giovedì 30 dicembre 2021

We are the Gentry

 

We are the Gentry

Alla memoria di Cristian

Racconto di Conor Adam tratto dal libro "Per sempre con noi - Tributo a Christian Lafauci" ed. Urbone Publishing, scritto a più mani per ricordare ed onorare la memoria dell'amico Christian. Il libro, compreso quello qui riportato con il permesso dell'Editore e dell'autore, contiene 34 racconti sul calcio e sulla cultura o semplicemente su un legame come l'amicizia nei confronti di un ragazzo che ci ha salutati troppo presto lasciando però in noi il suo indelebile ricordo. Il ricavato delle vendite del libro verrà utilizzato per scopi benefici, quindi, oltre per i suoi contenuti, vi consiglio di acquistarlo sul sito dell'Editore: 

http://www.urbone.eu/obchod/per-sempre-con-noi-tributo-a-christian-la-fauci

o sui siti delle varie librerie online.

Grazie :)

Premessa: sono tifoso del Preston North End e l'amico Christian, tempo fa, incuriosito ed interessato, mi aveva chiesto informazioni sul "Gentry Day", una giornata organizzata annualmente dai supporters del PNE per ricordare gli amici che ci hanno lasciato. Si tratta di un racconto nato dalla mia fantasia, ma che rispecchia comunque la realtà.

E’ la sera del 14 febbraio 2014, qualcuno festeggia San Valentino, ma non a Preston, i cittadini della città del Lancashire hanno appena appreso la tragica notizia della morte di Sir Tom Finney, un simbolo del Preston North End, la squadra locale, ma anche di tutta la comunità, il leggendario fuoriclasse era sempre stato uno di loro, uno che aveva vestito nella sua carriera da calciatore soltanto le maglie bianche del PNE e della Nazionale Inglese tra il 1946 ed il 1960, uno che aveva sempre onorato quelle candide maglie, uno che si era sempre dimostrato fedele alle proprie origini con orgoglio.

Al Sumner Pub c’è silenzio e sgomento, qualcuno alza una pinta in alto in onore di Sir Tom, un uomo, prima che un calciatore, amato da ogni tifoso dei Lilywhites e da ogni cittadino di Preston, un eroe, una leggenda, ogni persona all’interno di quel locale pensa a lui ed a proprio modo gli da il suo addio.

Tra di loro c’è anche Trevor, è lì a trascorrere la serata con qualche amico, tutti fedelissimi tifosi del North End, dopo i primi momenti di dolore ed incredulità la gente inizia a parlare, tra una birra e l’altra ognuno di loro ricorda Tom, chi condivide qualche aneddoto, chi pensa alle sue giocate in campo, chi invece spiega quanto lo rispettasse anche come cittadino modello.

Poi Trevor pensa anche a suo padre Phil, a quanto possa essere colpito dalla brutta notizia ed allora va da lui, abita proprio lì vicino, poco distante dal pub, poco distante da Deepdale, la storica dimora del Preston NE, quella che fu la casa anche di Finney, bussa alla porta, lo accoglie sua madre che senza nemmeno chiedere prepara il tè; Phil è in salotto sulla sua sedia a rotelle e Trevor se ne accorge che ha le lacrime agli occhi, sta guardando alla televisione un programma dedicato a Sir Tom, per lui sono ricordi ancora vivi, lui li ha vissuti quegli anni, lui lo ha visto deliziare i tifosi con le sue giocate in campo, e più volte gli ha parlato, avevano più o meno la stessa età, quando Tom iniziò a giocare da professionista per il PNE nel ’46, subito dopo la fine della guerra, lui iniziava ad andare a Deepdale con suo padre, quanti bei momenti, le giocate di quel ragazzino davano un po’ di conforto a quella gente che negli occhi aveva ancora gli orrori del secondo conflitto mondiale, quel ragazzino dava speranze, i giovani lo prendevano come esempio, Phil capì che doveva lottare per raggiungere i propri scopi, per realizzare i suoi sogni, proprio come aveva fatto Tom che era riuscito a vestire la maglia della sua squadra del cuore, la squadra della sua città, l’unica per lui.

A Trevor ed a Phil bastano poche parole per capirsi, una pacca sulle spalle, un sorriso di conforto, la condivisione di quel dolore, così come fanno allo stadio, ci vanno sempre insieme a Deepdale, sono abbonati da anni, sempre allo stesso posto, nella “Sir Tom Finney Stand”, nella quale, con i colori dei seggiolini, è raffigurato il volto del più grande di sempre nella storia del glorioso Preston North End.

Anche Harris, il sedicenne figlio di Trevor, è un grande tifoso del North End, ma lui ha smesso presto di andarci con il padre a Deepdale ed ha iniziato già da un paio di anni a frequentare un gruppo di amici con i quale va nella Town End, il settore più caldo, dove partono i cori di incitamento alla squadra, suo padre non lo sa, ma qualche volta gli è capitato anche di fare a pugni con qualche tifoso avversario, forse Phil lo sa, ma non ha mai detto niente, vuole tanto bene a quel ragazzino.

I tifosi ed i cittadini di Preston hanno ricordato ed onorato la loro leggenda partecipando con commozione alle manifestazioni organizzate nei giorni successivi alla sua morte e nel giorno del suo funerale, a Deepdale la statua che lo raffigura, la famosa “The Splash”, che rappresenta una sua giocata contro il Chelsea sul campo infangato di Stamford Bridge, è stata ricoperta da innumerevoli sciarpe del PNE.

Passano le settimane, i tifosi del North End hanno organizzato il Gentry Day per il venerdì di Pasqua, il 18 aprile, giorno in cui i Lilywhites affronteranno al Griffin Park di Londra il Brentford, per loro questo è un giorno davvero speciale e molto sentito nei loro cuori, infatti è per loro tradizione ricordare in questa giornata tutti gli amici scomparsi, persone legate alle squadra, anche ex giocatori, è abitudine vestire in modo elegante e soprattutto indossare una bombetta, questo per rendere giustizia alla frase di Alan Ball, manager dei Whites negli anni 60, che li definì appunto “La Gentry”.

“Papà, lo sai quanto ci tengo, ma il venerdì di Pasqua proprio non posso venire a Londra! Mi dispiace non onorare il Gentry Day, l’ho sempre fatto da quando è stato reintrodotto nel 2005!” dice con dispiacere Trevor.

“Figliolo non ci pensare, lo capisco, ma non ti preoccupare, sono certo che Tim e John saranno disponibili ad accompagnarmi sul bus organizzato dal PSG (Preston Supporters Group), andrò con loro, non ci sono problemi, sei sempre venuto, ci sei sempre stato e ti ringrazio per questo!”

“No, no, papà, non mi va di impegnare Tim e John… ma.. adesso che ci penso, puoi andarci con Harris! Perché no? E’ tuo nipote, sarà contento di esserti di aiuto, gliene parlerò questa sera, tranquillo”

“Ma cosa ti viene in mente Trevor?? Quel ragazzo ci va con i suoi amici, soprattutto in trasferta! Ma cosa credi? Che preferisca andarci con il suo vecchio nonno in carrozzina? Lascialo libero, non voglio essere un peso per lui, immagino quanto sia gasato per questa trasferta nella Capitale!”

“Sei suo nonno e sarà contento di…” sta per dire Trevor, ma Phil lo interrompe “Ma come fai a non capire? Quel ragazzo è cresciuto, vuole stare con i suoi amici, non gli interessa andare allo stadio con noi, vuole divertirsi, eri anche tu così alla sua età!”

Infatti Phil aveva ragione, quella sera, a casa, quando Trevor parla della sua idea con Harris, il ragazzo si infuria “Io non ci vado con il nonno! E come faccio con quella sedia a rotelle! Io vado con i ragazzi, sappiamo come divertici noi, sarebbe un peso per me e poi a me non me frega proprio niente del Gentry Day! Noi andiamo per far casino,  mica ci mettiamo quelle ridicole bombette! Io ci vado con le mie Adidas e il capellino che uso tutti i giorni, non ci interessa di questa tradizione, la lasciamo a voi vecchi!”

Senza pensarci Trevor gli tira uno schiaffo sul viso, se ne pente subito, ma resta la grande delusione per le parole del figlio, sa quanto ne soffrirebbe anche suo padre che ama quel ragazzo e sa quanto Phil ci tenga a partecipare al Gentry Day, soprattutto quest’anno visto che tra gli altri si ricorderà con grande emozione e partecipazione anche Sir Tom.

