il loro primo titolo nazionale, Inghilterra e Ungheria si affrontano in una sorta di disfida per decidere chi fra i maestri d'oltremanica e i fenomenali magiari fosse la squadra del momento. In un nebbioso pomeriggio nel nord di Londra, le antiche e radicate certezze inglesi crollarono di fronte alle prodezze di Puskas e compagni. Il 3-6 finale fu un autentica onta per la nazione. Ogni speranza di vendetta, “una vittoria per il mio regno” mutuando sportivamente il Riccardo III, da consumarsi nella gara di ritorno, fissata per il 23 maggio 1954 al Nepstadion di Budapest, fu spazzata via insieme alla squadra coi tre leoni sul petto, con un risultato ancora più umiliante. Ungheria 7 Inghilterra 1.
Intanto in First Divsion, il Wolverhampton conquista il titolo e si lancia in una serie di amichevoli in notturna per raggiungere una fama che esca anche dai confini nazionali. Il 30 settembre 1953, si accendono le luci sul Molineux nel senso letterale del termine. C'e da inaugurare l'impianto di illuminazione e fu chiamata la nazionale sudafricana. Finirà 3-1 per i padroni di casa. Altri avversari furono il Celtic di Glasgow, gli argentini del Racing Club Avellaneda, il First Vienna, il Maccabi di Tel Aviv e lo Spartak Mosca. Tutti sconfitti tranne i viennesi, che costrinsero i Wolves al pareggio senza reti. Quando fu annunciato che la prossima squadra a tentare di espugnare il Molineux sarebbe stata la grandissima Honvéd, l’attesa, non solo a Wolverhampton, ma in tutto il Paese, fu immensa. Il trono d'Inghilterra sfidava i più forti d’Europa. Walter Scott avrebbe fatto suonare trombe da torneo come nei duelli del suo Ivanohe.
Per il football inglese era l’occasione per una piccola rivincita e per recuperare una parte dell’orgoglio perduto. Il compito dei lupi era di quelli proibitivi. Dovevano affrontare una formazione per cinque undicesimi (Bozsik, Lorant, Kocsis, Puskás e Czibor) identica alla squadra che a Budapest, la primavera precedente, aveva impartito alla nazionale un’autentica lezione di calcio. Era anche una chance per il nostro Billy Wright di mettere a posto un paio di cosette. Capitano nel Wolverhampton e in nazionale, era stato l’unico del suo club presente a Wembley e al Nepstadion e ora doveva vedersela di nuovo con lui, il “Colonnello” Férenc Puskás.
Il 13 dicembre, in 55.000 ammirano i Wolves scendere sul terreno di gioco sfoggiando le nuove casacche satinate, scelte, perché risultassero più brillanti sotto la luce dei riflettori. La Honvéd si presenta in tenuta bianca listata da strisce orizzontali rosse sulla maglia. Il campo è pesante le squadre fanno fatica. I primi minuti trascorrono in sterili batti e ribatti sulla metà campo. Il fango avvinghia il pallone incollandolo al terreno, mentre la zona di centrocampo assomiglia sempre di più a un campo arato.
L’atmosfera però è straordinaria si respira l'aria del grande evento, ma lo stadio ammutolisce quando, da una fortunosa punizione di Puskás dal limite, concessa dopo che la palla era rimbalzata su una mano di Flowers, Kocsis insacca di testa. Wolves 0, Honvéd 1. Appena un minuto dopo, il centravanti inglese Swinbourne ha nei piedi l'occasione per pareggiare ma il portiere ospite Farago è attento e sventa la minaccia. Brillante contrattacco ungherese e Machos, al 14’ infila il secondo pallone alle spalle di Williams. Sotto due a zero in meno di un quarto d’ora. La partita sembra in ghiaccio. Però i Wanderers rifiutano la resa e ricacciano la Honvéd nella sua metà campo, concedendole solo qualche timido contropiede. Per due volte Smith, schierato all’ala sinistra al posto dell’infortunato Mullen, potrebbe accorciare le distanze. Farago è chiamato in causa più volte, ma risponde sempre presente. Dopo l'ultima parata Wright si guarda intorno incredulo. Intanto arriva la fine del primo tempo e sinceramente in pochi credono nell' impresa. Ma occorre sempre diffidare della grinta e dell'orgoglio delle squadre britanniche. La voce del manager Stan Cullis risuona nel silenzio dello spogliatoio:
“Siete troppo nervosi. Tornate in campo e giocate come fate sempre”. L'incitamento sortisce l’effetto desiderato, dato che nel giro di quattro minuti i suoi ragazzi tornano in partita. Appena entrato in area, Hancocks viene atterrato da Kovács. L’arbitro concede il penalty fra le proteste degli ungheresi. Il minuscolo numero sette si rialza e dal dischetto calcia secco in rete: 1-2. È il segnale per l’assalto alla diligenza ungherese. Puskás e compagni si chiudono cercando di colpire solo di rimessa. Broadbent giganteggia sulla linea mediana, Flowers e Slater danno grande sostegno a Wright, mentre Shorthouse e il sudafricano Stuart, l’unico non inglese in maglia oro, si esaltano. La gara riveste un importanza tale da essere trasmessa in diretta per radio e alla BBC. Il pubblico di casa impazzisce di gioia quando, a quattordici minuti dal termine, Swinbourne guadagna il meritato pareggio. I Wolves poi infilano una serie di corner che però non porteranno a niente. Arriva anche un traversone di Wilshaw che impatta la testa di Swinbourne ma la palla sfila di poco fuori. L'azione successiva sarà quella del trionfo. Smith vola sulla fascia sinistra, supera due difensori e centra per lo stesso Swinbourne che gira a rete fra il boato della folla: 3-2.
“Adesso i Wolves possono dirsi campioni del mondo” scriverà il “Daily Mail”. La cosa non va giù all’inviato de “L’Équipe” Gabriel Hanot che ribatte: “Questa è stata solo una partita, ma deve essere presa in considerazione l'idea di un torneo europeo per squadre campioni nazionali”. Il suo giornale porterà a fondo la proposta trovando un formidabile alleato in Santiago Bernabéu. Pochi mesi dopo la Coppa dei Campioni è realtà. Ma questa è un altra storia..


Wolverhampton (Molineux Ground), 13 dicembre 1954
Wolverhampton Wanderers-Honvéd 3-2
Wolverhampton Wanderers (2-3-5): Williams - Stuart, Shorthouse - Slater, Wright, Flowers - Hancocks, Broadbent, Swinbourne, Wilshaw, Smith.
All.: Cullis.
Honvéd (2-3-5): Farago - Palicsko, Kovaks - Bozsik, Lorant, Banyai - Budai, Kocsis, Machos, Puskás, Czibor.
All.: Marosi.
Arbitro: Griffiths.
Marcatori: Kocsis (H), Machos (H), Hancocks (W) su rigore, Swinbourne (W) 2.
Spettatori: 55.000 circa.






Ron Atkinson



di Sir Simon

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