Passa qualche giorno, Harris ha scherzato con i suoi amici della proposta del padre, i ragazzi ridono tra di loro, ma non ride Jack, che prende da parte l’amico e lo guarda dritto negli occhi parlandogli con rabbia mista a dolore “Harris, la famiglia è importante, cosa credi? Come ti permetti di ridere di tuo padre e di tuo nonno in questo modo? Non ti rendi conto di quanto sei fortunato ad averli ancora con te e così uniti? Mio nonno è morto da anni e mia papà ha sempre avuto un rapporto difficile con lui ed ora che lui non c’è più lo rimpiange, rimpiange di non aver mai fatto con lui tante cose, di non averlo mai portato allo stadio come invece il padre aveva fatto con lui quando era bambino! Devi portar rispetto ai tuoi vecchi e dovresti essere contento di poter essere utile a tuo nonno, almeno in questa occasione così speciale per lui! E’ il Gentry Day, amico, tu proprio non comprendi quanto sia importante?? Lascia perdere la bombetta, pensa al vero significato, io parteciperò con lo spirito giusto, penserò a mio nonno, a Sir Tom, ma anche al piccolo Daz, te lo ricordi vero? Era uno di noi, ma poi è stato più sfortunato, ma il suo ricordo non si spegnerà mai nel mio cuore ed in questa giornata lo onorerò, così come onorerò con orgoglio il Preston North End!”

Le parole di Jack sorprendono Harris che ne rimane colpito, non pensava che l’amico potesse parlare in questo modo, non pensava che anche per lui la famiglia ed il Gentry Day potessero essere così importanti, proprio Jack, uno dei ragazzi più decisi e svelti quando c’è da usare le mani contro i tifosi avversari.

Harris va dai nonni, Phil, nonostante sappia di come il nipote abbia reagito alla proposta del padre, lo accoglie con tutto l’affetto possibile, ma non la nonna, che sembra strana e triste, o forse delusa, prepara comunque come al solito il tè e poco, dopo, seduti in salotto, Harris annuncia “Nonno, non ti preoccupare, ci andremo insieme io e te al Gentry Day, non vedo l’ora” Phil non trattiene le lacrime mentre la nonna accarezza il nipote sui folti capelli e gli sorride con amore.

Arriva il giorno, Harris, come promesso, si presenta con Jack dal nonno ed insieme vanno verso Deepdale da dove partono i bus organizzati dalla tifoseria, per i due ragazzi sembra tutto strano, loro sono abituati ad andare in trasferta con il treno, a bere, a cantare e far casino, sul pullman c’è invece un’atmosfera diversa, ma tra i tifosi del PNE sembra esserci grande amicizia e rispetto reciproco, Phil trova molti suoi vecchi amici, con loro ricorda episodi del passato, ma soprattutto presenta loro con orgoglio suo nipote al quale qualcuno passa una bombetta e lui, con un po’ di imbarazzo, la indossa, ma subito dopo si sente ancor più parte di questa giornata magica, si sente ancor più coinvolto da tutta questa gente, ma soprattutto dall’energia positiva che emana il significato del Gentry Day.

Poi il nonno spiega al nipote quello che prova in questa giornata e quanto sia orgoglioso di averlo con lui “Harris, noi siamo la Gentry, siamo una grande famiglia, non siamo semplicemente una tifoseria, lo disse il grande Alan Ball, ci portiamo nel cuore i ricordi del passato e tra questi anche i ricordi degli amici che abbiamo amato e che non sono più qui con noi, ma noi li dobbiamo sentire ancora qui, qui vicini a noi, li portiamo nei nostri cuori e lo faremo per sempre, sono orgoglioso che tu abbia deciso di vivere il Gentry Day nel modo giusto, devi sentirtelo dentro, non è solo il fatto della bombetta, è molto di più, è sentirsi parte integrante di qualcosa”.

Arrivati a Londra vanno in uno dei 4 pub che circondano Griffin Park e lì, nonostante il significato di questa giornata, i tifosi sono allegri, bevono, ridono e cantano, ma non per mancanza di rispetto verso il Gentry Day e gli amici scomparsi, no, lo fanno perché lo vogliono vivere insieme e con gioia, perché questo è comunque un giorno di festa, da condividere insieme con allegria, perché è giusto ricordare, ma bisogna ricordare gli amici che non ci sono più con la felicità nel cuore, la felicità che loro vorrebbero, la felicità che loro avevano quando erano lì in quei pub, in quegli stadi.

La partita è importante, ma in una giornata del genere diventa quasi un contorno, allo stadio l’incitamento per la squadra è incessante, le bombette vengono agitate ed alzate al cielo, ma quello che si alza con ancor più decisione al cielo è il coro “WE ARE THE GENTRY” che tutti cantano con gioia ed orgoglio.

Il PNE perde per 1-0, ma per oggi può anche andar bene così, i tifosi hanno vissuto il loro Gentry Day e questo nessuno glielo potrà mai togliere, Phil è contento, allo stesso tempo commosso ed emozionato.

Ma forse è in Harris che qualcosa è veramente cambiato, questa giornata che prima avrebbe affrontato in modo del tutto superficiale è ora diventata la più importante per lui, soprattutto quella della stagione successiva quando avrebbe pianto proprio nonno Phil che ha raggiunto in cielo Sir Tom, ma sa che il nonno, proprio come lui stesso gli aveva insegnato, sarà sempre con lui, così come il piccolo Daz, è contento di avergli regalato quella gioia quel giorno.

Harris avrebbe continuato ad andare nella Town End con Jack ed i suoi amici, ma avrebbe sempre partecipato al Gentry Day con lo spirito di quella volta che ci andò con nonno Phil ed avrebbe sempre indossato con orgoglio il “Bowler Hat” cantando a squarciagola “We are the Gentry”.

Capitò poi un fatto strano e curioso ad Harris, una sera venne contattato tramite un Social Network da un ragazzo italiano che ne voleva sapere di più di questo Gentry Day, ne era affascinato.

Il suo nome era Cristian.

A Cristian

By Sergio Francesco Tagliabue “Conor Adam”




 

giovedì 23 dicembre 2021

Lieto Fine nel Lancashire

 Strano a dirsi ma, talvolta, le grandi soddisfazioni arrivano dopo una serie di lunghi cicli colmi di cadute e ricadute, sconfitte che arrivano proprio quando pensi che il più sia stato fatto. C'è sempre una morale nella vita di tutti i giorni e, senza dubbio, molte morali le possiamo trovare anche nel nostro amato mondo del calcio. 

In Inghilterra, come ben sappiamo, la quotidianità della classe operaia (non più soltanto lei) è alimentata a pane e calcio e quindi, molto spesso, gli umori della gente variano in base anche ai risultati della propria squadra del cuore. Negli anni 90 c'è stato un club, in Gran Bretagna, che ha rappresentato più di tutti quella che si dice resilienza. 

Siamo nel nord-ovest d'Inghilterra, più precisamente nella contea del Lancashire, più nel dettaglio, a Blackburn ed il club protagonista di questo racconto sarà proprio il Blackburn Rovers.

Il club venne fondato nel 1875 presso il Lager Hotel sito proprio a Blackburn. Il club ha militato circa settanta volte nella massima serie inglese e, ad oggi, dove si trova relegato in Championship, rimane uno dei club più affascinanti ed iconici soprattutto negli anni 90.

Partiamo dai primi anni 90. I Rovers sono ormai saldamente, e tristemente, bloccati in Second Division (l'allora Championship o serie B inglese detto all'italiana) dalla stagione 1980-81. Non riescono, da diversi anni, a risalire nella massima serie inglese forse per via di una squadra poco competitiva o forse perché, anche in Second Division, il livello si è fortemente alzato. Fatto sta che, nel Lancashire, i tifosi Rovers respirano malumori generali dovuti a piazzamenti da medio alta classifica e, ad ogni play-off, puntualmente arriva la delusione. 

Comunque sia, va detto, nel nord (ovest nel nostro caso) d'Inghilterra vi è, storicamente, gente tosta abituata anche a vivere perenni fasi di stallo le quali, però, prima o poi si dovranno pur sbloccare ed una gioia potrà anche piovere da quelle parti.

Un piccolo spiraglio di luce eccolo arrivare nella stagione 1991-92. Il Blackburn Rovers milita sempre in Second Division ma, in questa stagione, si respira uno curioso ottimismo dalle parti di Ewood Park (stadio del club dal 1890). I Rovers giocano bene e sembrano molto più sicuri delle loro qualità e dei loro mezzi. Forse sarà stato l'arrivo di un centravanti come Steve Livingstone dal Coventry City, di un solido difensore, a gennaio, come Chris Price dall' Aston Villa ma, molto probabilmente, la differenza l'ha fatta l'approdo sulla panchina di Kenny Dalglish al posto di Don Mackay. Fatto sta che al termine della stagione 1991-92 il Blackburn si ritrova sesto in classifica e questo significa, ancora una volta, play-off. 

Il 10 maggio 1992 si gioca l'andata della semifinale play-off contro il Derby County tra le mura amiche. Non c'è storia, i Rovers si impongono per  4-2 grazie alle reti Sellars, Newell e doppietta dello scozzese Speedie.  Tre giorni più tardi si gioca il ritorno in casa del Derby County, nel vecchio impianto noto come Baseball Ground. Il Blackburn, questa volta, perderà per 2-1 ma con la differenza reti dell'andata si avrà un risultato finale di 5-4 il quale permetterà ai Rovers di approdare alla finale play-off contro il Leicester City nella straordinaria cornice di Wembley. Nella finalissima vi sarà una capienza di circa 68.000 spettatori e, molti di questi, provengono dalla contea del Lancashire. I tifosi Rovers ci credono, questo è uno spartiacque importantissimo, c'è entusiasmo e voglia di scrivere una pagina importante. Quel giorno, la pagina importante, verrà scritta ed infatti il Blakcburn Rovers vincerà per 1-0 con la rete dal dischetto di Newell. 

Grande festa nel Lancashire dopo anni di delusioni ed attese snervanti il  Blakcburn torna nella massima serie inglese ed ora c'è una voglia matta di fare bene anche nel principale palcoscenico del calcio britannico. 

L'estate del 1992 si apre subito con una bomba di mercato in tra le mura di Ewood Park. Kenny Dalglish ammette di avere un vero e proprio debole per la nuova stella emergente del calcio inglese il quale, a quei tempi militava nel Southampton. Il calciatore il questione è, niente poco di meno, Alan Shearer, secondo gli esperti il più forte centravanti della storia del calcio inglese. La società accontenta il suo allenatore e porta, nel Lancashire, il nuovo gioiellino inglese da tutti acclamato. Risulterà essere una mossa azzeccatissima e, nonostante oggi Shearer sia ricordato più con la maglia del Newcastle United che quella dei Rovers, va detto che lascerà un'impronta importante da quelle parti nella sue  quattro stagioni in maglia bianco e blu. Nella stagione 1992-93 il Blackburn alterna grandi prestazioni a piccoli inciampi ma, nonostante ciò, i tifosi Rovers credono da morire nei loro beniamini e, si sa, la fiducia attorno ad un ambiente può fare la differenza. Sarà, comunque sia, una stagione straordinaria in quanto il Blackburn Rovers si piazzerà quarto in classifica e, per un sol punto, non riuscirà a piazzarsi al terzo posto che avrebbe concesso l'approdo in coppa Uefa. Ma queste soddisfazioni arriveranno, sono nell'aria. L'amaro in bocca, in quella stagione, sarà dovuto dall'eliminazione dalla Coppa di Lega in semifinale contro lo Sheffield Wednesday. Nonostante si trattasse della prima stagione nella massima serie inglese, dopo quasi dieci anni, il Blackburn Rovers poté ritenersi soddisfatto vista la conquista della semifinale di League Cup ed il piazzamento tra le prima quattro della classe.  

La stagione successiva, 1993-94, regalerà un'altra cavalcata importante per gli uomini di Dalglish. L'allenatore potrà contare su degli innesti importanti del calibro di Henning Berg, in difesa, e dello scozzese Kevin Gallacher, a centrocampo. Il Blackburn, ormai, è diventato una realtà sensazionale che non fa altro che stupire ogni giorno di più. Tutti i tabloid parlano di come i Rovers stiano riuscendo a divertire il calcio inglese, fino a diventare quasi una vera e propria icona come solo le grandi band musicali inglesi stavano facendo in quegli anni 90 colmi di trasformazioni.

In quella stagione i bianco e blu se la giocheranno alla pari, per gran parte del campionato, con il blasonato Manchester United il quale, però, alla fine, avrà la meglio ed alzerà al cielo il suo ennesimo trofeo. Nonostante il secondo posto, per i tifosi Rovers, sarà, comunque sia, una grande festa perché, secondo posto, vuol dire accesso alla coppa Uefa. Ebbene sì, finalmente Ewood Park diverrà vetrina anche per le notti europee. 

Il destino volle, però, che siccome i Red Devils vinsero la Premier League ed anche la FA Cup nella stagione 1993-94, il Blackburn Rovers si ritrovasse, nella finale di Charity Shield (supercoppa d'Inghilterra), faccia a faccia contro gli stessi Diavoli Rossi in quanto, come detto, al termine della stagione 1993-94 si piazzarono in seconda posizione.     

L'occasione di alzare al cielo un trofeo dopo anni ed anni di “purgatorio” calcistico era davvero ghiotta per i Rovers. C'era entusiasmo e forte speranza attorno alla compagine allenata da Dalglish. Wembley sembrava sul punto di esplodere. Ovviamente, sulla carta, il Manchester United aveva più qualità ma, la Blakcburn calcistica era diventata, ormai, una realtà ben nota del calcio britannico ed esser considerati una mina vagante poteva dare il là a grandi soddisfazioni.

L'assenza, in attacco, di Shearer si faceva sentire ed infatti il pensiero che il pupillo della piazza non fosse presente ad un match del genere metteva agitazione a Kenny Dalglish il quale, però, optò per il duo, in attacco, Ripley – Pearce. Quel 14 agosto 1994 avrà la meglio i Man United il quale, va 

detto, giocherà di gran lunga meglio rispetto al Blackburn. Il match terminerà 0-2 per i Red Devils grazie alle reti di Cantona dal dischetto e Paul Ince in rovesciata.

Ancora una volta, per un pelo, il Blackburn non riesce a conquistare un trofeo del quale è a secco dal 1928 (FA Cup). I tabloid si domandano se forse, in realtà, i Rovers siano stati soltanto una cenerentola del calcio inglese non ancora attrezzata per far il vero salto di qualità oppure se, i ragazzi di Dalglish, abbiano qualcosa di straordinario in serbo da far uscire fuori. I tifosi, nonostante tutto, non hanno nulla da recriminare ai loro idoli in quanto, comunque sia, nell'arco di tre anni il Blackburn Rovers è risalito dalla Second Division, ha raggiunto una semifinale di coppa di Lega, è approdata in coppa Uefa piazzandosi al secondo posto in Premier League ed ha giocato una finale di Charity Shield, a Wembley, contro il Manchester United. 

Quindi, sipario...INVECE NO!

Non è finita qui, anzi, possiamo dire che tutto quello scritto sopra fosse la prefazione di ciò che stava per accadere da lì a poco. La stagione 1994-95 inizia subito con sette risultati utili di fila tra vittorie e due pareggi. Anche questa stagione sembrerebbe incanalata verso il solito copione delle precedenti: un Manchester United che vuol fare da padrone ma che, dinnanzi a sé, ha ancora questi folli pazzi del Lancashire che vogliono dare fastidio, per quanto possono, ai campionissimi di Manchester. Il Blackburn tenta di tenere il passo il più possibile e, al giro di boa, sembra che Man United e Rovers stiano giocando un campionato tutto loro. Alan Shearer è il solito “killer” sotto porta e trascina più e più volte il suo Blackburn alla vittoria. Negli scontri diretti tra il Blackburn Rovers ed il Man United ad avere la meglio saranno sempre i Red Devils i quali, però di tanto in tanto inciampano perdendo qualche punto per strada. Va da sé che ogni inciampo mancuniano sarà da sprone, per gli uomini di Dalglish, a non fallire le varie possibilità di sorpasso o di allungo. 

I tifosi Rovers, percepiscono un'elettrizzante sensazione come se, questa stagione, potrà essere quella decisiva. Quella della storia. All'ultima giornata di campionato i Rovers sono primi in classifica ad 89 punti mentre, il Manchester United, è secondo ad 87 punti. Se il Blackburn vince è campione d'Inghilterra, qualora lo United vince ed i Rovers perdono ci sarà il sorpasso al fotofinish. 

C'è tensione, fortissima tensione. Il Blakcburn Rovers va a giocare in casa del Liverpool il quale, si sa, non ha mai avuto rapporti idilliaci con il Man United. I Red Devils vanno ad Upton Park in casa del West Ham United.

Ci siamo: il Blackburn per scrivere una pagina indelebile della sua storia, il Man United per ribadire il concetto della sua forza. I tifosi Rovers presenti ad Anfield Road buttano giù fiumi di birra per scaricare la tensione e scacciare via qualsiasi pensiero pessimista. La partita ha inizio ad Anfield Road e subito, incredibilmente, il Liverpool prova a farsi sotto per cercare la via del goal. Il Blackburn soffre ed ha come una sorta di blocco. I Rovers reagiscono ma non riescono mai ad inquadrare la porta. Al 20esimo, però, ecco che a siglare la rete del vantaggio è proprio lui (sempre lui) Alan Shearer. Delirio nel settore ospiti di Anfield. I tifosi bianco e blu quasi non ci credono. Nella ripresa, però, ecco che scende in campo un Liverpool molto più agguerrito il quale, al minuto 64, trova il pareggio con John Barnes. In tutto questo, nel frattempo ad Upton Park, il match era ancorato sul risultato di 1-1 ed il Manchester United attaccava senza sosta cercando, in tutti i modi, di andare a segno. Con questa situazione di parità in ambo i campi di gioco si sarebbe laureato campione d'Inghitlerra il Blackburn. Il discorso, però, era che i Rovers stavano soffrendo tremendamente contro il Liverpool ed è al 90esimo che accade l'irreparabile. Calcio di punizione per i Reds, tiro a scavalcare la barriera di Jamie Redknapp, Goal! Liverpool 2 Blackburn Rovers 1. 

I tifosi bianco e blu non ci credono e non vogliono crederci. Preghiere, qualche pianto, scongiuri ora nulla sembra più avere senso. L'unica speranza si chiama West Ham United. Gli hammers stanno soffrendo terribilmente contro il Manchester United. Nei minuti di recupero, oltre il 90esimo, il Man United sbatte per l'ennesima volta contro il muro londinese e non appena Ian Bishop del WHU spazza via la palla dall'area di rigore, l'arbitro sancisce la fine del match con il triplice fischio. La notizia arriva ad Anfield Road seguita da altrettanto triplice fischio. INCREDIBILE: IL BLACKBURN ROVERS E' CAMPIONE D'INGHILTERRA. La classifica finale vedrà Blackburn Rovers 89, Manchester United 88. 

E' l'apoteosi nel settore ospiti di Anfiled. In tutti i pub della contea del Lancashire scorrono fiumi di birra. I tifosi del Blackburn non ci possono credere, dopo anni in Second Divison, dopo anni di delusioni proprio sul più bello, ecco che arriva la vittoria della Premier League. La rocambolesca maniera nella quale questa è arrivata ha un retrogusto ancor più romantico degno di essere raccontato per sempre nella storia del calcio d'oltremanica. Quella squadra è considerata, ad oggi, come detto in precedenza, un'icona anni 90 per quello che ha saputo dimostrare sul campo. Inaspettatamente quei ragazzi hanno rovesciato tutti i pronostici e sorpreso tutti, per fino loro stessi, compiendo un'impresa leggendaria. Chissà magari un giorno i Rovers torneranno a rivivere certe emozioni e nel museo di Ewood Park compariranno altri nomi di una qualche altra grande impresa, la speranza è sempre l'ultima a morire. Basta crederci e su questo, i tifosi del Blackburn Rovers, sono dei straordinari “porta bandiera di speranza”. 

Il duro lavoro, le sconfitte e le risalite sono il basamento per le grandi imprese e, non a caso, il motto (latino) che si legge anche sullo stemma del Blackburn Rovers è proprio: “Arte et Labore”.


Damiano F.  




lunedì 27 settembre 2021

Recensione del libro "Una Nuova Alba"

UNA NUOVA ALBA...

La vita, molto spesso, riesce a metterti di fronte a dei “test” davvero particolari. 

Ebbene è successo anche a me. Da amante quale sono della scrittura, perlopiù, informativa riguardo storie, aneddoti e racconti legati al calcio della terra d'Albione, mai avrei pensato che un giorno mi venisse chiesto di recensire un romanzo.

Ovviamente, vista la mia passione per la lettura e per la scrittura, quando mi fu chiesto di fare la recensione di un romanzo il quale, senza dubbio, ha lasciato qualcosa dentro di me, non vi ci ho pensato sopra due volte e mi sono detto: “ma si, fanculo, lo faccio!”.

Dunque eccoci qua, ma non proprio “qua” nella stanza in cui mi trovo a battere sulla tastiera del computer. Eccoci qua...a Stockport!

I più si domanderanno perché proprio Stockport? Il romanzo dal titolo “Una nuova alba” è ambientato nella cittadina del borgo metropolitano Greater Manchester. Probabilmente lo scrittore, Sergio Francesco Tagliabue, per rendere ancor più migliore l'idea al lettore del senso di appartenenza Working Class dei protagonisti, ha scelto la cornice più singolare, particolare, poco detersa, ai più sminuita e più proletaria che potesse esserci nel nord d'Inghilterra. Cosa ne penso? È la cornice PERFETTA.

Una Nuova Alba racconta le vicende di alcuni giovani ragazzi tra i 18 e 20 anni circa i quali, in una polveriera suburbana come la piccola cittadina di Stockport, passano il più del loro tempo tra gli spalti di Edgeley Park (nella loro amata Cheadle End) tra tifo, bevute nei pub limitrofi allo stadio e qualche scazzottata con le tifoserie avversarie. La squadra tifata da questi giovani rampolli è lo Stockport County FC che, ai tempi, siamo alla fine degli anni 70, militava in Quarta Divisione inglese. 

Lo scrittore avrebbe potuto quasi rischiare di incappare nella solita solfa, sentita e risentita, legata all'hooliganismo (stadio, risse, pub...repeat) invece con straordinaria maestria e grande capacità di mettersi nei panni anche di chi legge porterà, il suo romanzo, in una direzione meravigliosa dove, tutta la roba sopracitata, altro non sarà che un contesto all'interno della cornice, che abbiamo citato qualche rigo sopra, di Stockport.

Il protagonista, Damon Stone, è la perfetta esaltazione della figura del ragazzo di periferia il quale si trova “centrifugato” all'interno di situazioni dovute al malessere di quegli anni in cui, in Inghilterra, non vi era certo il boom economico e dove la differenza tra classi sociali era fortemente rimarcata.

A tutto questo va aggiunta anche la questione familiare legata all'assenza del padre da molti anni, lo stesso padre che, quando ancora il nostro Damon era un bambino, gli trasmise la passione per lo Stockport County. Le uniche certezze, in una vita piena di incertezze, che Damon ha sono i suoi amici, quelli fedeli, quelli del football e della strada. Sono Jordon, Ciaran e Lennox. Quest'ultimo, in particolare, ha attirato tantissimo la mia attenzione. Lennox è la persona che più di tutti sa capire fino in fondo Damon ed i suoi stati d'animo, si deve tutto ciò al fatto che, Lennox, è nato e cresciuto in un contesto particolarmente turbolento come l'Irlanda del Nord dove da secoli vi si combatte una guerra intestina tra cattolici filo repubblicani e protestanti filo unionisti. Lennox è protestante ma il suo miglior amico, che lascia in quel di Belfast, è cattolico. Questo soltanto rende l'idea di come Lennox possa essere considerato la persona più saggia di tutta la combriccola visti i suoi trascorsi adolescenziali difficili nel clima d'odio irlandese.

Tante situazioni, decisioni difficili da prendere, sentimenti contrastanti porteranno Damon ad avere dissidi con una persona della Firm principale dello Stockport County FC. La via che verrà intrapresa sarà quella di voler creare qualcosa di nuovo nel contesto stadio, un qualcosa legato anche ad un'estetica che, per quei tempi in cui gli spalti erano in gran parte calpestati da Boots, non darà nell'occhio quando si tratterà di fare casino. È la nascita del movimento Casual, un movimento rivoluzionario sopratutto nell'ambito del dresscode da stadio. Questi ragazzi iniziano a spendere i loro risparmi in scarpe da ginnastica, perlopiù, Adidas, in giacchetti sportivi griffati, jeans più aderenti ed un taglio di capelli ispirato a David Bowie, il taglio wedge.

E la musica? Si, c'è anche la musica in questa storia. Anzi, mi vien da dire per fortuna che c'è la musica. In questo romanzo la musica ha un ruolo chiave in tutte le vicende che ruotano attorno a Damon. La musica è ogni presente ed anche se si tratta di un libro ti sembra che tra quelle righe stia risuonando un brano utile per ogni occasione, rissa, bevuta la pub, risata tra amici e sentimenti che vengono provati.

La cosa particolare, delle sonorità presenti, nel libro è il filo conduttore che unisce il protagonista ad un noto personaggio della storia della musica e alla sua band. Ian Curtis, leader dei Joy Division, sembra quasi parlare con le sue straordinarie canzoni al giovane Damon. Sembra come che Ian, dica lui, che la sua rabbia interiore dovuta a diverse situazioni personali e sociali le deve sfogare non con la violenza, non con futili risse ma, appunto, con la musica. 

Questo è un passaggio importante perché in diverse situazioni Damon e Ian possono risultare intercambiabili. Chi conosce la storia dei JD saprà che Ian Curtis era una persona malinconia, di poche parole, misteriosa ma quando era sul palco gridava rabbia, una rabbia unica che esplodeva tra un ritornello e l'altro dei suoi brani. La stessa rabbia era quella di Damon il quale, però, la sfogava con scazzottate, il più delle volte, nel contesto stadio. Insieme sembrano una proposizione matematica. Damon:Ian=Ian:Damon (Damon sta a Ian come Ian sta a Damon).

Il leader dei Joy Division ed il protagonista comunicano tramite la musica. Nonostante ciò, qui lo scrittore è stato davvero straordinario, i due non si scambieranno mai neanche una parola. C'è un fluido comunicativo ed emotivo tra Ian Curtis e Damon Stone ma il primo, in realtà, non sa neppure chi sia il secondo. Questo è stato un aspetto molto spirituale del libro e si percepisce anche quando Ian Curtis viene a mancare (18 maggio 1980), in quel momento muore una parte di Damon.

Al contesto calcistico e musicale va ad aggiungersi un altro aspetto molto ma molto importante, quello dell'amore. Damon ha sempre provato forti sentimenti per una ragazza di Stockport di nome Gemma che altro non è che la sorella maggiore di un membro della Firm principale dello Stockport County. Questo membro della HNS (firm dello Stockport County) si chiama Jodi ed ha un talento naturale nel frequentare amicizie sbagliate che lo portano a trovarsi immischiato in situazioni molto spesso più grandi di lui e della sua giovane età da liceale (15 anni). Tra Gemma e Damon la relazione stenterà a decollare in quanto, la prima, proprio non concepisce alcune prese di posizione del secondo sopratutto riguardo il discorso legato alla violenza che, ogni weekend, risucchia Damon per la fede nella sua squadra del cuore. Una serie di circostanze, però, porteranno il protagonista ad allentare la presa riguardo la violenza nel football arrivando a far felice la sua Gemma che, nonostante tutto, c'è sempre stata come amica prima e come fidanzata successivamente. 

Anche qui lo scrittore è stato davvero formidabile facendo giocare un ruolo chiave a Gemma. Lei è la rappresentazione di una ventenne che ha dovuto crescere suo fratello più piccolo Jodi, ha dovuto iniziare a lavorare fin da subito ed ha dovuto mettere da parte molti dei suoi sogni nel cassetto. Raffigura perfettamente la purezza, quella purezza che aiuta anche Damon nei momenti soprattutto più complicati della sua esistenza. Oltre a Gemma, però, Damon incontrerà, lungo il suo percorso, un'altra ragazza dal nome Keira. Con questa giovane ragazza di origini irlandesi avvertirà fin da subito un certo legame più spirituale (proprio come con Ian Curtis) dovuto all'amore per la musica e per i Joy Division in particolare. Non a caso, quando esce l'album “Unknown Pleasures”, il primo ascolto avverrà, incredibilmente, a casa di questa ragazza. Damon non capisce se sia un sentimento d'amore quello che prova o di semplice amicizia condito con un po' di percezione affettiva, fatto sta che, con Keira, esce molto probabilmente il vero “io” e la vera anima di Damon Stone.

Nonostante Keira possa sembrare un terzo incomodo nella relazione tra Damon e Gemma, si vedrà, invece, la bontà d'animo e la lealtà del protagonista dinnanzi a certi bivi e scelte.

Sergio Francesco Tagliabue è riuscito nell'intento di non fare mai staccare il lettore dal romanzo. Ogni situazione sembrava quasi di viverla sulla propria pelle, tanto che a tratti ho pensato che si potesse trattare di una “rivisitazione” di un determinato periodo della vita dello stesso scrittore. 

In questa recensione tanti altri personaggi, luoghi e situazioni non ho volutamente citato per invogliare più persone possibili alla lettura. Poteva sembrare una storia dove vi era soltanto la “classica canzonata” legata alla violenza negli stadi inglesi negli anni 70-80, invece no. Questo romanzo è di gran lunga più profondo, più spirituale e meno banale di quello che ci si possa aspettare. È uno straordinario elogio alla difficile vita di periferia in quegli anni di crisi economica in Gran Bretagna, uno spaccato di società ai più sconosciuti dove le uniche ancore di salvezza sono l'amicizia, la lealtà anche verso un avversario, il supportarsi a vicenda e, ovviamente, l'amore. 

“L'amore ci farà a pezzi” come dicono i Joy Division nel loro brano più celebre, invece no. In questo romanzo sono proprio i sentimenti, belli o brutti che siano, a giocare un ruolo chiave in tutte le varie situazioni. Ovviamente ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria e questo romanzo ne è la testimonianza, ogni scelta che viene intrapresa da tutti i vari personaggi avranno ripercussioni sia in senso negativo che positivo ma, il fatto straordinario, è che ogni decisione è presa con il cuore, la coscienza ma, anche, l'impulsività che a vent'anni una persona ha.

Complimenti Sergio, non hai scritto un romanzo soltanto legato alla sottocultura Casual e alle battaglie sulle terraces. Sei riuscito a portare uno spaccato di società di quegli anni così difficili ed incerti, nel nord d'Inghilterra, dove gli stati d'animo avevano quasi sempre ragione sulle azioni che venivano compiute dai protagonisti. C'è di tutto: un passato difficile, un presente in bilico ed un futuro incerto. Tutte queste cose con la meravigliosa colonna sonora dei Joy Division che mi sembra di sentire mentre sto scrivendo questa recensione.

DON'T WALK AWAY IN SILENCE!

Damiano Francesconi








lunedì 5 luglio 2021

24 Aprile 1988

Articolo di Damiano F.


Negli articoli precedenti non si è mai attaccato con una data. In questo caso si è deciso di dar vita all'articolo con una storica data che ha visto come palcoscenico il vecchio Wembley con le sue famose torri gemelle.

Su questo, ipotetico, palcoscenico vi era anche l'Arsenal che però, in questa circostanza, non funse da protagonista.

La “regina di Wembley” fu una piccola squadra del Bedforshire (contea orientale dell'Inghilterra). Da quelle parti, la nota squadra di football è il Luton Town; non se ne sente molto spesso parlare è sempre stata, per lo più, rilegata nelle categorie inferiori del campionato inglese (attualmente in League Two). Sempre in lotta per promozioni in categorie superiori o avvincenti play-out per non ricadere in quelle inferiori, il Luton vanta un solo trofeo, la League Cup, che conquistò proprio quel giorno (24 Aprile 1988) ai danni dei Gunners allenati da George Graham.

E' una calda giornata primaverile a Londra, vi è un grande afflusso di tifosi, circa 95.000, che riempiono il magnifico vecchio Wembley.

Sembra un po' Davide contro Golia, ma i tifosi del Luton, come la squadra, sanno quel che vogliono, ormai sono arrivati in finale e, una vittoria, sarebbe il giusto premio per club e supporter.

Sui programmi consegnati fuori lo stadio, si leggevano le formazioni ovviamente si notava fin da subito il divario tecnico tra le due rose. Ray Harford, manager del Luton dell'epoca, ci crede nell'impresa ed è convinto che, per quella finale di League Cup, i suoi ragazzi non hanno nulla da invidiare ai vari David Rocastle, Alan Smith, Tony Adams o Perry Groves.

Joe Worrall, l'arbitro della gara, da inizio alle danze e fin da subito si nota un Arsenal tecnico ed un Luton Town caparbio e grintoso.

Al 13' minuto Kingsley Black del Luton subisce fallo defilato sulla sinistra della metà campo dei Gunners. A battere il calcio di punizione ci pensa Davide Preece che, con il suo mancino ad uscire, becca Steve Foster che, a sua volta, vede l'inserimento del centrocampista Stein lasciato solo dalla difesa dell'Arsenal. A tu per tu con il portiere dei cannonieri, John Lukic, rimane freddo piazzandola sul secondo palo.

Doccia gelata per la compagine di Graham e delirio dei supporter del Luton. Per tutto il primo tempo i Gunners provano a macinare gioca ma, gli avversari, riescono a respingere le iniziative di Smith e compagni.

Nella ripresa si riprende a grandi ritmi e, intorno al 70' minuto, un ispiratissimo Rocastle viene atterrato nella tre quarti avversaria dopo un rapida serpentina.

Sul pallone va Paul Davis che, invece di provare la conclusione da posizione favorevole, opta per un “lob” morbido nell'area del Luton che, dopo un classico batti e ribatti stile anglosassone, perviene tra le gambe di Martin Hayes che spinge la palla dentro col sinistro. Salta tutta la panchina all'unisono con i tifosi..è 1-1.

L'Arsenal, adesso, fa da padrona sul terreno del gioco ed il Luton fatica su ogni singola azione o contrasto. E' proprio da alcuni contrasti persi che, al 74' minuto, Thomas dal limite dell'area di rigore avversaria serve un liberissimo Smith che defilato sulla destra batte il portiere del Luton: Diddle con un destro sul primo palo.

Tifosi dei Gunners in festa per il gol del beniamino Alan Smith mentre, per sostenitori del Luton, brividi lungo la schiena in quanto vedono il loro piccolo club soccombere ai giganti dell'Arsenal.

La speranza di un pareggio diventa ancor più vana quando Rocastle, dalla fascia destra, entra in area di rigore con i suoi rapidi dribbling ed il difensore del Luton Town, Mal Donaghy, lo atterra toccandolo sulla gamba destra. E' rigore per l'arbitro Worrall e le proteste del Luton non cambiano la decisione.

Si avvicina al discetto il numero 2 dei Gunners, Nigel Winterburn, la quale, però, si fa ipnotizzare dal portiere Andy Diddle che tiene ancora in vita il Luton Town.

Sembra come una nuova linfa per il club del Bedforshire e, con il sostegno dei suoi tifosi, spinge per riprendere la partita.

Al 82' minuto il miracolo...lancio in avanti dalla difesa del Luton, un azzardato retro passaggio di un difensore dell'Arsenal mette in movimento uno Stein che stava pressando su tutti quanti, batti ribatti, la palla schizza a sinistra dell'area di rigore, sbuca Black che la rimette nell'area piccola dove, guarda caso, prova spingerla in rete Stein ma, dal suo tiro ne esce fuori un passaggio per Danny Wilson che appoggia la palla in rete dalla linea di porta occupata da tre calciatori dell'Arsenal. E' il pareggio, è la gioia, è l'orgoglio dei sostenitori del Luton Town.

Solo l'allenatore Ray Hareford cerca di mantenere la calma, può ancora succedere di tutto sia in positivo che in negativo esige concentrazione da parte dei suoi.

I tifosi del Luton riprendono a cantare a squarciagola, può accadere un altro miracolo.

Siamo alle battute finali, il Town guadagna un calcio di punizione utilissimo nella metà campo dell'Arsenal. Al momento della battuta in area di rigore, la difesa dei londinesi allontana ma la palla finisce ad Ashley Grimes che va fin sul fondo della fascia destra mettendo in area di rigore una palla a mezza altezza dove Tony Adams sembra essere in netto anticipo..appunto sembra...prima di lui ci arriva ancora lui, sempre lui: BRIAN STEIN. Il centrocampista del Luton gioca d'anticipo in area di rigore e, con un destro ad incrociare sul secondo palo, batte il portiere dei londinesi Lukic.

E' apoteosi vera, ora anche Hareford salta letteralmente dalla panchina per la gioia si esaltano, su tutti Brian Stein il vero protagonista della finale che al 90' minuto più recupero ribalta la situazione.

Al momento della ripresa del gioco, dopo tutte le celebrazione al gol, l'arbitro fa ripartire il gioco ma è solo questione di secondi perché finisce la partita.

Il tabellone parla chiaro, Arsenal 2 Luton Town 3!

Questa è la favolosa storia di una finale rocambolesca per un piccolo club dell'Inghilterra orientale che ha sempre militato nelle categorie inferiori senza mai far parlare troppo di sé.

Quel giorno, però, anche il Luton Town può aver detto che è stato alzato un trofeo importante e che, questa vittoria, è stata raggiunta grazie ad una tenace rimonta su un leggendario club di Londra la quale si è dovuto chinare di fronte a quei “scapigliati” calciatori di una piccola squadra dal cuore GRANDE.




domenica 20 giugno 2021

Acciaio

Racconto di Damiano F.


Nel mondo del calcio, da sempre, esiste un connubio che ha aggiunto a questo sport un qualcosa di unico e di magico. Quante volte si è sentito parlare di calcio e lo si è associato ad una questione sociale, nella fattispecie, proletaria?

“Football & Working Class” sono due elementi che riescono a dar vita ad una miscela, senza dubbio, caratteristica che crea un forte senso di appartenenza sia in senso sociale che in senso sociologico. Se ragioniamo con la mentalità del calcio moderno è lecito pensare che un senso di classe operaia non può essere assolutamente associato ai vari magnati e sceicchi che investono miliardi su di un club, perlopiù, per fini di marketing ed immagine; quindi, forse, oggi il calcio moderno, si può affermare, senza ombra di dubbio, che ha preso forti distanze dall'aspetto proletario dal quale questo nacque.

Ci sono posti e luoghi, però, dove l'essenza del proletariato ancora è il cuore pulsante di una città anche sportivamente parlando.

Ci troviamo in Inghilterra precisamente nella regione dello Yorkshire & Humber e, dirigendosi a sud della regione, South Yorkshire, ci si imbatte nella cosiddetta “Città di Acciaio” la protagonista del nostro articolo. Siamo a Sheffield.

Durante il XIX secolo Sheffield diventò famosa a livello internazionale per la produzione dell'acciaio appunto. Proprio lì si svilupparono molte innovazioni, inclusi il crogiolo e l'acciaio inossidabile, che portarono ad un'impennata della popolazione di quasi dieci volte durante la Rivoluzione industriale. Sheffield divenne ufficialmente una città nel 1893, ricevendo il suo statuto municipale. La città è cresciuta molto grazie alle sue forti radici industriali e ora si fonda su una base economica più ampia. Sorge su di un terreno di tipo collinare e, per questo motivo, è nota anche con il nome di "the city of seven hills" (la città delle sette colline). Il nome Sheffield lo si deve al fiume che attraversa la città: Sheaf.

Come detto la città ha sempre avuto un'impronta di tipo proletario e proprio questo senso di appartenenza od attitudine sociale è stata portata anche sui campi da calcio delle due squadre locali.

I due club sono lo Sheffield Wednesday, fondato nel 1867, e lo Sheffield United, fondato nel 1889. Il derby tra le due compagini ha il nome caratteristico di “Steel City Derby” proprio richiamando alla produzione d'acciai all'interno delle fabbriche presenti in città. Questo derby è considerato uno dei più affascinati, storici e sentiti di tutto il Regno Unito. I due club si sono affrontati a livello competitivo per un totale di 131 volte, con lo United in testa negli scontri diretti con 46 vittorie contro le 42 del Wednesday.

Lo Sheffield Wednesday è il club più antico tra le due compagini ed è caratteristico il suo nome perché quando venne fondato si chiamava “The Wednesday Cricket Club” la cui denominazione era dovuta al giorno in cui la squadra giocava i propri incontri: Mercoledì.

I colori sociali sono storicamente il bianco e blu ed il suo simbolo, il gufo, è dal 1956 lo stemma ufficiale del club da dove prende vita il soprannome: “Owls”.

Le partite casalinghe vengono disputate all'interno del famoso impianto Hillsborough Stadium. Questo divenne l'impianto ufficiale del club a partire dal 1899 quando, il Wednsday, abbandonò l'Olive Grove.

Per quanto riguarda lo Sheffield United, questo venne fondato, come detto, nel 1889 con il nome di Sheffield United Cricket Club in quanto riuniva anche i club di cricket presenti in città. I colori del club sono il bianco e rosso ed ha come simbolo due spade incrociate dal quale deriva il soprannome del club, The Blades (lame). Le partite casalinghe vengono giocate in un altro storico impianto britannico, Bramall Lane. Questo impianto vanta la notorietà di essere il più antico stadio al mondo ancora in grado di ospitare partite di calcio professionistico.

Per quanto riguardano i palmarès dei due club, ad oggi, lo Sheffield Wed può vantare nove trofei in bacheca mentre, i cugini dello United, sono fermi a cinque trofei.

Il primo derby tra le due squadre venne giocato il 15 dicembre del 1890 ad Olve Grove (vecchio impianto degli Owls). Fu una partita amichevole dove lo Wed si impose sul neonato Sheffield United per 2-1. Il primo vero e competitivo Steel City Derby, invece, venne giocato il 16 ottobre del 1893 durante la stagione di First Division 1893-1894 dove si ebbe, come risultato finale, un pareggio per 1-1. I due club, dalle loro rispettive fondazioni, si sono scontrati spesso tra la prima divisione e la seconda divisone eccetto nelle stagioni 1979–80 e 2011–12 dove le due compagini si scontrarono addirittura nella terza divisione inglese.

Tra le indimenticabili partite tra i due club, la più famosa resta quella giocata a Bramall Lane l'8 settembre del 1951 dove, lo United, s'impose sullo Wed per 7-3. Il Wednesday passò in vantaggio dopo appena novanta secondi con Thomas, ma i gol di Derek Hawksworth e Harold Brook hanno dato, allo United, la possibilità di ribaltare la situazione portandosi in vantaggio di 2 reti a 1 che sarebbe stato maggiore se McIntosh, portiere del Wed, non avesse parato un rigore a Fred Furniss.

Nella ripresa Dennis Woodhead pareggiò per gli Owls dopo sessanta minuti ma, in rapida successione, Alf Ringstead , Hawksworth, Ringstead di nuovo e Fred Smith andarono a segno per lo United. Infine, Woodhead dello Sheffield Wednesday, andò in rete prima del conclusivo settimo goal di Brookha per gli Blades. Dunque, il match, si concluse con un risonante 7–3 e, a fine stagione, nessuna delle due squadre venne promossa in Prima Divisone o retrocesse in Terza Divisione. Comunque sia questa partita rimase indelebile in questa rivalità e viene ricordata, ovviamente, con più piacere dai tifosi biancorossi dello Sheffield United.

Altra battaglia che viene ricordata negli annali di questo derby storico è quella che venne rinominata “The Boxing Day Massacre”. Questa partita venne giocata il 26 dicembre del 1979 e viene ricordata come la più grande e risonante vittoria dello Sheffield Wednesday. Si giocava in quel di Hillsborough (casa del Wed) e i due club militavano, addirittura, in Terza Divisione. Il match fu praticamente a senso unico con i padroni di casa che impartirono, ai rivali cittadini, una lezione di calcio. Grazie alle reti di Ian Mellor , Terry Curran , Mark Smith e Jeff King, gli Owls ebbero ragione sugli avversari per quattro reti a zero. Lo United, all'epoca di quella partita, era in testa alla classifica mentre il Wednesday era al quarto piazzamento in classifica. La vittoria dei bianco blu spinse, gli stessi, alla promozione. E' opinione diffusa pensare che, quella vittoria e quella promozione in Seconda Divisione, abbia plasmato le fortune dei prossimi venti anni per lo Wed, mentre lo United languiva nella Terza Divisione prima di essere retrocesso, addirittura, in Quarta Divisione.

Altro scontro leggendario fu quello giocato niente poco di meno che tre anni fa, precisamente il 24 settembre del 2017. In quella stagione lo Sheffield United approdò dalla League One in Championship dove, ad attenderli, c'erano proprio i rivali dello Sheffield Wednesday i quali mancarono la promozione in Premier League perdendo ai play-off nella stagione 2016-2017. Quel giorno si giocava ad Hillsborough e quella stessa partita porta un nome simile a quella giocata il 26 dicembre del 1979. Quella partita viene ricordata come “The Bouncing Day Massacre”. Appena prese il via la partita, al terzo minuto, lo United si portò in vantaggio grazie alla rete su punizione di Fleck. Al 15' ecco un'altra rete per gli Blades siglata da Clarke che portò tutto Hillsborough in un silenzio assordante eccetto i tifosi biancorossi dello United atti a sbeffeggiare gli avversari. L'orgoglio Owls non si fece attendere ed ecco che, nei minuti di recupero della prima frazione di gara, arrivò il goal di Hooper che accorciò le distanze prima del fischio finale del primo tempo. Nella ripresa, ovviamente, lo Sheffiled Wednesday ha più fame anche perché, il risultato, li vede sotto di una rete. Al 65' arriva il tanto ambito goal del pareggio, siglato dal portoghese Lucas João, che fa letteralmente scoppiare di gioia tutto lo stadio a maggioranza Wed. Il calcio, però, lo sappiamo un attimo ti porta in paradiso per poi farti ripiombare nell'inferno. Mentre i tifosi padroni di casa dello Sheffield Wednesday sono presi dai festeggiamenti, sbeffeggiamenti verso gli avversari e saltelli in ogni settore dell'impianto...arriva la doccia gelata. Al minuto 67, esattamente due minuti dopo il pareggio, su di una verticalizzazione lo United passa nuovamente in vantaggio grazie alla rete di Duffy. Improvvisamente, sopra ad Hillsborough, cala il buio totale il quale, però, dà il via agli sfottò dei tifosi Blades verso i tifosi Owls. Siamo sul 2-3. Dieci minuti più tardi, al minuto 77, la vera esplosione di gioia dei tifosi “away”. Clarke si fa largo con la forza tra i due difensori del Wednsday, Lees e Van Aken, e a tu per tu con Westwood insacca per la rete del definitivo 2-4. I tifosi di casa dello Wednsday non possono far altro che osservare i tifosi rivali atti a sbeffeggiarli con cori di scherno quali: “your not bouncing anymore!” (non salti più!). Quella partita viene ricordata con gioia da parte dei tifosi United più che altro per la dinamica del match in sé. Le prese in giro da parte dei Blades arrivarono a tal punto di produrre magliette, felpe, tazze da tè, bottiglie e gadget vari con su scritto, appunto, “The Bouncing Day Massacre”.

L'altra partita che merita di essere ricordata fu quella giocata il 3 aprile del 1993 in occasione della semifinale di FA Cup. La Football Assosation decise che quel “Steel City Derby” dovesse giocarsi in campo neutro ad Elland Road (lo stadio del Leeds United) mentre, l'altra semifinale tra Arsenal e Tottenham, si dovesse disputare sempre in campo neutro ma a Wembley. I tifosi di Sheffield Wednesday e Sheffield United non furono d'accordo con questa decisione, in quanto, non capita tutti i giorni di andare a vedere i propri beniamini all'ombra delle due torri che vi erano nel vecchio Wembley. Grazie alla pressione dei tifosi, spalleggiati dalla rispettive società, alla fine la Football Assosation decise di far giocare la partita a Londra presso Wembley. Il match si concluse con la vittoria per 2-1 dello Sheffield Wednsday nei tempi supplementari. Quel giorno venne raggiunto un record di media spettatori con la cifra 75.364 tifosi presenti sugli spalti dell'impianto per eccellenza del Regno Unito.

Per quanto riguardano schermaglie tra le due tifoserie, va detto, che spesso è capitata qualche scazzottata ma il tutto non ha mai avuto un'ampia cassa di risonanza di episodi clamorosamente violenti. Si dice che le due tifoserie abbiano un tipo di rapporto feroce ma sano come gli stessi rispettivi club. Basti pensare che lo Sheffield Wednesday costituito, ricordiamo, nel 1867, giocava le sue partite a Bramall Lane fino al 1889 abbandonandolo, poi, a causa di una disputa sull'affitto. Per compensare la perdita di entrate, il Comitato Cricket prese la decisione di formare un'altra squadra di calcio, così fu fondato lo Sheffield United diventando, Bramall Lane, la casa di quest'ultimi.

I due club molto spesso hanno collaborato tra di loro in onore della città stessa. Nel 2011 presero parte alla conferenza congiunta chiamata “Supporting Sheffield” nella quale venne annunciata una comune sponsorizzazione, da parte dei due club, di aziende produttive locali della città di Sheffield. I due sponsor locali erano Westfield Health (un'organizzazione sanitaria no-profit) ed il Gilder Group (un concessionario di automobili).

Arrivati a questo punto penso sia doveroso fare delle riflessioni conclusive. Probabilmente con il calcio moderno che orbita, ormai, tutto attorno al denaro l'essenza di classe operaia associata al “mondo pallonaro” sta andando sempre più scemando. A Sheffield i tifosi dei due club ancora sono orgogliosi delle loro radici e del loro senso di appartenenza sociale. Questo lo si percepisce sia ad Hillsborough che a Bramall Lane dove, i rispettivi supporters, ogni settimana lavorano nelle fabbriche e nelle acciaierie della città e, quando arriva il weekend, ci sono soltanto gli Owls oppure i Blades. Tutto il resto non conta più. Anche se non sono tra i club più titolati d'Inghilterra, il loro senso di appartenenza, la loro passione, la loro sana rivalità vale, probabilmente, più di qualsiasi fuoriclasse che possa, un giorno magari, approdare ad una delle squadre. 

Che sia Sheffield Wednesday o Sheffield United, che sia Owls oppure Blades, che sia bianco blu o bianco rosso...QUESTA E' SHEFFIELD!




giovedì 10 giugno 2021

Baile Átha Cliath

Articolo scritto da Damiano F.


Il calcio d'oltremanica ha sempre avuto delle particolarità le quali, spesso, non trovi in giro per il mondo. Ovviamente, la vetrina più importante del calcio in terra anglosassone è stata sempre occupata dal calcio inglese visti anche i vari traguardi raggiunti da numerosi club in ambito europeo. Una leggera voce in capitolo ce l'ha sempre avuta, anche, il calcio scozzese, soprattutto grazie ai due club di Glasgow, i Rangers ed il Celtic i quali hanno sempre stra dominato, a livello di trofei, e danno vita, da secoli ormai, a quello che è considerato il Derby per eccellenza: l'Old Firm.

A proposito di derby e/o rivalità. Oggi, in un calcio moderno in continua evoluzione dove vi sono grandi magnati pronti ad investire somme capienti nel business del calcio, le stesse faide tra squadre stanno perdendo sapore e tradizione nonostante i tifosi cerchino sempre di tenere alimentata quella fiamma ardente della passione per il football.

Se, ad oggi, l'Old Firm di Glasgow rimane il derby più accesso non solo in tutto il Regno Unito ma, bensì, in tutto il mondo molto lo si deve al fatto che le due compagini non hanno mai abbandonato vecchie ruggini che sono sempre state il motore di questa sfida. Certo, il caso di Glasgow, trattasi di una faida che affonda radici molto lontane dal mondo del calcio, però ancora resiste alla prova del tempo. Ci sono tante altre faide, tra UK ed Irlanda, che sono ai più sconosciute ma che posseggono di gran lunga più fascino di tanti altri derby in giro per la terra anglosassone.

Ok, parlavamo di Glasgow, rechiamoci all'aeroporto e prendiamo il primo volo disponibile per la vicina Irlanda. A Dublino c'è una storia di calcio degna di esser raccontata.

Siamo a Dublino, la capitale d'Irlanda situata sulla foce del fiume Liffey il quale nasce sulle pendici del monte Kippure ed attraversa le contee di Wicklow, Kildare e Dublino prima di sfociare nella Baia di Dublino e, dunque, nel Mare d'Irlanda.

L'Irlanda è sempre stata una nazione dal cuore ribelle ma soprattutto indipendentista e, non a caso, i momenti salienti della sua storia passano proprio attraverso la guerra d'indipendenza dalla corona britannica. Dublino è, da sempre, il centro della cultura irlandese e quando si parla di cultura irlandese vengono subito in mente i canti rivoluzionari irlandesi, la birra, il whisky, i pub e ancora San Patrizio, la carne di manzo irlandese, il rugby, l'hurling (sport popolare gaelico). Ma in tutto ciò, è possibile che non ci sia del caro vecchio calcio? Va detto, il calcio non è lo sport che va per la maggiore da quelle parti ma, senza dubbio, vi è una nutrita parte di abitanti che segue con passione il mondo “pallonaro”.

A Dublino vi sono ben quattro club di calcio che sono suddivisi nella varie aree geografiche della città. In particolare sono due i club che hanno sempre avuto una cassa di risonanza molto ampia nella Premier Division della League of Ireland; parliamo dello Shamrock Rovers FC e del Bohemian FC. Questi club sono i più titolati della città e, lo Shamrock Rovers, detiene il primato di club più titolato di tutta l'Irlanda. I Bohemian sono, ad oggi, il terzo club più titolato d'Irlanda dopo il Dundalk FC.

Tradizionalmente Dublino è sempre stata caratterizzata dalla rivalità che vi è fra le zone separate dal passaggio del fiume Liffey. Zona settentrionale (il Northside) e quella meridionale (il Southside). Il Northside è sempre stato considerato come la parte, perlopiù, popolare abitata dalla classe operaia della città, mentre nel Southside si ha una presenza, in gran parte, borghese e dei ceti più abbienti.

Questa suddivisione in realtà riflette solo parzialmente la situazione sociale ed economica della città. Basti pensare che la residenza del Presidente della Repubblica è situata nel Northside così come alcuni dei quartieri più ricchi della città, Howth, Malahide e Castleknock, son situati a nord del fiume. Allo stesso modo quartieri come Tallaght, Palmerstown, Crumlin, e Ballyfermot, sono quartieri tradizionalmente di lavoratori ma sono posti a sud del fiume.

Come spesso accade, questioni sociali e suddivisioni territoriali, di riflesso, vengono portate, dai tifosi, sui campi da gioco. I Bohemian appartengono alla zona Nord della città quindi, diciamo, la zona più proletaria mentre gli Shamrock Rovers hanno il proprio bacino d'utenza nella zona Sud di Dublino.

Il Bohemians FC venne fondato il 6 settembre del 1890 da un gruppo di giovani studenti e come colori sociali porta la combinazione rossa e nera a righe verticali. Nei primi trent'anni della sua storia ha militato nella Irish Football League (quello che oggi è il campionato nordirlandese). Dal 1921, a seguito dell'indipendenza irlandese, i Bohs (abbreviativo del club) presero parte alla costruzione della League of Ireland dove vi militano a tutt'oggi. Le partite casalinghe vengono disputate presso il modesto, ma caratteristico, impianto denominato Dalymount Park.

Lo Shamrock Rovers, invece, non ha una data certa della sua fondazione ma l'anno di nascita sembra possa risalire al 1899. Gli Shamrock Rovers sono originari di Ringsend, un sobborgo di Dublino. Il nome del club viene dalla strada Shamrock Avenue, a Ringsend, dove si trovava la prima sede del club. I colori sociali del club sono il bianco ed il verde a bande orizzontali come, il più noto, Celtic Glasgow. Le partite casalinghe dei Rovers, invece, vengono disputate presso stadio chiamato Tallaght Stadium.

La prima partita giocata tra le due squadre fu quella nella Leinster Senior Cup sabato 9 gennaio 1915. Il match andò in scena a Dalymount Park e terminò 3-0 per i Bohemian. La prima vittoria dello Shmarock Rovers arrivò nella semifinale di FAI Cup del 1921-22.

Nel 1945, i due club, disputarono la prima finale dove in palio vi era, di nuovo, la FAI Cup; quella partita viene ricordata per il record di spettatori presenti, 45.000. L'incontro terminò con la vittoria dello Shamrock Rovers per 1-0 e con la conseguente alzata al cielo della coppa nazionale.

Nel 1969, i Bohs abbandonarono la loro etica amatoriale a favore del calcio professionistico a tutti gli effetti. Con la scomparsa di Drumcondra FC (altro club dublinese delle serie minori irlandesi), i rossoneri divennero il principale club del Northside. Da allora, la rivalità relativamente minore che esisteva tra Shamrock Rovers e Bohemian iniziò a crescere fino a diventare una classica dando vita a partite intense e grandi scontri...non solo in campo.

 Spesso, questo derby, è stato palcoscenico di curiose situazioni grottesche tipiche dell'Irlanda. Durante la partita, del 24 febbraio 2004, tra le due compagini avvenne un episodio singolare che viene ricordato, ormai, da anni. L'attaccante irlandese Tony Grant militò per diversi anni nelle fila dei Rovers ma, nella stagione 2003-2004 passò ai rivali del Bohemian. Questa cosa non andò a genio ai tifosi bianchi e verdi ed ecco che durante la partita, sopracitata, i tifosi dello Shamrock tirarono, in segno di scherno ed insulto, in direzione di Grant, una testa di maiale. Quella partita terminò 2-2 ma verrà ricordata come il “pig head day”. Altri incidenti degni di essere raccontati sono stati la profanazione del monumento che commemora l'ex casa degli Shamrock Rovers, Glenmalure Park, e due casi di ordine pubblico a Dalymount Park nel 2000 e Richmond Park nel 2003. Quest'ultimo portò allo sfratto dei Rovers dalla vecchia sede di Inchicore (sobborgo ad ovest lontano circa 5 km dal centro città). È capitato, spesso, soprattutto negli anni passati, che nelle vie della città a ridosso dei pub, usati come punti di ritrovo delle tifoserie, vi siano state schermaglie tra gruppi organizzati ma, va detto, che la violenza negli incontri tra le due è sempre più sporadica, questo grazie anche ad una grande presenza del Garda (polizia irlandese). L'ultima vera schermaglia risale al 2016 a Dalymount Park quando ci fu più di un'invasione di campo e qualche tentativo di scontro tra le due tifoserie. Fortunatamente, però, il tutto venne soppresso dalle forze dell'ordine irlandesi. Quella partita, per la cronaca, si concluse con un netto 0-4 in favore dei Rovers ai danni dei Bohs.

Generalmente, oggigiorno, quasi tutte le tifoserie hanno una certa connotazione od accostamento ad una filosofia di pensierio politica e sociale. Fare politica allo stadio, per molti, è una rovina in quanto tende a creare forti spaccature tra persone le quali, tutto sommato, hanno una passione comune che è quella verso la propria squadra del cuore. Anche io mi trovo su questa linea di pensiero. A Dublino, nel caso di questo “derby North-South Side”, le tifoserie hanno sempre avuto un'inclinazione politica ma, differentemente da altre realtà, la questione politica mette le due tifoserie pienamente d'accordo. La tifoseria del Bohemian FC e dello Shamrock Rovers FC hanno sempre avuto forti posizioni antifasciste, antirazziste e tendenti a sinistra. Molto spesso i vari striscioni o stendardi hanno un forte richiamo a quella tendenza politica. Si possono tranquillamente notare bandiere dell'Antifascist Action vicino a quella del Bohemian oppure la classica stella rossa su di uno stendardo dello Shamrock Rovers. Nonostante questo comune denominatore quando è DERBY è DERBY!

Per quanto riguardano gli scontri a livello statistico la questione è sempre stata abbastanza patta tra i due club con un leggero vantaggio (due partite in più) dei Bohs ai danni dei Rovers.

Non sarà una di quelle partite che possono essere messe sul piano di un Old Firm, di un Second City Derby, di un Whu-Millwall, di un Linfield-Glentoran, di uno Steel City Derby ma va detto, però, che il calcio irlandese non viene raccontato come si dovrebbe. Ovviamente non si trova in una posizione alta del ranking UEFA, però molto spesso questo tipo di calcio, oserei dire, provinciale ha, in sè, una perfetta miscela di passione, appartenenza e tradizionalità. I tifosi sono, a tutti gli effetti, i veri protagonisti in questa faida dublinese. Magari un giorno verranno tanti sceicchi o magnati ad investire nella League of Ireland portando il calcio irlandese sul tetto d'Europa ma, sinceramente, per i pochi che almeno un poco seguono quel calcio, ai più sconosciuto, la cosa va bene anche così in quanto da quelle parti dove gli impianti non sono capienti, gli sponsor sono in gran parte locali, i calciatori vanno ancora a farsi pinte al pub magari con i propri tifosi la magia del football, per come la intendiamo noi innanmorati, è ancora viva e pulsante.

Prendiamo la sciarpa, fumogeno in tasca e andiamo allo stadio passeggiando per le vie di Baile Átha Cliath...oggi c'è il Derby!